A Empoli non era così. Non c’erano scuse. In B iniziò a perdere, tanto e male, cambiò in corsa ammettendo i suoi errori, riprese il controllo della squadra, la portò in A e la salvò giocando il calcio più bello della stagione. Maurizio Sarri era un personaggio battagliero. Ce l’aveva con gli arbitri, semmai, quelli sensibili alle maglie con le strisce. A Firenze, anche se Irrati avesse avuto una certa attrazione per le strisce, non avrebbe potuto manifestarla perché una squadra era viola come la Fiorentina e un’altra bianca con i pantaloncini rossi come il Piacenza, anche se era la Juve.

A Napoli iniziò la sua battaglia con gli orari delle partite: «Loro (la Juve, ndr) giocano sempre prima di noi, psicologicamente siamo condizionati». Poteva valere anche il caso opposto: se il Napoli avesse vinto in anticipo, avrebbe scaricato una bella pressione sulla Juve. Ma Sarri, negli anni partenopei, aveva un ruolo da ricoprire: era il contropotere, l’anti-juventinismo, il capo di un vasto partito che non sopportava più il dominio bianconero. Poi, con una rovesciata alla Ronaldo, dal contropotere è passato al potere. E’ un professionista, così è stato spiegato il suo ribaltone personale. Se Luciano Lama fosse entrato nel cda della Fiat qualcuno lo avrebbe preso per un tradimento, ma Sarri non è Lama e va bene così. Solo che una volta passato alla Juve, baricentro del potere secondo il suo vecchio (ed evidentemente superato) modo di pensare, non ha smesso di lamentarsi e ha ripreso un suo cavallo di battaglia: gli orari delle partite. "Noi giochiamo alle tre, il Napoli alle sei e l’Inter alle nove e non è la stessa cosa". Lo dice dopo aver giocato una partita non proprio da Juve e forse ignorando che si gioca a quell’ora perché la Juve ha un marchio internazionale da sfruttare e a quell’ora possono vederla anche nel lontano Oriente. In ogni caso fa sorridere, come ha fatto Conte quando gli è stata posta la domanda. Forse la Fiorentina è scesa in campo alle nove di sera? E la Samp e l’Udinese hanno giocato alle tre di pomeriggio? Se Sarri fosse ancora quello di Empoli avrebbe detto quanto segue: "Sono preoccupato perché come condizione fisica siamo in netto ritardo. A Parma abbiamo fatto un secondo tempo penoso, col Napoli siamo passati da 3-0 a 3-3 e ci ha salvato l’autorete di Koulibaly, a Firenze siamo stati messi sotto nel ritmo e nel gioco dal primo all’ultimo minuto". Ma Sarri ora allena la Juve, la squadra che quando lui era al Napoli godeva dei favori degli orari e ora che è passato dalla parte bianconera sono Napoli e Inter a godere di quei vantaggi. Il Sarri di Empoli si sarebbe fatto questa domanda: ma non sarà mica colpa mia?