Evidentemente a Lecce si trova bene. Sarà anche per questo che Gilbert Imbula Wanga, noto anche come Giannelli Imbula, non si è spostato dal Salento durante la scorsa sessione invernale di calciomercato. Le notizie che si sono inseguite per l'intero mese di gennaio hanno dato il centrocampista franco-congolese perennemente sul piede di partenza, ma le possibili destinazioni sono sfumate una dopo l'altra: i francesi del Nimes, i belgi del Club Bruges e dell'Anderlecht, gli spagnoli del Leganes (per un trasferimento che pareva cosa fatta) e infine le due destinazioni turche del Sivasspor e del Gaziantespor. Riguardo a queste ultime, la prima sarebbe stata rifiutata dal calciatore e la seconda sarebbe sfumata perché imbastita troppo a ridosso della chiusura del mercato. Ma si tratta di indiscrezioni di calciomercato che non possono trovare conferma né smentita, dunque vanno accolte con prudenza. Il solo dato di fatto è che il calciatore annunciato con grande enfasi, dopo l'approdo in Salento avvenuto in extremis con la chiusura della sessione estiva 2019 del calciomercato, si trova adesso ai margini. Scivolato prestissimo in coda alle preferenze del tecnico Fabio Liverani – pare soprattutto a causa di una condizione fisica non all'altezza – Giannelli Imbula ha collezionato soltanto quattro presenze di cui una in Coppa Italia. E proprio in Coppa Italia è anche andato a segno nella gara persa 5-1 contro la Spal a dicembre. Quanto alle cifre del campionato, le tre presenze sono consecutive, accumulate fra la quinta e la settima giornata. Una sola da titolare, quella nella gara persa 3-1 sul campo dell'Atalanta. Che è stata anche la sua ultima apparizione in Serie A. E tale rimarrà, dato che dopo la chiusura del mercato invernale 2020 Liverani lo ha escluso dalla lista dei 25 calciatori cui toccherà affrontare la parte restante del campionato. Da qui a fine stagione Giannelli Imbula potrà godersi il Salento. Da turista stipendiato, gli sarebbe potuta andare molto peggio.
 
TUTTI LO VOGLIONO, MA PERCHE'? -  Le notizie sulle meste vicende leccesi del centrocampista franco-congolese vengono accolte con particolare apprensione a Stoke-on-Trent. Lo Stoke City è infatti proprietario dei diritti economici di Imbula e per acquisirli ha compiuto un investimento esagerato nell'inverno del 2016. I dirigenti dei Potters hanno fatto presto a capire d'avere commesso una colossale fesseria. Dall'estate del 2017 lo mandano in prestito sperando che la società destinataria lo riscatti, ma niente. Come un pacco Amazon il centrocampista è regolarmente tornato a Stoke-on-Trent dai trasferimenti temporanei al Tolosa e al Rayo Vallecano. E anche il tentativo di andare in buca a Lecce è sfumato. Altro che riscatto, è già tanto che il club giallorosso gli paghi la vacanza in Salento da qui al 30 giugno. E al tirar delle somme di questo continuo trasferimento c'è da chiedersi perché mai i club dei principali campionati europei continuino a volere Giannelli Imbula. Un calciatore che pare avere bruciato molto presto il momento migliore della carriera. Soprattutto, un atleta che viene trasformato in prodotto finanziario e da lì messo al centro di complicate manovre da economia parallela del calcio globale.
Il mondo del calcio italiano ne sente circolare per la prima volta il nome nell'estate del 2015, quando attorno al centrocampista allora tesserato dal Marsiglia viene giocato un peculiare derby milanese. Sia Inter che Milan sembrano interessate a acquisirne le prestazioni. Fra l'altro in quella fase il Milan è momentaneamente nell'orbita di Doyen Sports Investments, grazie al rapporto personale fra Nelio Lucas (amministratore delegato del fondo maltese) e Adriano Galliani. I due amano farsi fotografare insieme a bordo di aerei privati, mentre decollano a caccia di affari di calciomercato. Inoltre Doyen viene fatta passare per un soggetto vicino al mitico mister Bee Taechaubol, una fra le tante maschere passate sulla scena milanista del berlusconismo declinante. In quei giorni si parla della possibilità che in rossonero arrivino Jackson Martinez, Geoffrey Kondogbia e, appunto, Giannelli Imbula. Tutti calciatori in qualche modo collegati a Doyen: Martinez perché tesserato dal Porto, club che in quella fase intrattiene ottimi rapporti col fondo d'investimento; Kondogbia perché ceduto due stagioni prima al Monaco, quando Doyen ne deteneva parte dei diritti economici; e Imbula perché tesserato dal Marsiglia, anch'esso in orbita Doyen durante quei mesi. Dei tre trasferimenti non ne va a segno manco uno. Martinez va all'Atletico Madrid, Kondogbia all'Inter e Imbula finisce al Porto. Martinez viene addirittura annunciato come acquisito, ciò che rimarrà una figuraccia per il club rossonero e sarà fra i motivi della rottura con Doyen imposta da Berlusconi. Va aggiunto che, col senno di poi, il club rossonero abbia fatto un eccellente affare tesserando nessuno dei tre. Ma si diceva dello scontro di mercato che si accende fra nerazzurri e rossoneri per accaparrarsi Imbula. A un dato momento l'Inter passa in una posizione di favore ma poi molla la pista e si dirige su Kondogbia. Ciò che provoca le furie di Willy Ndangi, il padre-agente di Imbula. Questi sbrocca nel corso di un'intervista concessa al Journal du Dimanche ai primi di luglio 2015, allorché afferma che il Sistema Inter lo fa vomitare e svela di avere ricevuto sms di minaccia da parte di intermediari (https://www.lejdd.fr/Sport/Football/Transfert-d-Imbula-a-Porto-C-est-clean-comme-de-l-eau-de-source-740878). Rettificherà frettolosamente nel corso di un intervento su Telelombardia, dicendo che a farlo vomitare sono gli intermediari e non l'Inter (https://www.calciomercato.com/news/il-padre-di-imbula-inter-da-vomito-888378). Ma a questo punto sono ben altri gli aspetti del Dossier Imbula a meritare attenzione.
 
