Un uomo solo al comando, il suo nome è CR7. Ma l’Inter trascinata da Icardi corre sul serio. Il Napoli penalizzato dalla luna storta di Insigne, la Roma che ha perso l’occasione, il Milan che si rilancia. La Milano del tifo che deve darsi una calmata. Cutrone, ovvero il nuovo Inzaghi. Il Frosinone che ha rotto l’astinenza. E il destino sbagliato di Ventura. Sollecitati dagli stimoli e dalle domande dei nostri lettori, noi di «100° Minuto» di tutto questo e di molto altro ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, dopo il 3-0 all’Olimpico fa sul serio questa Inter?
«Certo. La differenza rispetto all’anno scorso è sostanziale. Prima l’Inter dipendeva da Icardi, ora sfrutta la sua qualità, ma ha anche tante alternative. Nessuno ha tanti uomini come l’Inter capaci di decidere le partite. Icardi, Perisic, Nainggolan, anche se l’abbiamo visto poco, e poi Keita, Politano, lo stesso Lautaro Martinez. L’Inter è una squadra che può vincere 20-23 partite di default».

Icardi ormai fa solo cose decisive.
«E’ un grande centravanti ed ora è più libero di muoversi in area, perché l’Inter porta in area più uomini. Ma occhio a Vecino, sta crescendo molto».

Quanto lontana è l’Inter dalla Juventus?
«Dipende dalla Juve. Non dall’Inter. L’Inter può crescere ancora, ma se la Juventus «fa» la Juventus allora è ancora nettamente la più forte di tutte. Mi preoccupano le ultime partite, col Genoa e con l’Empoli: non ne avevano voglia…»

Intanto Cristiano Ronaldo ha preso per mano la Juve e l’ha portata lontana da tutti.
«È classe allo stato puro. Guarda la partita di Empoli: ha giocato malissimo il primo tempo, poi l’ha vinta lui. Sa sempre dov’è la porta. Non ha più bisogno di vederla. Lo sa. Ha segnato più di 600 gol in carriera, avrà tirato in porta 4-5000 volte, per lui tirare è come fare un passaggio di piatto. Ecco, quello che esce da queste prime 10 giornate è la sua grande facilità di arrivare al tiro, di aprire intorno a lui due metri d’aria per calciare».

Ora che lo vediamo da vicino: più forte lui o Messi?
«Ormai è una sfida che si gioca sul piano della simpatia. Io personalmente preferisco Messi, lo trovo più tagliente, più laser. La verità è che si devono entrambi valutare su come ogni volta incidono sulle partite…».

E intanto il Milan è tornato a respirare.
«Ho trovato eccessiva la contestazione della Milano rossonera. Non me la ricordavo così, Milano; e prendo dentro anche la Milano nerazzurra, quella che dopo tre giornate voleva cacciare Spalletti. Trovo un peggioramento nella discussione, si pretendono cose che non è corretto pretendere. È tempo che si diano una calmata».

Stai dicendo che non si può chiedere di più a questo Milan.
«Sì, Gattuso ha perso due partite, come Inter e Napoli. Non sta giocando bene, ma nemmeno le altre lo fanno. Credo che questo Milan possa arrivare tra il 4° e 5° posto, se gli va bene in Champions». A chi somiglia Cutrone?
«A Inzaghi. Anzi Cutrone “è” Inzaghi, con più complessità fisica. Lo ricorda nella finalizzazione spontanea, vede solo il gol».

Però un assist come quello a Higuain magari Inzaghi non l’avrebbe fatto.
«È vero. Ma Cutrone con Higuain a fianco deve imparare anche a fare queste cose».

Il Napoli ha perso punti pesanti.
«Attenzione, anche la Roma. Penso che per entrambe si possa parlare di occasione mancata».

Che partita hai visto al San Paolo?
«Ho visto una Roma che ha messo in difficoltà il Napoli e poi si è chiusa. Lo spartiacque è stato l’infortunio di De Rossi. Lui dà equilibrio alla squadra ed esalta le qualità di Pellegrini. A me - finché c’è stata partita - la Roma è piaciuta».

E il Napoli ti è piaciuto di meno.
«Sì, ha toppato Insigne. Con Insigne ai suoi livelli avrebbe probabilmente vinto».

Oltre le grandi, cosa ti ha colpito della 10ª giornata?
«Il Frosinone che ha segnato ancora tre gol. L’aveva fatto una settimana fa con l’Empoli, si è ripetuto domenica con la Spal. E non è facile fare gol alla Spal di Semplici. Il Frosinone era una squadra che non segnava mai, poi improvvisamente si è sbloccata».

Chiudiamo con Ventura: mi sa che ha commesso un errore ad accettare il Chievo? Perché pensi l’abbia fatto? Per presunzione?
«Sì, forse è un problema di orgoglio. Non voleva chiudere con un disastro. Guarda, il Ventura che ho conosciuto a Genova era una persona splendida, quello in veste di ct della Nazionale era invece un po’ pieno di sè. È vero che lui certe squadre - penso a Pisa, Torino, Bari - le ha sempre fatte giocare bene. Ma al Chievo non si vede niente del vecchio Ventura. Il problema è capire cosa gli ha «rovinato» dentro il fallimento con la nazionale».