Con quasi sette milioni di telespettatori e uno share del 24%, la partita giocata tra Juventus e Roma ieri sera è stato certamente l’evento più seguito sui canali nazionali della televisione pubblica italiana. Bruno Vespa, vecchia e astuta volpe da sempre a guardia di un certo bidone politico, non aveva avuto difficoltà a immaginare che l’evento calcistico avrebbe riunito davanti ai televisori un numero di cittadini così massiccio. Sicchè, nell’intervallo della gara, con il consenso dei vertici di Rai Uno, ha pensato bene di infilare quello che avrebbe dovuto essere lo spot di lancio per il suo successivo programma "Porta a Porta". Un fatto assolutamente normale se il giornalista - e con lui Matteo Salvini - non avessero giocato con carte truccate.

Per un quarto d’ora, infatti, i telespettatori si sono visti propinare non un’anteprima della puntata, ma un autentico comizio-monologo del senatore leghista il quale ha illustrato, in maniera al suo solito molto pittoresca, le ragioni per le quali gli emiliano-romagnoli domenica dovrebbero votare il candidato Borgonzoni del centro destra piuttosto che Bonaccini del Partito Democratico. Si è trattato di un autentico e vergognoso gesto di occupazione del servizio pubblico che ovviamente ha scatenato tutta una serie di legittime proteste non solo da parte dei partiti ma anche in sede di Governo e sui social.

Vespa, da parte sua, ha fatto il pesce in barile tentando maldestramente di giustificare un episodio ingiustificabile. Ma ormai, come dice il vecchio adagio, ciò che è dato è dato e ciò che è avuto è avuto e Salvini può ridersela di gusto alla faccia della democrazia e del politicamente corretto. Così potrà tranquillamente andare a citofonare ai campanelli di qualche altro stabile dove vivono famiglie di immigrati per chiedere se è vero che spacciano droga. Soltanto uno non presente a se stesso può inventare diaboliche strategie come fa lui assecondato dai suoi nuovi giullari. Anche della Rai.