Il sorpasso dell’Inter. Il segno di Conte, le crepe della Juventus, l’equivoco Rabiot, il tempo (finito?) di Cristiano Ronaldo e un mercato fallimentare. La Lazio chiamata alla prova verità. Il Napoli sempre più giù. Di questo e di molto altro - stimolati dalle domande dei lettori di 100° Minuto - abbiamo parlato con Mario Sconcerti.


Sconcerti, qual è il grande valore che Conte ha portato all’Inter?
«Ha dato convinzione ai giocatori, dicendo che si poteva raggiungere il risultato. Anche negli anni di Spalletti l’Inter era schiava del fatto che fosse importante andare in Champions. Se ci pensi ha festeggiato in maniera clamorosa le ultime due qualificazioni. Era una squadra che a cui veniva dato un limite: il quarto posto. Ed è stato un grande errore. Si dava un alibi ai giocatori, e i giocatori si limitavano. Nello stesso equivoco, in questi anni, sono scivolate anche Roma e Lazio. Cominciavano il campionato pensando che bastava arrivare in Champions per aver fatto il proprio dovere. Conte è arrivato e ha detto: io sono uno che vince. O almeno: ci provo. Quindi seguitemi. E lo stanno seguendo».

Conte ha trasformato un limite (pochi giocatori quindi poche rotazioni) in un vantaggio (gruppo solido, 12-13 titolari fissi).
«Conte porta con sé il meglio di un allenatore del passato. E’ un’evoluzione di Trapattoni, non certo di Guardiola. Lui ha creato un gruppo e gli ha dato fiducia».

Di cosa ha bisogno adesso l’Inter per mantenersi competitiva?
«Da un punto di vista tecnico ha bisogno di riserve. Non credo che Borja Valero sia all’altezza di fare dieci partite in un anno. Poi deve ritrovare Godin. Nessuno dice che nel periodo in cui ha accelerato, l’Inter ha perso Sensi, l’unico addetto a saltare l’uomo nella metàcampo avversaria, aveva un ruolo chiave ma Conte è stato bravo anche in questo, trovando altre soluzioni».

Parliamo di Juventus. Cristiano Ronaldo è un problema?
«Sì, credo proprio di sì, in campionato finora ha segnato solo 3 gol su azione». E’ finito il suo tempo?
«Non credo, certamente ha un rendimento inadeguato per un giocatore del suo livello e del suo stipendio. E’ un problema che non ha molto tempo per essere risolto, direi tre-quattro partite, altrimenti il caso scoppierà in tutta la sua evidenza»

Immagino che non ti sia piaciuta la Juventus vista col Sassuolo.
«Ci sono due cose inadeguate in questa Juventus, al di là del pareggio col Sassuolo. La prima è questa insistenza nel voler far fare il record a Buffon. Ad inizio stagione gli è stato promesso un certo numero di partite, ma non è così che si fa. Non è rispettoso né per Szczesny e nemmeno per lui. Il secondo limite tecnico è un Khedira invecchiato, e un Bentancur che non decolla. E questo ci porta al cuore di questo problema, mi riferisco ad un fattore che è stato sottovalutato - visto che è normale andarci cauti con una squadra che non ha mai perso. Quel fattore è la mancanza di Rabiot, che avrebbe dovuto giocare al posto di Matuidi. Rabiot è il giocatore con lo stipendio più alto dopo Ronaldo, è un giocatore eccezionale, ma alla Juventus non c’è mai stato. Era il centrocampista fisico e di talento che ti doveva far fare il salto internazionale, ma non l’abbiamo mai visto. La verità è che il mercato della Juventus è stato un mezzo fallimento».

Roma e Lazio continuano nel loro percorso virtuoso.
«Sono due squadre molto diverse. La Lazio mi sembra più pronta, finora ha avuto paura di osare. Domenica c’è Lazio-Juventus: si vedrà se è pronto Inzaghi. La Lazio deve mettere spalle al muro la Juve, non deve giocare per non perdere. In Bundesliga la Lazio avrebbe due punti in più della prima in classifica. Inzaghi deve pensare: voglio vincere e mettermi in corsa per lo scudetto».

Il Milan a Parma ha vinto in modo rocambolesco. E’ finita la crisi?
«Non lo so, so però che il Milan è in quella zona lì, una squadra capace di battere - prima con Giampaolo e oggi con Pioli - squadre come Spal, Verona, Brescia, Parma. Quella è la sua dimensione».

Il Napoli è sempre più lontano da tutto.
«Il Napoli è una squadra esaurita. Oggi non è una grande squadra, Sarri la trasformò in una grande squadra ma oggi quel Napoli non c’è più. Non ci sarebbe niente di strano se questo Napoli dovesse arrivare quinto. Negli ultimi due mesi ha giocato bene solo una partita, con il Liverpool in Champions: è la dimostrazione di una squadra a fine corsa».