Sarà la Juve a cambiare Maurizio Sarri o sarà Sarri a cambiare la Juve. Quello che era un argomento di discussione in estate, ormai non appare nemmeno più un tema. Perché gli ultimi giorni sembrano aver spazzato via anche gli ultimi dubbi riguardo al fatto che sia il tecnico bianconero ad aver capito di dover essere lui a cambiare in tutto e per tutto. E non perché nelle ultime due partite al termine si è ripresentato ai microfoni in giacca e cravatta. Quanto per una Juve che di quel Sarrismo tanto invocato dopo l'era Allegri, ha veramente ben poco. Ci sono le battute su Giorgio Chiellini che ha deciso in autonomia di entrare in campo, come tali vanno prese ovviamente. C'è sempre stata la sincera confessione della gestione di Cristiano Ronaldo, che sostanzialmente decide in autonomia quando è arrivato il momento di fermarsi, la stessa autonomia che forse avrebbe voluto anche Miralem Pjanic, uscito dal campo evidentemente contrariato dopo l'infortunio lampo. E poi c'è un sistema di gioco che inizia ad annoiare anche lo Stadium, fin troppo esigente con quei fischi difficilmente collegabili a una squadra prima in classifica e sempre vittoriosa in casa (tranne che in occasione del pareggio col Sassuolo), sgridato da un orgoglioso Paulo Dybala: proprio la Joya è un esempio lampante di come Sarri a questa Juve non può chiedere di cambiare, è lui a doverlo fare.

LA CONFESSIONE - “I tre davanti oggi hanno fatto bene, Cuadrado era quello che doveva adeguarsi ai movimenti di Paulo e l'ha fatto bene, aspettiamo verifiche più importanti. La squadra fa bene a cercare ad uscire da dietro, a volte si prende dai rischi. Lo stadio può reagire in qualsiasi modo, è abituato bene ed è esigente, io la prima volta che ho giocato con il Real sono rimasto stravolto perché al primo passaggio il Bernabeu viene giù. È il segno di quanto questi tifosi siano abituati bene”. E ancora: “Siamo in evoluzione, a volte facciamo un passo avanti e uno indietro, speriamo che oggi rappresenti una nuova progressione in avanti, stiamo cercando di cambiare il modo di giocare in una squadra che per tanti anni ha vissuto il calcio in modo diverso”. Ma soprattutto: “Questa è una squadra con certe caratteristiche, non giocherà mai come le mie squadre del passato. Mi devo adattare, nel passato non avrei mai dato la libertà offensiva che ho dato a Dybala oggi”. Appunto. Quella rivoluzione invocata, forse non sarà mai una vera rivoluzione. Qualche cambiamento c'è, soprattutto in fase di non possesso (non ancora assimilato in maniera virtuosa) e in costruzione del gioco. A cambiare però è sostanzialmente Sarri, lo dovrà fare sempre di più. Altro che Sarrismo.