Cairo, con i gol di Formigli, hai vinto lo 'scudetto' più bello!
24/03/2017, 18:00
di Marco Bernardini
Urbano Cairo è un ottimo presidente di calcio. Insieme con il suo predecessore Sergio Rossi è sicuramente il personaggio che, dopo Orfeo Pianelli, ha saputo ridare alla leggendaria società del Torino e alla sua gente davvero particolare quella dignità etico-sportiva che era stata mortificata da figure discutibili. Un gestione, quella del dirigente granata, portata avanti a misura di buon senso e per questo motivo con poche possibilità di sostenere il confronto con entità calcistiche assolutamente borderline per ciò che riguarda il bilancio tra il dare e l’avere. Malgrado ciò il popolo torinista, pur avendo il pieno diritto di coccolare sogni riferiti a un passato irrecuperabile, non può far altro che apprezzare il lavoro del suo presidente. Magari, prima o poi, arriveranno giorni migliori.

Urbano Cairo, parallelamente alla sua attività di dirigente sportivo, è un eccellente editore. Professione controversa e complicata ai tempi della prevalenza telematica. Allievo attento e curioso di Berlusconi, in Mediaset, il giovane “madrogno” è riuscito nel tempo a creare un impero tutto suo di carta stampata sulla falsariga dei mitici editori “puri” di un tempo. Dai Rizzoli ai Monti, dai Mondadori ai Feltrinelli. Giornali e libri. Materiale prezioso e indispensabile per la crescita e per la maturazione di una qualsivoglia società civile e intellettualmente libera secondo i più semplici teoremi gramsciani. Urbano Cairo, essendo in ogni caso un imprenditore, sa badare al sodo. Di qui le sue pubblicazioni “pop” destinate a un pubblico di massa che intrigano e che soprattutto fanno cassa in virtù dei loro contenuti leggeri, modaioli o gossippari anche se talvolta soltanto in apparenza. A fianco riviste di arte e di cultura ben più alta nel rispetto di Giorgio Mondadori. Da qualche tempo anche il quotidiano più importante e autorevole del nostro Paese, il “Corriere della Sera”, la cui linea grafica ed editoriale è per naturali ragioni ancora in divenire.

In questo “impero” mediatico non poteva certo mancare l’elemento televisivo. “La 7”, appunto, che per Urbano Cairo rappresenta il fiore all’occhiello e grazie alla quale l’altra sera il presidente del Torino ha vinto lo scudetto più bello. Una perla naturale e rara nel mezzo di una “coltivazione” banale e stucchevole. Un esempio di giornalismo coraggioso che fa tornare alla mente quello esercitato dalla povera e dolce Ilaria Alpi oppure quello portato avanti da professionisti con “le palle”, seppure donne, come Oriana Fallaci. Venti minuti, più o meno, di cronaca drammatica e vera. Quella realizzata dal collega napoletano Corrado Formigli come piatto forte per la sua trasmissione “Piazza pulita” andata in onda l’altra sera sulla Rete che fu di Cecchi Gori e che ora è di Urbano Cairo. Un reportage da Mosul, la seconda città dell’Iraq che il Califfato nero islamico ha eletto a capitale e dove quel che rimane di due milioni di persone viene tenuto in ostaggio come scudo umano dai jihadisti dell’Isis. Il giornalista in prima linea, a duecento metri dal fuoco dei cecchini per mostrare, grazie alle immagini del suo coraggioso operatore di macchina, scene di incredibile follia bellica e di tragica lotta per la sopravvivenza. Straziante vedere bambini che lottano tra loro per contendersi pane e cipolla, lanciati nel mucchio dai volontari sui camion, autobomba che esplodono in mezzo alla gente, famiglie in fuga con addosso stracci e i piedi scalzi. Le stesse persone che, magari, potremmo ritrovarci di fronte tra qualche mese se saranno riuscite a sopravvivere e fuggire dall’inferno di Mosul.La città maledetta dove, grazie ai “gol” di Formigli, Urbano Cairo ha sicuramente vinto lo scudetto per l’informazione.

Marco Bernardini
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