QUEL PROJECT IMBULA DISEGNATO A MALTA - Quando Willy Ndangi rilascia l'intervista al Journal du Dimanche, Giannelli Imbula ha già trovato una sistemazione alternativa. Lo ha infatti acquisito il Porto e agli occhi di chi legge le dinamiche della finanza applicata al calciomercato questo trasferimento ha un marchio ben visibile: Doyen. Succede infatti che il Marsiglia abbia urgenza di vendere per fare cassa. E poiché non si trovano altri club pronti a sborsare quanto il club francese si aspetta d'incassare, ecco che si fa avanti un altro club vicino al fondo guidato da Nelio Lucas. L'affare viene realizzato a una cifra esagerata: 20 milioni di euro, ciò che in quel momento costituisce l'esborso record non soltanto per il Porto ma per l'intero calcio portoghese (https://www.publico.pt/2015/07/01/desporto/noticia/fc-porto-contrata-imbula-a-mais-cara-contratacao-de-sempre-do-futebol-portugues-1700684). La circostanza suscita sconcerto. Si può spendere così tanto per un centrocampista di quantità? Il Porto può permettersi un esborso del genere? E quel che è più, ci saranno mica delle terze parti nel mezzo? Va ricordato l'affare viene concluso a luglio 2015, cioè tre mesi dopo la definitiva messa al bando delle formule di TPO/TPI da parte della Fifa. Dunque un'eventuale partecipazione di soggetti terzi nel business dei diritti economici di Imbula sarebbe fuori dalle regole. Interpellato su questo aspetto dal Journal du Dimanche, Willy Ndangi si spinge a dire che quella transazione sia “pura come acqua di fonte”. Fonte Chernobyl, si scoprirà qualche mese più avanti.
A ottobre 2015 parte infatti l'operazione Football Leaks e in data 11 novembre viene pubblicato un primo, imbarazzante documento. Si tratta di un file word dal titolo tronfio: “Project Imbula”. Il documento traccia un accordo fra la società maltese di Nelio Lucas, denominata Vela Management, e un investitore rimasto anonimo del documento. Oggetto dell'accordo è l'acquisizione del 50% dei diritti economici di Giannelli Imbula in cambio del pagamento di 10 milioni di euro al Porto.
 



