Il campionato cerca le sue prime verità. E all'orizzonte c'è Inter-Juventus, la, sfida tra le prime due della classe. La crisi senza fine del Milan, il miglior gioco d'Italia espresso dall'Atalanta, il fattore Ribery, il nuovo Balotelli. Di questo e di molto altro - stimolati dalle domande dei lettori di 100° Minuto - abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, Inter e Juventus hanno già tracciato un solco? Domenica sera c’è lo scontro diretto.
«Il solco c’è, è evidente. La sfida di San Siro dirà chi delle due sta meglio, ma non sarà decisiva. Conterà soprattutto per chi insegue, perché la cosa importante - per il resto del campionato - è che non ci siano due squadre in fuga. Per questo dico: occhio all’Atalanta, può accorciare la distanza. E al Napoli, che ora ha un buon calendario. Il primo tempo contro il Brescia è stato eccezionale, poi c’è stato un calo fisiologico, ma quei quarantacinque minuti sono stati di grandissimo spessore».

L’Atalanta gioca davvero benissimo.
«Di più: gioca il miglior calcio d’Italia. Contro il Sassuolo ha giocato un tempo devastante. Gasperini ha anche cambiato qualcosa nella preparazione. L’anno scorso dopo sei giornate aveva vinto una sola volta e aveva 6 punti in classifica. E’ una svolta storica, quella di Gasperini. All’Inter, se ricordi, a fregarlo fu la partenza lenta. A proposito di Inter: la squadra di quest’anno somiglia all’Atalanta».

Spiegati.
«Mi riferisco ai principi di gioco. Mi sembra che Conte si ispiri molto alle idee di Gasperini. L’aggressività, la pressione alta, le marcature a uomo, i pochi spunti individuali, la coralità: tutte caratteristiche che hanno portato l’Inter in testa alla classifica».

Dopo quasi un mese e mezzo di campionato, cos’ha di nuovo la Juventus di Sarri?
«Sembra che la Juve a tratti si diverta, questa è la mano di Sarri. Per il resto non c’è poi molto».

Possiamo dirlo? Non è la Juventus che ci aspettavamo.
«Non è una squadra di Sarri, o almeno non lo è per quanto avevamo in testa il suo Napoli. E forse non lo sarà mai. Il motivo mi sembra banale: sono diversi i giocatori che Sarri aveva al Napoli e questi che ha alla Juventus. Ne cito un paio. Jorginho e Pjanic hanno lo stesso ruolo nello sviluppo della manovra, ma giocano in maniera completamente diversa». Chi è il giocatore che Sarri ha migliorato di più finora?
«Nel 4-3-2-1 può essere importante Ramsey, perché fa il fantasista muscolare, il fantasista verticale che in Italia raramente abbiamo visto. Porta muscoli e qualità. E’ una variante ancora da sviluppare, ma su cui Sarri può lavorare molto. A Napoli un giocatore così non ce l’aveva. Ma per adesso questa Juve vive della classe di Ronaldo e di due giocatori intelligentissimi, Khedira e Matuidi».

Il Milan è già un fallimento. Di chi è la colpa?
«La colpa è che in estate è stato proclamato sottovoce un grande ridimensionamento. Ma Gazidis non si è mai visto. E’ riuscito a far passare l’esclusione dalle coppe come un trionfo, in realtà quello era il passaggio a un livello più basso. Ci si aspettava qualcosa di più, ma quando l’uomo-forte della società non gestisce la parte tecnica allora c’è un vuoto. Boban e Maldini sono stati due grandissimi campioni, ma spiegatemi per quale ragione - al loro primo anno vero da dirigenti di un club - dovrebbero fare bene in un mestiere che non hanno mai fatto? Costruire una squadra è difficile. Tu vedi un buon giocatore e sei convinto che sia bravo, ma deve essere bravo anche nel tuo ambiente».

Che limite hanno Boban e Maldini?
«Hanno costruito una squadra a loro immagine e somiglianza, di giocatori carini. Il problema è che manca la personalità. Questa situazione sta bruciando anche quello che di buono c’è nel Milan. I giocatori sono spaventati. Giampaolo, che pur considero un bravo allenatore, in questo momento è una guida tremolante»

Chiudiamo con due sorprese. La prima: Ribery.
«Non me l’aspettavo così, sta facendo la differenza. Forse bisogna chiedersi quale sia il livello del nostro calcio se un campione di trentasei anni, ma ormai inevitabilmente diretto verso il viale del tramonto, qui da noi è l’uomo che galleggia ovunque e che fa la differenza».

Seconda sorpresa: Balotelli.
«Forse ci siamo, forse è cambiato, deve insistere, ancora non sta benissimo fisicamente, ma è evidente che gli basta fare molto meno degli altri per arrivare a fare quello che hanno gli altri».