Torna a parlare Gian Piero Ventura dopo l'addio al Chievo. Così l'allenatore a Sky Sport è tornato sull'esperienza a Verona e alla guida della Nazionale: "Via dal Chievo? Ho lasciato perché sono andato per amicizia con un programma che prevedeva determinate cose, quando ho constatato che era difficile per me condividere sono andato via. Il rapporto col Chievo è buonissimo, i giocatori con me sono stati bravi, c’era mancanza di convinzione nei calciatori. Io al Chievo sono andato soprattutto per l’amicizia di Campedelli che ho da tanti anni, gli auguro di farcela perché la loro storia recente è estremamente importante".

NAZIONALE - "Se mi sarei qualificato ai Mondiali con Osvaldo? Osvaldo non sa che cosa c’era, può essere che ci saremmo qualificati, non so. L’aspetto tecnico era l’ultimo dei problemi dell’avventura in Nazionale. Dimissioni tra andata e ritorno con la Svezia? Avevo ufficializzato che non sarei andato ai Mondiali anche in caso di qualificazione, avevo detto che mi sarei fermato, avrei dovuto farlo anche prima, dopo la Macedonia l’avevo già fatto. In un anno e mezzo ho perso due partite, con Spagna e Svezia. Nessun ammutinamento nei miei confronti, è falso nella maniera più totale, si sono dette tante bugie. Avevo anche pensato di querelare delle persone per cose farneticanti e la domanda è perché uscivano queste cose. L’aspetto tecnico era l’ultimo dei problemi e magari l’hanno fatto diventare il primo". 
ANCORA CHIEVO - “Tutti i gol presi? Quando siamo arrivati al Chievo c’erano due grandi problemi: la condizione (compresi gli infortunati) e la convinzione. Penalizzazione e ritiro avevano creato grandi difficoltà sotto l’aspetto mentale. Abbiamo fatto un mese di grande lavoro dal punto di vista di costruire i giocatori singolarmente, anche sulla convinzione. Di Carlo ha trovato una squadra in grado di giocare 90 minuti ad alta intensità. Normale i giocatori si siano sentiti traditi quando me ne sono andato, è normale. È uno dei gruppi che mi ha dato la maggior disponibilità in assoluto, ma lo capisco”. 

CARRIERA - “Carriera compromessa dopo Nazionale e Chievo? Credo che in tanti anni ho avuto la fortuna di fare scelte azzeccate, la penultima è stata sbagliata, la Nazionale. La scelta di Chievo è stata di amicizia, di rapporto. Mi è dispiaciuto che abbiano accomunato la mia immagine a quella del ct, io per 34 anni ho fatto l’allenatore, per questo ho voglia di continuare ad allenare perché è la mia vita e vorrei riprendermi quello che un anno e mezzo da ct mi ha tolto. Vorrei continuare, ma dentro ho il fuoco più forte di quando avevo iniziato. Non accetterei mai un finale del genere, pur non avendo vinto scudetti. Mi piacerebbe concludere da dove avevo iniziato”.