A mercato (in entrata) chiuso, la Roma ha ceduto Strootman al Marsiglia: un'operazione che impoverisce molto il centrocampo di Di Francesco. L'olandese, infatti, era un giocatore unico in quel reparto ricco di scelte: De Rossi e Nzonzi sono indiscutibilmente simili (e potrebbero giocare assieme solo cambiando modulo, mai nel 4-3-3, perché nessuno dei due ha le caratteristiche dell'interno); Pastore e Cristante non sono uguali ma si esaltano occupando la stessa posizione, da trequartista (e anche loro è difficile che possano fare parte in contemporanea di un centrocampo a tre, altrimenti la squadra risulterebbe troppo sbilanciata). Strootman era l'uomo ideale per dare equilibrio al reparto, non a caso a Torino - avendo ampia possibilità di decisione - Di Francesco lo aveva schierato titolare accanto a De Rossi e Pastore.

Ceduto lui, rimane un solo interno in grado di equilibrare la squadra, ma con esperienza e affidabilità decisamente inferiori, cioè Lorenzo Pellegrini. Delle due l'una: o quest'ultimo sarà titolare spesso, quasi sempre, oppure Di Francesco cambierà modulo. Di sicuro le scelte di Monchi stanno orientando l'allenatore in questa direzione: l'arrivo di Nzonzi e la cessione di Strootman rendono quasi automatico il passaggio al 4-2-3-1.

Per tutto quello che abbiamo detto, non comprendiamo come mai la Roma abbia preso Nzonzi rinunciando a Strootman. Il francese era un ottimo acquisto, a patto che l'olandese rimanesse: allora davvero l'organico sarebbe stato più forte. Così, invece, a noi sembra meno completo. Inoltre Nzonzi è più vecchio (classe 88 contro classe 90) e la differenza economica tra le due operazioni è quasi nulla (26 milioni più 4 di bonus andranno al Siviglia, 25 più 3 di bonus arriveranno dal Marsiglia).
Insomma: se l'arrivo di Nzonzi anticipava la partenza di Strootman, era meglio non cambiare. Ma a Monchi, a quanto pare, stare fermo non piace. Chissà perché.

@steagresti