Mai prima nella storia delle coppe europee. Le finali di Champions e di Europa League saranno fra quattro squadre inglesi. Non la prima della Premier, il Manchester City di Pep Guardiola, ma il Liverpool di Klopp e il Tottenham di Pochettino, mentre in Europea League finiranno per scontrarsi all’ultimo atto il Chelsea di Sarri e l’Arsenal di Unai Emery che, dopo aver regolato il Valencia in casa, lo ha battuto anche a domicilio (4-2). 

Ma il trionfo che ci interessa di più è quello di Maurizio Sarri. Dopo mesi di polemiche e dispetti in cui era stato spinto ai margini dell’esonero, l’allenatore italiano ha conquistato sia il diritto alla partecipazione della prossima Champions League, sia la finale di Europa League. 

L’Eintracht di Francoforte ha ceduto solo ai rigori dopo 120 minuti in cui aveva fatto qualcosa di più dei londinesi. Ma il calcio sa essere contemporaneamente saggio e spietato. Quel che toglie, riesce a restituire. Sarri aveva perso la finale di Coppa di Lega inglese ai rigori al cospetto del Manchester City e ai rigori coglie la sua prima finale europea. Un risultato storico anche per lui, criticato e contestato negli ultimi sei mesi a dispetto di risultati rimarchevoli ottenuti con una squadra oggettivamente normale, per non dire modesta. 

Quattro inglesi per due troni e questo significa non solo che la Premier League è il miglior campionato d’Europa, ma che i maestri sono tornati sul tetto del continente e, forse, del mondo. Curioso e significativo che nessuna delle quattro finaliste abbia un allenatore inglese, forse la dimostrazione che per riportare l’Inghilterra a primeggiare c’era bisogno dell’intensità fisica e culturale dell’isola unita all'organizzazione di gioco che proviene da altre nazioni. 

L’Italia c’è e ringrazia Sarri. Uno che, senza essere Conte e senza darsela da primo della classe, sta facendo meglio di lui in campo europeo. Conte, infatti, vince i campionati o le coppe nazionali, ma in Europa ha steccato clamorosamente sia con la Juve, sia con il Chelsea. E’ vero che ha vinto  il campionato al primo colpo e la FA Cup al secondo, ma ha fallito sia nel torneo della Champions, sia nella qualificazione a quella successiva. 
E’ giusto dire che Sarri, al pari di Klopp e Pochettino, non ha ancora vinto niente da quando è arrivato in Inghilterra, ma la sua stagione è sicuramente positiva, comunque vada a Baku, sede della prossima finale di Europa League. 

Poi che il suo Chelsea giochi peggio del suo Napoli è assolutamente vero, ma forse questo è il pedaggio che un allenatore intransigente deve pagare alla schiavitù del risultato. In una stagione tribolata Sarri ha conquistato due finali, di cui una continentale, e la qualificazione in Champions. Chi osa metterlo in discussione o è Abramovich o è un demente. Ma si sa, spesso nei padroni potenti e ottusi, incarnano la stessa persona. 

Il Chelsea ha preso la finale per la coda. Dopo l’1-1 dei 90 minuti (Lofutus Cheek al 28’ e Jovic al 49’) e due salvataggi sulla linea (David Luiz e Zappacosta) nei supplementari, l’epilogo dei rigori è stato angosciante. Errore di Azpilicueta al secondo tiro dagli unidici metri, mentre Haller, Jovic e De Guzman hanno realizzato con tranquillità per i tedeschi. Poi, all’improvviso, l’Eintracht si è inceppato. Kepa ha parato il tiro di Hinteregger e quello di Paciencia, messo dentro proprio per i tiri dagli undici metri. David Luiz e Hazard, al pari di Barkley e Jorginho, invece, non hanno mancato il bersaglio. 

Così Sarri, l’uomo che in Italia deridono per via della tuta, dell’intercalare toscano e della sua lunga gavetta, ha conquistato la prima finale europea della sua carriera. Battere l’Arsenal sarà durissima perché il Chelsea attuale non convince, ma l’entusiasmo è un propellente che può spingere oltre ogni limite. Anche quelli di Higuain, esordiente assai poco memorabile (ha preso il posto di Giroud), in una Europa League ancora tutta da giocare.