IL PAGELLONE: Strootman 9, però... Juve e Lapadula: sì. Lulic ascolta l'ultrà
06/12/2016, 13:00
di Stefano Agresti
Ecco i nostri voti alla quindicesima giornata di serie A.

10 IL RICORDO DELLA CHAPE. Emozione e partecipazione anche in ogni angolo d’Italia, dagli stadi di A fino ai campetti di provincia, durante il minuto di silenzio per le vittime della tragedia aerea che ha distrutto la squadra brasiliana. Lapadula dedica il gol alle vittime, in Olanda un arbitro particolarmente sensibile e di buon senso non ammonisce Nathan, brasiliano del Vitesse, che si toglie la maglia per ricordare i connazionali.

9 STROOTMAN, MA… La sua storia di sofferenza - gli infortuni gravissimi e l’assenza infinita dai campi - si chiude idealmente con il gol che spiana la strada alla Roma nel derby. Peccato che poi si macchi di un paio di comportamenti sbagliati: l’acqua gettata in faccia a un avversario e la simulazione dopo che viene strattonato per la maglia. Come macchiare la giornata perfetta.

8 IL GIOCO DELLA JUVE. La vittoria con l’Atalanta - la ventiquattresima consecutiva allo Stadium in campionato - non aggiunge nulla a quanto già sapevamo sul valore della squadra. E’ importante, però, che i bianconeri l’abbiano ottenuta mostrandoci finalmente un buon calcio: la conferma che si può vincere anche giocando bene...

7 LAPADULA. Ha fame e vede la porta: si sta prendendo il Milan. E’ arrivato in serie A soltanto a ventisei anni, ma dimostra di poterci stare alla grande. E ha una capacità straordinaria: sa segnare gol decisivi. Una qualità degli attaccanti di razza.

6 ROG. A un certo punto avevamo il dubbio che fosse rimasto a Zagabria e che in panchina (o in tribuna) con il Napoli andasse una controfigura, tanto Sarri non lo impiegava mai. Invece, finalmente, l’abbiamo visto in campo: è proprio lui! Ora ci aspettiamo di poterlo osservare in una partita che non sia già strachiusa come lo era quella contro l’Inter quando è entrato questo talento pagato un sacco di milioni.

5 IL BOLOGNA. Una vittoria nelle ultime dieci partite di campionato, un percorso faticosissimo che ha portato Donadoni al quintultimo posto: alle spalle gli sono rimaste solo le quattro squadre destinate a lottare per la salvezza. Un’involuzione preoccupante, dopo l’avvio ottimo: che succede?

4 I MEDICI DEL SASSUOLO. Incredibile quanto capitato a Berardi, patrimonio del nostro calcio, il quale ha perso metà stagione per un infortunio che avrebbe dovuto tenerlo fuori un paio di settimane. Anche Di Francesco ha pagato per questo: con il suo miglior talento in campo, tutto sarebbe stato più semplice, in Italia e in Europa.

3 ZAMPARINI. Il primo risultato lo ha raggiunto: ora il Palermo è ultimo. Prossimo obiettivo del presidente: la retrocessione. Quest’anno difficilmente fallirà. Otto sconfitte consecutive in campionato, in mezzo l’eliminazione in Coppa Italia contro lo Spezia e le sgradevolissime frasi su De Zerbi prima dell'esonero, come se il tracollo fosse colpa dell’allenatore. E chi ci crede?

2 LA TESTA DELL’INTER. Rimontata dagli israeliani in Europa League, quasi raggiunta dalla Fiorentina in dieci dopo una partenza super, travolta dal Napoli in sette minuti. La testa dell’Inter è impenetrabile anche per Pioli: crisi psicologica grave e perenne.

1 LULIC. Imperdonabile la frase razzista contro Rudiger, ‘colpevole’ di avere provocato i laziali alla vigilia: “Non conosco niente di quel club, non so nemmeno chi lo allena”. La reazione è indecorosa, le scuse tardive e poco convincenti (meno male che la Lazio, al contrario, si affretta a prendere le distanze). Sarà squalificato: lo merita.

0 LA GUERRA ETNICA. L’arringa del capo ultrà ai calciatori della Lazio, che lo ascoltano in rispettoso silenzio, è imbarazzante. Inaccettabile la chiosa, riferita al derby in arrivo: “Questa per noi non è una battaglia, è una guerra etnica”. Il guaio è che Lulic la pensa come lui.

@steagresti
Stefano Agresti
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