Con alle porte Fiorentina-Juventus, è impossibile non ripensare a Pier Cesare Baretti. Il presidente della viola che non nascondeva il suo pedigree originale bianconero (viveva a La Mandria in una casetta accanto alla villa di Umberto Agnelli) ma che per la squadra e la società toscana osò persino l’umanamente possibile. 

Mi è stato direttore a Tuttosport e poi grande amico negli anni successivi in cui lavorava in Lega e poi per la Fiorentina dove i Pontello lo avevano rivestito del ruolo che aveva Boniperti con Gianni Agnelli. Lo vidi un pomeriggio di tuoni e fulmini, ciondolante da un albero delle campagne piemontesi. Morto ma con gli occhi aperti segnati dal terrore dello schianto del suo aereo da turismo che gli doveva servire per l’ultima lezione di volo. L’ultima davvero, destino infame. Trentadue anni fa. 

Se ne era andato un personaggio dal grande spessore umano e di eccezionale abilità professionale. Oggi rivive in lui Alessandro, suo figlio, giornalista e  tifoso viola. Una perdita pesante. Sa di che cosa sto parlando anche Carlo Pallavicino, editore di questo giornale che lo ebbe come maestro.

Ecco, con Fiorentina-Juventus alle porte i tifosi ultras della curva Fiesole dovrebbero ripassare una delle tante lezioni che Pier Cesare Baretti volle dare loro, senza imporre nulla, nel corso del suo troppo breve percorso come presidente della Viola. Una delle prime operazioni messe in atto da Baretti fu quella di riunire settimanalmente i capi della tifoseria e dimostrare come fosse possibile esercitare la propria passione senza tracimare negli eccessi e nella volgarità. In questo lavoro lo aiutava Manuela Righini, giornalista fiorentina e dotata di una classe unica. Anche lei volata via troppo giovane.  Baretti sapeva perfettamente  quale valenza empatica ed emozionale avesse la Fiorentina nell’anima della gente di Firenze. Proprio per questo motivo aveva intenzione di lavorare non solo sotto il profilo tecnico e quello degli investimenti (fu lui a impedire la cessione di Roberto Baggio) ma per ridare al simbolo della città quella dignità nazionale che meritava. La raccomandazione per un tifo intelligente e a favore piuttosto che contro, “colorato” dagli sfottò tipici dell’ironia toscana ma non macchiato dallo volgarità e dalla violenza dell’insulto. Un lavoro che stava cominciando a dare i suoi frutti e poi tagliato con le cesoie dalla fatalità.

Con Fiorentina- Juventus alle porte, i giovani tifosi di allora oggi uomini maturi e probabilmente anche saggi, dovrebbero spiegare ai loro eredi della Fiesole il senso autentico di quelle lezioni. Soprattutto dopo l’incivile gazzarra messa in piedi durante la festa degli ultras dove malauguratamente i soliti imbecilli hanno voluto tirare in ballo le vittime dell’Heysel insieme con altre nefandezze assortite. 

Un ruolo che la tifoseria fiorentina non merita del mondo. Così come tutte le altre piazze ultras che usano lo stesso metro per manifestare la loro passione in un modo che offende il calcio. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo discorso di insediamento del nuovo governo, ha parlato molto chiaramente dell’esigenza di un “nuovo umanesimo” dopo la tempesta salviniana. Ebbene è possibile cominciare anche da uno stadio. Dal Franchi, sabato, dove si giocherà Fiorentina-Juventus.