Nuovo a metà. E’ partito ieri sera, con la prima carrellata di audizioni, X Factor 2019. Il programma, giunto alla tredicesima edizione, è un po’ la Champions League della musica in tv, e si propone quest’anno, per definizione dei produttori, come una competizione “multietnica, genderfluid e migrante”. 

Già dalla prima puntata emergono alcune indicazioni importanti rispetto a cosa ci dovremo aspettare quest’anno: più musica che spettacolo. Il format avrebbe bisogno di una rinfrescata, almeno stando al montaggio delle audizioni, ma quel pizzico di monotonia tipica del passare degli anni è compensato dalla voglia di mettere in prime time televisivo pezzi nuovi e un variegato dibattito musicale. 

Il 60% dei concorrenti è autore dei propri testi e porta soprattutto brani inediti sul palco: un azzardo che, se ben sfruttato, può portare a ottimi risultati. Un po’ come se in Champions giocassero tanti Ajax, pronti ad arrivare tra i migliori d’Europa con un gioco innovativo, sviluppato da giovani talenti che hanno voglia di mettere la loro freschezza al servizio di un obiettivo comune. 

Il conduttore Alessandro Cattelan spiega con una battuta la novità nel meccanismo (chi ottiene quattro 'sì' ha immediatamente accesso alla fase successiva, quella dei Bootcamp): "Invece con quattro 'no' vai direttamente a The Voice...". L'Europa League della musica in tv. 

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La novità più importante del 2019 però è il team di giudici, rinnovato per i tre quarti, interprete di quattro stili musicali differenti, diversi nell'interpretazione del ruolo ma con il denominatore comune della tecnicità mai banale nel giudizio. Al pari delle italiane in Champions, che provengono da storie calcistiche completamente differenti ma che hanno tutte le carte in regola per esprimere al meglio la tradizione italiana in Europa. 

Mara Maionchi è la Juventus, giudice storico, con esperienza da vendere e l’impeto espressivo allo stesso tempo schietto ed empatico tipico di mister Sarri. Lo juventino Samuel potrebbe essere l’Inter: grande tradizione regalata dal ruolo di frontman dei Subsonica, unita alla voglia di rimettersi in gioco prima da solista e ora come giudice di X Factor, scelta che per i suoi fan fa il paio con quella di Conte in nerazzurro per i tifosi interisti. Malika Ayane è il Napoli: tra i giudici quella che esprime il gioco migliore, fatto di giudizi mai banali, conditi con un lessico variegato e ricercato. 

Infine c’è Sfera Ebbasta che, come l’Atalanta è il nuovo che avanza, si muove su un terreno sconosciuto che può portare insidie legate all’inesperienza. A differenza della squadra di Gasperini, però, non gode del consenso di tutta Italia. Il trapper potrà conquistarlo con il tempo, le basi ci sono tutte, ma dovrà stare attento alle cadute di stile “strappa polemiche”, come la più recente legata allo sfoggio sui social dei suoi spostamenti in elicottero. Più musica, meno ostentazione: Sfera prenda esempio dalla mentalità della Dea. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Quando passa un elicottero saluta, potrei essere io

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