Finire il campionato oppure chiudere qui? E che fare se non si potrà riprendere? La questione è apertissima, i club ne discutono in pratica ogni giorno, le videoconferenze tra presidenti e dirigenti sono continue. E la spaccatura è netta, perché questa è diventata una guerra di interessi quasi feroce. Non c’è da stupirsi, gli interessi in ballo sono enormi: anche in tempo di guerra, e quella contro il coronavirus lo è, ognuno guarda alle proprie tasche.

La Uefa ha compreso la necessità delle principali leghe europee e ha dato il segnale: la priorità è cercare di terminare i campionati nazionali, virus permettendo; l’Europeo è già stato rinviato e le coppe si adatteranno incastrandosi dove c’è spazio. Le iniziali previsioni, quelle più ottimistiche, ipotizzavano una ripartenza a inizio maggio; adesso si pensa che si possa ricominciare anche più avanti, magari alla fine del mese o addirittura a inizio giugno. A quel punto la Serie A (che ha 12 giornate complete da giocare, ma alcune squadre 13 partite) terminerebbe a luglio inoltrato. Un problema? Sì, enorme, anche per questioni contrattuali. Esiste però la volontà di superare questi ostacoli, magari contando su una nuova collaborazione da parte dei calciatori. I quali oggi sono rigidi ma domani, una volta tornata la situazione sanitaria sotto controllo e di fronte all’ipotesi di perdere il 30 per cento di ingaggio, potrebbero ammorbidirsi.

Ma la Lega - dicevamo - è spaccata. C’è il partito di chi vuole fare di tutto per ripartire, capeggiato da Lotito e di cui è parte De Laurentiis, il quale ha il vantaggio di poter puntare sul minore danno economico determinato dalla ripresa del campionato: se si finisce i club ci rimettono 150-180 milioni, se non termina 700 o più. E poi c’è il partito di chi dice che bisogna finirla qui: comprende Cellino, Ferrero, Pozzo, Preziosi e può far leva anche sull’aspetto emotivo, che senso ha andare avanti se la gente muore?

Una feroce guerra di interessi, per l’appunto. Perché a nessuno sarà sfuggito che chi vuole finire il campionato, la Lazio, ha nel mirino la possibilità di vincere lo scudetto, mentre chi intende cancellare la stagione (Brescia, Samp, Udinese, Genoa) in questo modo eviterebbe la retrocessione, che costa un’altra fortuna. Al momento sta passando la linea a nostro avviso più logica, rappresentata soprattutto da Agnelli: aspettiamo di capire come si sviluppa l’epidemia e decidiamo di conseguenza. Se però è possibile, allora il campionato si finisce. Anche a luglio.

@steagresti