È stato un ottimo giocatore, poi un grande allenatore di caratura internazionale. Ha vinto tutto (manca il mondiale con una Nazionale) o quasi, alla guida di alcune tra le più grandi squadre del mondo. Il calcio lo ha conosciuto bene da calciatore affrontando campi difficili, ora non ha certo smesso di trovare gli applausi in casa e i fischi fuori. Eppure verrebbe da dirgli: Carletto ma dove pensi di vivere, che lavoro pensi di fare, che mondo ritieni di frequentare? L’Accademia dei Lincei? Il Sacro Collegio Pontificio? Il tuo sport è il nuoto acrobatico?
 
Sì, perché Carletto Ancelotti, dopo più di trent’anni di calcio, ha scoperto che negli stadi esistono, ohibò, “i maleducati”. Quello che lo ha maggiormente impressionato dopo Fiorentina-Napoli, è stata “la maleducazione dei tifosi viola” verso i quali per altro nutre tanta simpatia. Ora la domanda è questa: “Carletto ci sei o ci fai?” E non soltanto perché uno stadio con 40-50 mila persone non è un campo di polo o un prato di cricket, essendo il calcio uno sport sommamente popolare.

In più, i tifosi non sono sportivi che delibano criticamente la prestazione della propria compagine, non disquisiscono, che so, d’ una stoccata (nella scherma) o d’una strambata (nella vela), ma partecipano visceralmente, appassionatamente, forsennatamente alle sorti della propria squadra. A loro importa soprattutto vincere e non solo in Italia; vedono sempre la pagliuzza nell’occhio degli avversari senza cogliere la trave in quelli dei propri beniamini. Non solo a Firenze, in quasi tutto il mondo.
 
Dove credevi di essere Carletto, ieri sera? Che partita hai visto? Cosa avrebbero dovuto dire, a caldo, i tifosi della Fiorentina: “Poffarbacco, questo rigore non s’ha da dare!”, “Disdicevole, Mister Ancelotti, la secrezione salivale d’un atleta che lei ha l’onore di allenare, planata sull’epidermide d’un avversario”; “Il signor Ribery ha malauguratamente inciampato, nevvero”?
Ai tifosi chiediamo che non si rendano protagonisti di comportamenti violenti o razzisti, ma sembra difficile scandalizzarsi per i fischi o per gli improperi. Vogliamo castigarli per le loro “parolacce”? Non possiamo capire la loro rabbia, a caldo, dopo decisioni arbitrali più che discutibili?
 
Ma forse Carletto ci fa. Ha messo le mani avanti, ha sviato l’attenzione, ha girato la testa. Così non ha nemmeno avuto bisogno delle classiche, benché sempre ottime formule: “Sì, forse un pareggio ci stava”; “gli arbitri sbagliano in buona fede”; “alla fine torti e favori si pareggiano”. No. Nonostante il risultato strappato coi denti, nonostante un arbitraggio smaccatamente favorevole (può capitare a tutti !) si è detto sommamente deluso, perché i tifosi viola, allo stadio, ce l’avevano con lui! Ha addirittura invocato la mozione degli affetti.

Con fare scorato, ha detto che “il suo babbo tifava Fiorentina”! Già: chissà cosa gli avrebbe detto alla fine della partita?