Ma la Federazione Italiana Gioco Calcio ce l’ha ancora un direttore generale? È il momento di porre l’interrogativo. Perché del signor Michele Uva abbiamo perso ogni traccia. La massima organizzazione del calcio italiano vive la crisi politica e di credibilità più drammatica di sempre. E lui, che di quell’organizzazione è l’organo di più alto grado fra quelli superstiti della gestione Tavecchio, si eclissa. Forse perché troppo impegnato a fare il vicepresidente Uefa. Praticamente, un fantasma che s’aggira per l’Europa.

Intanto che egli aleggia, laggiù in terra il calcio italiano si rotola nel proprio sfascio. I tribunali sportivi sono ingolfati da procedimenti per cause più disparate: plusvalenze sospette, gare di playoff della Serie B che nemmeno vengono portate a conclusione causa invasione di campo ma con omologazione del risultato, format dei campionati passati da 22 a 19 squadre con un tratto di matita e grave scorno per i club cui toccherebbe il diritto al ripescaggio, una Serie C che sta per settimane nel limbo senza sapere quando i campionati partiranno né quali società vi parteciperanno.

E ancora: il confronto-scontro tra i fori giurisdizionali della Figc e il Collegio di Garanzia del Coni, con quest’ultimo che continua a rimandare indietro i provvedimenti accusando i primi di mollezza nel giudizio; la moria di club professionistici che a ogni estate svelano quale sia l’efficacia dei controlli Covisoc, e che nei mesi appena trascorsi ha fatto registrare la scomparsa di ben tre club in Serie B.

Tutto ciò giunge a coronamento di un’estate iniziata con l’assenza della nazionale italiana dalla fase finale dei Mondiali, per la prima volta dopo 60 anni, e senza che la lezione sia servita se si deve giudicare dallo scadente avvio del nuovo corso guidato da Roberto Mancini. Davanti a tutto ciò, e senza nemmeno guardare alle responsabilità di ruolo che pure andrebbero chiamate in causa, avete sentito proferire una sola parola dal DG federale, che pur risulta pienamente in corso sia nelle mansioni che nello stipendio? O avete avuta minima percezione di una qualche sua iniziativa per trovare soluzioni e porre un argine allo sfacelo?
Certo, vi sono momenti in cui è meglio delegare. E dunque c’è un senso se lo sfascio di questi mesi sia stato lasciato alla piena pertinenza della pattuglia commissariale capitanata dal Coni, che sta adempiendo egregiamente al compito. Però ci sono eredità che non possono essere usurpate. Per esempio, rimanendo su uno dei temi citati sopra, quello riguardante le recenti fortune della nazionale azzurra. Cui Uva ha contribuito fattivamente con iniziative come il Club Italia. Ahilui, web canta: “Con il progetto ‘Club Italia’ puntiamo a diventare un’eccellenza” disse nei giorni di fine agosto 2016. E quel giorno, al suo fianco, stazionavano due signori chiamati Carlo Tavecchio e Giampiero Ventura. Poco più di un anno dopo, a seguito dell’umiliazione mondiale, sia Tavecchio che Ventura hanno lasciato l’incarico. Invece Uva ha scelto la via soft. Si è fatto ologramma, senza mollare poltrona e stipendio.

Uva viene dato fortemente impegnato a strappare la candidatura alla segreteria generale Uefa. Una piazza che per il momento è occupata dal greco Theodore Theodoridis. Costui è un uomo di Gianni Infantino che lo stesso presidente Fifa starebbe meditando di candidare alla presidenza Uefa, contrapponendolo al presidente uscente Aleksander Ceferin, in vista del Congresso in programma per il 7 febbraio 2019 a Roma. Un appuntamento rispetto al quale la FIGC si è schierata con mossa tanto prematura quanto improvvida, poiché già lo scorso 21 agosto il commissario Roberto Fabbricini ha espresso l’endorsement a Ceferin. Con ben sei mesi d’anticipo. E senza il minimo garbo istituzionale, cui avrebbe dovuto attenersi un commissario consapevole che a breve non sarà più a capo della Figc. E che dunque avrebbe fatto meglio a astenersi dal legare l’istituzione a una dichiarazione politica di tal peso.

Gli insider di turno hanno interpretato la maldestra mossa di Fabbricini come una spinta data allo stesso Uva. Che però nel frattempo, e a dispetto dell’evanescenza nel ruolo, non dimentica la poltrona da segretario generale FIGC. Raccontano un gustoso retroscena sulla riunione fra le componenti Figc avvenuta lo scorso giovedì 20 settembre a Roma, presso l’Hotel Eden. Avrebbero dovuto essere lì soltanto i rappresentanti delle componenti con diritto di voto. E invece, a sorpresa, il presidente della Lega di Serie A, Gaetano Micciché, si è presentato con una scorta d’onore formata da Beppe Marotta e Claudio Lotito. Le indiscrezioni narrano che la principale preoccupazione di Marotta, nel dialogo coi papabili presidenti federali Gabriele Gravina e Cosimo Sibilia, riguardasse la continuità in carica del direttore generale. Del resto, fosse mai che Uva venisse bloccato sul più bello nel condurre la sua opera da “efficientatore”. Ne avete mai sentito dire? Presso le sedi centrali e periferiche della Figc potrebbero raccontarvi una sterminata aneddotica su questo tema. Noi di Calciomercato.com lo faremo una prossima volta.

@pippoevai