Trasparenza e rapidità. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha usato queste due parole per invitare Inter e Milan a presentare il progetto per il nuovo stadio, visto che il termine di fine agosto, promesso la primavera scorsa dalle due società, è scaduto. Se sarà mantenuta la nuova promessa dei club, entro due settimane finalmente sapremo che tipo di stadio vogliono costruire Inter e Milan e allora sarà importante, anche se forse non decisivo, il parere dei cittadini, soprattutto dei tifosi abituati da sempre a frequentare San Siro. Per quello che vale, chi scrive è contrarissimo all’abbattimento di San Siro non soltanto perché fa parte della storia della città e del calcio mondiale, ma anche perché c’è una contemporanea e clamorosa dimostrazione a Madrid dove si sta ristrutturando il vecchio “Bernabeu” e nessuno si sogna di abbatterlo per costruire uno stadio nuovo.

Basterebbe questo esempio di un club all’avanguardia in termini di marketing, primo per numero di Champions vinte, per capire che si può continuare a giocare anche durante i lavori, allargando e rimodernando un impianto in una zona della città semicentrale. Se però Inter e Milan sono decise a costruire un nuovo stadio, continuando a dividerlo tra loro come non succede in nessuna altra parte de mondo, ci permettiamo di contestare in anticipo l’idea di una capienza ridotta rispetto a quella attuale, perché il progetto di cui si è già parlato prevede 60.000 posti. Un colossale autogol, ma soprattutto uno schiaffo ai tifosi che sarebbero penalizzati, perché 20.000 posti in meno rispetto alla capienza di San Siro sono tanti. E allora ricordiamo che nelle prime due gare di questo campionato contro altrettante neopromosse, rispettivamente il Lecce e il Brescia, per vedere l’Inter a San Siro c’erano 64.188 spettatori, mentre per vedere il Milan ce n’erano 56.691. Quanti ce ne saranno quindi per la prossima gara di Champions Inter-Barcellona nella fase a gironi, o in futuro per una gara di Champions tra Milan e Real Madrid? Il mancato incasso per quei 20.000 tifosi in meno verrebbe ampiamente compensato, anzi moltiplicato, per l’aumento dei prezzi. Così 20.000 tifosi in meno potrebbero entrare nel nuovo stadio, mentre quelli che riuscirebbero a trovare il biglietto lo pagherebbero tre volte di più rispetto a oggi. L’esempio in fondo lo ha già fornito la Juventus che dopo l’arrivo di Ronaldo ha aumentato del 30 per cento il costo dei biglietti, riducendo persino il numero degli abbonamenti quest’anno per incassare di più con i biglietti. E anche in questo caso, occhio alle cifre che non ingannano perché per Juventus-Napoli, la sfida tra le prime due del campionato scorso, la settimana scorsa c’erano soltanto 39.203 spettatori per un incasso di 3.118.835. Molto meno pubblico rispetto a Milano per Inter e Milan, ma un incasso quasi del doppio. Da un lato questo significa che la Juventus ha un bacino di tifosi a Torino e dintorni nettamente inferiore al potenziale pubblico di Inter e Milan, dall’altro che la società bianconera strizza il portafoglio dei fedelissimi, dall’altro ancora che si rischia di non riempire lo stadio perché i prezzi sono troppo alti.

Tifosi vittime e ostaggi delle società, quindi, che pensano soltanto ai loro interessi economici senza preoccuparsi della passione di chi in fondo alimenta il mondo del calcio. Un grosso peccato davvero in arrivo per una città come Milano e per i tifosi rossonerazzurri che nel bene e anche nel male, ricordando gli anni della serie B del Milan, sono sempre stati vicini alle loro squadre. Magari ci vorrebbe una marcia per salvare San Siro, oppure una sottoscrizione con le firme degli 80.000 che non vogliono essere ridotti a 60.000 in un nuovo stadio. Con il danno per molti di non trovare biglietti e la beffa per gli altri di pagare più di prima. Senza nemmeno la certezza di vedere in cambio squadre capaci di rivincere la Champions, visto che l’ultima festa europea dell’Inter risale a dieci anni fa, mentre quella del Milan addirittura a tredici. Quando nessuno si sognava di abbattere San Siro per costruire uno stadio più piccolo.