Leo Turrini, giornalista e scrittore, massimo esperto di Formula 1 e Ferrari, torna oggi su calciomercato.com con una chiacchierata a tutto tondo: dai motori al calcio, ai temi di costume, si parlerà di tutti, allacciate le cinture! 

Caro Leo Turrini, come cominciamo la settimana?
“In compagnia di Friederich Nietzsche”.

Un centrocampista del Borussia Moenchengladbach, diceva il ragionier Fantozzi.
“Lui, appunto. Cioè il filosofo che teorizzò l’eterno ritorno dell’uguale”.

La Juve campione d’inverno...
“Esatto. Siamo sempre lì. Anche se, citazione per citazione, non dobbiamo dimenticare il De Niro del film Heat. Quando si rivolge al nemico Al Pacino e gli fa: tu trascuri il rovescio della medaglia...”

E quale sarebbe?
“Se a fine agosto ci avessero detto che i bianconeri avrebbero chiuso l’andata a quota 48, non ci saremmo stupiti. È normale, per lo squadrone di Sarri. È meno normale il resto”.

In che senso?
“Con 48 punti, che sono tantissimi, al giro di boa, beh, il campionato dovrebbe essere già finito. Invece l’Inter e la Lazio hanno fatto qualcosa di straordinario e stanno lì. Questo è il rovescio della medaglia ed è una buonissima cosa per chiunque sia innamorato del calcio”.

Ma sempre dietro stanno, l’Inter e la Lazio.
“E posso immaginare ci resteranno ma senza Conte e Inzaghi tu dimmi di cosa parleremmo adesso”.

Della Champions ossessione bianconera.
“Infatti Conte e Inzaghi debbono sperare che Sarri faccia strada in Coppa. Il dispendio di energie, anche mentali, può dare una mano a chi insegue”.

Ci credo poco, la Juve è abituata a battersi su più fronti.
“Sono d’accordo ma uno sprint a tre alimenterebbe una situazione tutta da verificare”.

A proposito di verifiche: tu sei notoriamente interista. Come la metti con il rigore pro Atalanta non visto manco dal Var?
“La metto che nel mondo bacato dei leoni da tastiera ci sta di osare l’inosabile. Cioè, fammi sperare che noi interisti, se e quando ci sarà un errore Var pro Juve, avremo il buon senso di ricordare a noi stessi che è già accaduto e pro Inter”.

Pia illusione.
“Temo anche io, ma da qualche parte con il cucchiaino bisogna pur cominciare a svuotare il mare dei veleni! È una missione impossibile? Okay, ma il mondo lo hanno sempre cambiato i sognatori. Ce l’hai presente Mauro Forghieri?”

Il grande ingegnere della Ferrari?
“Lui. Compie 85 anni e ha cambiato l’automobilismo con le sue intuizioni. Un grande innovatore, uno che a 26 anni era capo del reparto corse del Cavallino, perché c’è stato un tempo in cui l’Italia non era un paese per vecchi. Erano sue le Rosse dei trionfi di Daytona e di Le Mans, le monoposto di Lauda e di Villeneuve. Grande persona, uno che ben prima dello spot Impossible is nothing credeva fosse sbagliato rinunciare ai sogni. Mi fa piacere fargli gli  auguri anche in questa sede. Aggiungo che a Mauro sarebbe piaciuto vedere Verstappen sulla Rossa ma i Bibitari se lo tengono stretto e nel gioco delle tre carte questo significa che il marinaio di Soldini, pardon John Elkann, il mitico Hamilton se lo scorda, ora suppongo sia più probabile la permanenza di Lewis in Mercedes”.

Da come ne parli, Forghieri fa venire in mente Conte.
“Sempre al calcio mi vuoi riportare, eh? Comunque è vero, l’allenatore dell’Inter è della stessa pasta. E poi Forghieri ai box lo chiamavano Furia per le incazzature e anche Antonio quando si arrabbia mica scherza. Solo che Conte al massimo lancia la bottiglietta d’acqua. Forghieri faceva volare il cacciavite”.

Dai, figurati se Marotta non fa i compiti al mercato di gennaio.
“Vedrai che li farà e su questo sito ti terranno informata. All’Inter servono almeno due innesti forti subito, anche contro l’Atalanta hai visto che la coperta è corta. Per questo i 46 punti della Beneamata sono qualcosa di enorme, anche se ovviamente sono meno dei 48 della Signora. Dunque, se Marotta non li prendesse, i rinforzi, eh, sarebbe clamoroso al Cibali, per evocare il compleanno di Tutto il calcio minuto per minuto”.

Ma è vero che proprio a te il mitico Sandro Ciotti confessò di non averla mai pronunciata, la frase Clamoroso al Cibali?
“Sì, era il 1987 e stavamo a Magdeburgo per una partita della Nazionale olimpica di calcio, la allenava Zoff. Ciotti era un mito per la mia generazione e non dava confidenza ai giovanotti come me. Tieni presente che Tutto il calcio alla Radio era come Carosello la serie in tv, per i bambini dell’era del boom. Non voglio coltivare la pianta della nostalgia, è una fortuna poter vedere le partite in diretta tv, penso a come sarebbe stato bello ammirare Riva, Rivera, Mazzola ogni domenica sui piccoli teleschermi di mezzo secolo fa. Di sicuro gli Ameri e i Ciotti erano i nostri occhi”.

Dovevi finire di spiegare la faccenda del Cibali.
“Ah, già. Fu l’incoscienza del debuttante a spingermi  a porre la domanda sul clamoroso eccetera e lui con aria di compatimento mi rispose che era una balla”.

Una fake news ante litteram.
“Giusto, una fake news peraltro molto meno pericolosa di quelle che circolano oggi. E lasciami aggiungere, a proposito di giornalismo, un saluto a Giampaolo Pansa. Non ricordo suoi articoli di sport, ma leggendolo capivi cosa significa saper scrivere e raccontare. Siamo in tanti a dovergli tanto”.

di ​Daniela Bertoni