Grazie, Umberto Veronesi: ci hai regalato la speranza
08/11/2016, 20:40
di Marco Bernardini
Diceva: “La medicina non è una scienza senza colore”. Intendeva affermare che, troppo spesso, coloro i quali dovrebbero essere le sentinelle del nostro bene più prezioso e cioè la salute dimenticano essere lo scudo della la prima e imprescindibile regola sulla quale si fonda la loro deontologia professionale.

La medicina è l’avventura più sensazionale e fantastica che l’uomo può frequentare per passione e per missione. La medicina deve essere ricerca e umanità allo stesso tempo. La medicina è l’àncora che permette a tutti noi di non lasciarci andare alla deriva verso le sponde estreme della nostra esistenza. La medicina non è una bandiera bianca simbolo di resa a fronte dell’ineluttabile o del non ancora comprensibile. La medicina, dunque, ha i colori dell’arcobaleno e della speranza. A prescindere.

Ribadendo la colonna portante di tutta la sua filosofia laica e progressista, salutiamo e diciamo grazie a Umberto Veronesi il professore campione di giostra tragica e quotidiana chiamata cancro che ci ha lasciati orfani, poche ore fa, di una mente rara e di una volontà di ferro al servizio dell’umanità. Un medico che era anche un artista e un mancato artista che si fece medico malgrado le normali e sfacciate barriere di casta. Era difficile, un tempo, poter studiare e laurearsi se si apparteneva alla classe sociale operaia. Umberto Veronesi era nato e cresciuto in una casa di gente umile e onesta tra le nebbie della campagna pavese. L’amore per il prossimo, strada facendo, ne fece quell’uomo della speranza che tutti abbiano conosciuto e apprezzato.

Medico, certamente, ma anche filosofo e soprattutto ricercatore instancabile. Intellettualmente libero al punto di chiamarsi fuori dalla politica senatoriale non appena compreso il rischio della strumentalizzazione. Eroico assertore delle libertà individuali con in testa a tutte quella del diritto di ciascuno nel poter decidere se e quando andarsene con dignità. Soprattutto lottatore dal cuore impavido e dalla  mente sgombra da pregiudizi in grado di farci sopravvivere e di farci continuare a vivere e lottare anche quando la Bestia sembra non volerci più dare speranza.

Giù il cappello, dunque, per un uomo inviatoci dal destino misericordioso che in ogni caso non sarà mai morto.
Marco Bernardini
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