L’Inter volta pagina con Steven Zhang presidente, ma l’indonesiano non molla la presa.

Sfida aperta: trovate una sola persona che parli bene della parabola manageriale interista di Erick Thohir. E’ quasi impossibile. Eppure, nel segreto della sua cronica lontananza dalle cose nerazzurre e dei suoi silenzi, probabilmente, si nasconde un genio finanziario che colpevolmente non abbiamo compreso. O che, forse, ci ha semplicemente trollati tutti.

L’Inter da poche ore ha un nuovo presidente, Steven Zhang. Il più giovane della storia nerazzurra che ha preso il posto dello stesso Thohir e, ancora per qualche tempo, se lo troverà nel salotto di casa come coinquilino con in mano il 31,05% dell’argenteria. Mica poco. Quasi un terzo della baracca con due esponenti indonesiani nel nuovo consiglio d’amministrazione. Questo coinquilino se sul campo non e’ stato in grado di conquistare l’ombra di un trofeo, dopo aver acquistato l’Inter nel novembre 2013, di certo sul fronte del suo IBAN la Champions l’ha portata a casa in tempi record.

L’indonesiano acquistò la società nerazzurra da Massimo Moratti, di fatto, sborsando 75 milioni di euro per il 70% delle quote. Un affare, si disse all’epoca, che però nel pacchetto prevedeva anche 180 milioni di euro di debiti. Per una valutazione complessiva del club intorno ai 350 milioni, in un periodo in cui i ricavi caratteristici (al netto del trading calciatori) lambivano un minimo preoccupante vicino ai 160 milioni, contro i 288 del bilancio approvato nelle scorse ore. Tradotto: in 5 anni, soprattutto grazie a Suning, va detto, l’Inter ha quasi raddoppiato il suo giro d’affari e si è riaffacciata nei gironi di Champions. Suning ha investito risorse proprie per quasi mezzo miliardo nel club, anche a fondo perduto e ha voltato drasticamente pagina rispetto ai prestiti fruttiferi a tassi elevatissimi della gestione Thohir. I tifosi, che Mourinhanamente si potrebbe dire che “non sono pirla” questo aspetto l’hanno colto subito ed, infatti, il derby del cuore Cina-Indonesia è un secco 5-0.

Eppure quello che una volta veniva soprannominato il “tycoon” indonesiano, resta lì, immobile, sul ciglio del fiume nerazzurro, col suo 31,05% di quote in una società che ha decisamente voltato pagina. E’ vero, Thohir ha perso la presidenza e il suo posto in cda, ma in consiglio mantiene una presenza con suoi uomini giustificata dalla sua partecipazione. Pesante. Che lo stesso Steven Zhang, proprio a margine dalla sua prima giornata da presidente, ha detto di non sapere quando potrà essere liquidata.

A Thohir, tuttavia, va riconosciuto il grande merito di aver “trovato” la famiglia Zhang e averla fatta entrare nel capitale dell’Inter, ma nulla si fa “aggratis”, figurarsi il “magnate” indonesiano che dopo 2 anni e mezzo dall’acquisto del pacchetto di maggioranza ha ceduto la sua quota ai cinesi portandosi a casa una plusvalenza monstre: 28 milioni di euro, garantiti dalla vendita di un 68% (comprendente anche la quota acquistata da Moratti e subito rivenduta) per 120 milioni di euro. Il suo 70% che due anni e mezzo prima aveva acquistato per 75 milioni, di colpo valeva una quarantina di milioni in più, pur avendo chiuso il bilancio d’esercizio 2015 con perdite considerevoli, 74 milioni di euro e successiva sanzione Uefa per mancato rispetto delle regole sul FPF (ascrivibili anche all’ultima fase della gestione Moratti).
Insomma, la fotografia uscita dall’assemblea degli azionisti dell’Inter delle scorse ore vede al centro del quadro un nuovo giovanissimo presidente, amante delle belle macchine, “committed” alla causa nerazzurra e sempre vicino alla squadra, capace di comunicare in modo empatico (andatevi a vedere il video con il quale ha annunciato la presa del comando) e con ambizioni di lungo periodo. Per un club che ha aumentato i ricavi, ha rafforzato la rosa con innesti costosi e importanti (40 milioni iscritti a libro per Nainggolan, ma stupiscono i 31 investiti per il subito prestato Bastoni), anche se ha aumentato i debiti societari complessivi fino a 800 milioni, pur azzerando la sua esposizione bancaria.





Ai margini della fotografia, però, resta anche Erick Thohir. Senza deleghe, senza cariche, senza più viaggi lampo in Italia. Sbiadito nella memoria collettiva. E quindi che ci sta a fare? Moratti, con quella sua visione un po’ romantica e mecenatistica del calcio, uscì vendendo la sua quota con un’ultima plusvalenza di 12 milioni di euro. Dopo aver pompato nelle casse nerazzurre oltre un miliardo di euro a titolo personale in quasi un ventennio, una giusta anche se minima soddisfazione finanziaria. Del resto aveva deciso e comunicato che avrebbe lasciato spazio a una nuova società e fu di parola. Thohir, invece, al momento non ha comunicato nulla. Dopo essersi messo in tasca un guadagno netto di una trentina di milioni di euro in poco più di due anni si è eclissato. L’impressione è che aspetti l’offerta giusta per sorridere di nuovo. Ai prezzi dell’ultima cessione del 2016 la sua quota residua varrebbe poco più di 40 milioni di euro e sarebbe già una ulteriore ottima plusvalenza. Ma l’impressione è che l’indonesiano non abbia fretta. L’Inter aumenta i ricavi, il fatturato, da anni ha la media tifosi più alta nelle partite in casa e anche in Asia inizia ad ottenere sponsorizzazioni milionarie, come indicato nell’ultimo bilancio:





Perché dovrebbe quindi liquidare la sua posizione in un momento in cui i proprietari cinesi stanno facendo crescere il valore del club e lui non deve nemmeno scomodarsi? E’ riuscito ad assicurarsi un guadagno netto dopo quasi un triennio di sua gestione avara di risultati sportivi e di bilancio, perché salutare proprio adesso? La risposta è che nessuno, se non per necessità, venderebbe un asset che si apprezza, a meno di una offerta monstre. Esattamente quella che Erick Thohir si aspetta dal neo presidente Steven Zhang. Un ragazzo abituato ad andare di fretta, ma che con l’indonesiano dovrà trovare la calma e il sangue freddo per trattare. A cifre certamente superiori rispetto ai valori attuali di bilancio. Perché Thohir, mai amato dai tifosi e mai troppo apprezzato dalla critica, in realtà è uno che ha già vinto. Magari non in bacheca. Ma vuoi mettere l’IBAN?