 
Ecco dunque che i sospetti di TPO si fanno più consistenti. E continueranno a addensarsi per oltre un anno, fino a che nel 2016 viene resa nota per intero la storia delle manovre consumate intorno al trasferimento di Giannelli Imbula dal Marsiglia al Porto. Provvede ancora una volta Football Leaks, che però nel frattempo ha cambiato pelle. Non più un blog sulla piattaforma Wordpress gestito attraverso un server russo e usato per pubblicare documenti riservati, bensì un'operazione orchestrata da un consorzio di testate europee (EIC, European Investigative Collaborations) cui fa da capofila il settimanale tedesco Der Spiegel. La vicenda del centrocampista franco-congolese è una delle prime cui il consorzio si dedica, a partire da dicembre 2016. Si ha la conferma che l'intero affare sia gestito da Nelio Lucas per conto di Doyen e con promesse di mirabolanti guadagni sul calciatore dispensate qua e là (https://www.mediapart.fr/journal/france/201216/la-folle-histoire-du-transfert-d-imbula-de-lom-porto?onglet=full). Il Ceo di Doyen convince il Porto a compiere un esborso nettamente al di sopra delle proprie possibilità. Per ottenere lo scopo Lucas usa due argomenti: l'intervento al 50% nella cifra di acquisizione e la promessa di rivendere il calciatore a una cifra di almeno 30 milioni di euro. Ciò che alla prova dei fatti si rivela una straordinaria fanfaronata. Fatto sta che, tacitate le esigenze di cassa del Marsiglia, tocca tenere testa a quelle del Porto. Che invero non potrebbe permettersi nemmeno di spendere i 10 milioni di euro necessari a assicurarsi il 50% dei diritti economici, tanto da andare in difficoltà nel pagamento delle prime due rate.
 


 
Inoltre il club portoghese si trova in casa un calciatore dal rendimento nettamente inferiore alle aspettative. Va a finire che Giannelli Imbula rimane nella Cidade Invicta soltanto sei mesi. Durante il mercato di gennaio 2016 viene ceduto allo Stoke City che, incredibile a dirsi, spende una cifra superiore rispetto a quella impegnata per il trasferimento da Marsiglia a Porto: 24 milioni di euro. Anche per i Potters l'acquisito di Imbula fa segnare la cifra record (in sterline sono 18,3 milioni, oltre il 50% in più rispetto al precedente primato fatto segnare dall'acquisizione di Xherdan Shaqiri (https://www.dailymail.co.uk/sport/football/article-3426457/Stoke-City-agree-club-record-fee-18-2m-Porto-midfielder-Giannelli-Imbula.html). E davvero è cosa ironica che un calciatore dal rendimento così modesto, nel giro di soli sei mesi, faccia movimentare 44 milioni di euro e porti ben due club a battere il record di spesa sul mercato dei trasferimenti. L'indice più lampante di un sistema andato fuori controllo, la cui salvezza potrà giungere soltanto dall'esplosione della bolla speculativa. A ogni modo, quei 24 milioni di euro rimangono una cifra nettamente al di sotto dei 30 milioni promessi da Nelio Lucas al Porto. Quanto a chiacchiere il senhor Nelio era un vero fuoriclasse.
Il resto è storia nota. A Stoke-on-Trent il centrocampista mostra un rendimento deficitario tanto quanto al Porto. Giannelli Imbula si trasforma in un peso per il club inglese, ma a questo punto pare fatale che si debba attendere la scadenza del contratto. Alla fine il “Project Imbula” si risolve in un interminabile tirare a campare.
 

L'INTERVENTO DI XXIII CAPITAL - Alla storia di Giannelli Imbula manca ancora un segmento. Anch'esso è svelato da Football Leaks con un documento pubblicato in data 2 febbraio 2016. Si tratta di una lettera inviata dalla società XXIII Capital al Porto. Di XXIII Capital noi di Calciomercato.com siamo stati i primi a parlare in Italia (https://www.calciomercato.com/news/xxiii-capital-il-calcio-entra-nell-epoca-subprime-figc-e-lega-ch-618121) e abbiamo continuato a farlo nei mesi scorsi (https://www.calciomercato.com/news/joao-felix-atletico-chi-finanzia-davvero-l-affare-quelle-accuse--83778https://www.calciomercato.com/news/23-capital-prestiti-e-finanziamenti-dalle-cayman-il-calciomercat-11605). Quel documento pubblicato da Football Leaks rende nota per la prima volta l'esistenza della società specializzata in acquisizione di crediti da player trading e diritti televisivi. Nello specifico, il documento è datato 7 gennaio 2016 e rende noto ai dirigenti del Porto che in data 20 novembre 2015 la società finanziaria con sede a Londra ha comprato dal Marsiglia i crediti delle due rate dovute dal Porto con scadenze 15 luglio 2016 e 15 settembre 2016. 
 


 E il quadro che ne esce è desolante. Un calciatore trasformato in prodotto finanziario e che genera debiti a dispetto dei grandi quantitativi di denaro mobilitati per i suoi trasferimenti. E intanto il suo rendimento in campo è men che mediocre. In un quadro del genere, i sei mesi di vacanze salentine sono la cosa meno anomala.
P.S. #freeruipinto