Non vogliamo passare da vecchi nostalgici e un po’ rimbambiti, di quelli che “il calcio non è più come una volta”. Il cambiamento di questo nostro mondo lo abbiamo seguito e vissuto, oggi non è migliore né peggiore rispetto a ieri, semplicemente è diverso, come tutto del resto: sotto certi aspetti ci piace di più, sotto altri molto meno.

 

La Nazionale, per esempio, si è decisamente involuta. O, meglio, è stata soffocata da molti interessi diversi: adesso non ha spazio, ci sono giocatori che la abbandonano o la mettono al terzo o quarto posto nei loro interessi, i club la snobbano. Un tempo indossare la maglia azzurra era un privilegio assoluto e per meritarti la convocazione dovevi sudartela per mesi, a volte per anni. E magari capitava perfino che non ti chiamassero mai.

 

Ci vengono in mente un paio di esempi, ma ce ne sono certamente molti di più. Roberto Pruzzo, uno che ha vinto tre volte la classifica dei cannonieri (solo Nordahl ha fatto meglio), ha giocato in Nazionale la miseria di sei partite, e solo la metà per intero. Evaristo Beccalossi, artista dell’Inter campione d’Italia nel 1980, nemmeno quelle: zero assoluto. Oggi capita invece che Nicolò Zaniolo, nessuna presenza in Serie A, nemmeno preso in considerazione da Di Francesco per la Roma, venga convocato da Mancini per le partite con Polonia e Portogallo e da ieri si alleni al centro tecnico di Coverciano.

 

Ora: è vero che il calcio è cambiato, come dicevamo; che la Nazionale non conta come un tempo; che in azzurro è arrivata negli ultimi anni gente di livello anche modesto (e Zaniolo certamente non lo è). Ma a cosa serve chiamare un ragazzino che non ha mai visto la serie A in maglia azzurra? Dove l’ha osservato Mancini? Chi gliel’ha segnalato? Perché lui e non altri dieci, venti o trenta che hanno avuto il suo stesso percorso nelle giovanili e non hanno mai toccato il massimo campionato? Anche la convocazione di Pellegri (rimandato subito a casa per un problema alla spalla) ci sembra un’esagerazione, ma almeno lui ha giocato e segnato in A, giocato e segnato nel Monaco. Zaniolo no: solo Primavera e 7 partite in B con l’Entella.

 

Se Zaniolo fosse un fenomeno, qualcuno se ne sarebbe accorto: forse l’Inter, che non lo avrebbe ceduto a 4,5 milioni, o magari Di Francesco, che lo avrebbe impiegato nella Roma, oppure tutti quanti. Diciamo dunque che è un ragazzo con ottime prospettive: basta questo per arrivare in Nazionale?

 

La nostra sensazione è che queste scelte sviliscano ulteriormente la maglia azzurra, che ormai non è più un traguardo ma qualcosa di estremamente normale: una convocazione non si nega a nessuno. Con tutto il rispetto per Zaniolo, ci mancherebbe, al quale auguriamo anzi di potersi meritare quanto prima la nazionale. Giocando bene in serie A.

@steagresti