IL PAGELLONE: Inter da Champions. Arbitri a favore delle grandi: voto zero
09/01/2017, 15:00
di Stefano Agresti

10 CESARINI. Inteso come Cesarini Renato, mezzala della Juve del Quinquennio (quello 1930-35, non questo), il quale aveva la capacità di segnare spesso gol decisivi nel minuti finali. Dopo una sua rete all’Ungheria, ovviamente al 90’, l’ultima parte della gara venne chiamata appunto “zona Cesarini”. Ed è proprio in questa “zona” che si sono decise quattro partite fondamentali della prima giornata del 2017: hanno vinto allo scadere il Napoli, l’Inter, la Lazio e il Milan, quattro delle prime sette della classifica. La Juve di Cesarini no, non ne ha avuto bisogno: al 7’ (del primo tempo) la partita con il Bologna era già segnata.

 

9 GASPERINI. Un conto è creare un giocattolo perfetto in provincia, un altro è che il giocattolo continui a funzionare anche quando vengono meno due uomini fondamentali come Kessie e Gagliardini. Ma lui è abituato a smontare e rimontare le squadre come fossero costruzioni: scuola Genoa, giochi Preziosi.

 

8 I CENTRAVANTI SENZA GOL. Higuain è fuori concorso, ma ci sono centravanti che sanno essere fondamentali anche quando non segnano. Prendete Dzeko e Petagna, in questa domenica: tante cose buonissime al servizio della squadra, tra assist e recuperi, gestione della palla e battaglie. Due giganti, non solo per i centimetri. E pazienza se tra i marcatori finiscono altri.

 

7 PIOLI. Per 45 minuti l’Inter barcolla, l’Udinese sembra incontenibile. Poi, però, ne viene fuori: un gol a fine primo tempo, un altro a fine gara e arriva la quarta vittoria consecutiva, la serie più lunga assieme a quella della Juve. Un successo da squadra. Ora c’è un gran bel calendario: Chievo, Palermo, Pescara. Con questa testa, la Champions è possibile.

 

6 DYBALA. Il rigore è una piccola liberazione, dopo la delusione di fine 2016 in quel di Doha. Ancora non è al massimo e si vede, sembra soprattutto un po’ nervoso e poco spontaneo nei movimenti, ma i segnali sono incoraggianti: tra breve tornerà il fenomeno che conosciamo.

 

5 I TERZINI DELLA JUVE. Asamoah combatte a sinistra, ma il Bologna è un test poco probante; Lichtsteiner viene ammonito e sarà squalificato. Una squadra ricca di tutto si trova all’improvviso povera, poverissima sulle fasce: indispensabile almeno un rinforzo di spessore, meglio se utilizzabile a destra e a sinistra. Certo è che a Firenze sarà emergenza totale: giocheranno dietro due centrocampisti (Sturaro e Asamoah) o si dovrà tornare alla difesa a tre? Comunque sia, qualcosa non quadra.

 

4 L’ADDIO DI STORARI. La cessione al Milan (scambio con Gabriel) sembra più dovuta a questioni ambientali che tecniche. Una tristezza.

 

3 I 133 GIORNI DI BERARDI. Abbiamo rivisto in campo, per 23 minuti, uno dei talenti più splendenti del nostro calcio dopo oltre quattro mesi. Un sollievo, una speranza. Ma la gestione del suo infortunio lascia esterrefatti.

 

2 LA LOTTA SALVEZZA. La vittoria dell’Empoli sul Palermo ha scavato un solco profondo, forse decisivo tra le ultime tre e il resto del gruppo. Forse sarà la prima volta nella storia che non ci appassioneremo alla lotta per la salvezza: tutto pare già deciso. Urge riforma dei campionati, con riduzione della Serie A a 18 squadre. Ma, come ampiamente previsto, non si farà (vedi voto 1). 

 

1 TAVECCHIO. Ma come, da anni ci riempie la testa sostenendo che il numero delle squadre di A deve essere ridotto a 18 e che sarà lui a farlo, e poi se ne viene fuori definendola “un’utopia”? E’ uno scherzo o fa sul serio? Va bene rivedere le proprie opinioni e le proprie posizioni - pare sia prerogativa delle persone intelligenti - però ribaltare così un punto chiave del proprio progetto per il calcio del futuro è disarmante. Anche perché (vedi voto 2) 20 squadre sono davvero troppe.

 

0 NICCHI. Un’altra giornata piena di errori gravi, stranamente quasi tutti a danno delle piccole nel confronto con le grandi: la Samp penalizzata col Napoli (la folle espulsione di Silvestre), il Crotone con la Lazio (annullato un gol regolare), anche il Genoa con la Roma (negato un rigore sullo 0-0, errore assai più pesante del penalty non concesso ai giallorossi sullo 0-1). Come dice sempre lui: la sudditanza psicologica non esiste. Eccone un’altra prova, anzi tre. La gestione degli arbitri da parte di Nicchi continua a essere arrogante e deficitaria. Ma gli hanno consentito di cambiare il regolamento e di essere rieletto…

@steagresti
 


Stefano Agresti
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