Juve deludente, per vincere la Champions bisogna fare meglio
14/03/2017, 23:55
di Giancarlo Padovan
Si può fare meglio, questo è evidente. Bisogna fare meglio, questo è necessario. La Juve che si sbarazza del Porto con un rigore di Dybala (40’ del primo tempo) è stata sufficiente per uno degli avversari peggiori tra le sedici qualificate. Ma se venerdì, al sorteggio, pescasse il Bayern Monaco, il Barcellona o il Real Madrid bisognerebbe cambiare molto: atteggiamento, attenzione, disponibilità, sacrificio.

Allegri ha tutto per arrivare fino in fondo alla Champions, il pericolo sono i passaggi a vuoto e contro il Porto, nonostante la superiorità numerica per un tempo e cinque minuti, ce ne sono stati almeno tre che, certamente, non saranno piaciuti all’allenatore, come non sono piaciuti a chi scrive.

Più in generale, non è stata una buona partita per la sufficienza con cui la Juve l’ha affrontata. E’ vero che il 2-0 dell’andata può averla condizionata, ma avere esercitato gestione e non pressione dimostra un limite di mentalità non ancora superato

Era palese a tutti che la Juve fosse più forte del Porto, ma guardandola nella gara di ritorno il divario, che è stratosferico, non si è visto in tutta la sua ampiezza. Se poi consideriamo che come a Oporto, la Juve ha avuto un uomo in più, l’1-0 appare troppo risicato e conservativo.

Può darsi che, più o meno inconsciamente, la Juve volesse risparmiare energie per il campionato (domenica pomeriggio va a Genova contro la Sampdoria), ma certo chi, come me, pensa che la Juve sia una squadra all’altezza delle favorite è rimasto un po’ deluso.

So per esperienza diretta che la Juve è camaleontica e proteifoirme. Darne un giudizio definitivo,  dopo una partita come questa, sarebbe sbagliato e imprudente. L’anno scorso, per esempio, una Juve non certo più potente di questa sfoderò una prestazione “monstre” in casa del Bayern. Era qualificata fino a 30” dalla fine del recupero, poi uno sciagurato errore di Evra la condannò ai supplementari (e li perse). Con questo voglio dire che la Juve - in particolare quella di Allegri - è capace di tutto, anche perché più consapevole della sua grande qualità.

In attesa della grandezza che verrà - lo sperano non solo gli juventini -, Allegri, contro il Porto, ha scelto una squadra iperoffensiva. Non solo per la contemporanea presenza di Higuain, Madzukic, Dybala e Cuadrado (mancava Pjanic, sostituito da Marchisio), ma anche per l’attività di Dani Alves e Alex Sandro. In pratica la Juve aveva solo due difensori centrali (Bonucci e Benatia) protetti da Marchisio e Khedira.

La partita non poteva essere esaltante. Soprattutto perché la Juve ha concesso i primi venti minuti al Porto. Di pericoli neanche l’ombra (quelli, paradossalmente, sono venuti nella ripresa), ma un fastidioso possesso palla. Fino al rigore, di segnalabile c’è stato solo un colpo di testa di Mandzukic (cross di Cuadrado) e un suggerimento di Higuain per Khedira, che il tedesco ha storpiato nell’area piccola.

Decisivo il minuto 40 e e la parata di Maxi Pereira (espulso) su appoggio da due passi di Higuain (sarebbe stato gol dell’argentino). Tuttavia la genesi del rigore non è riconducibile ad un’azione, ma ad un calcio d’angolo battuto da Dani Alves. Sulla traiettoria è piombato di testa Alex Sandro, che ha costretto Casillas ad una deviazione sui piedi di Higuain. Da un argentino all’altro. Il tiro dagli undici metri è toccato a Dybala che ha spiazzato il portiere spagnolo.

A quel punto è finita una partita mai cominciata. O, almeno, così ha creduto la Juve e in particolare qualche uomo della difesa, in particolare Benatia. Suo, infatti, l’errore nel tackle con Soares (Tiquinho) che si è involato da solo verso Buffon. Bastava un diagonale solo un po’ più preciso e la partita, anche se parzialmente, si sarebbe riaperta, con grande scorno per Allegri che, giustamente, tiene ad avere la difesa meno battuta della competizione. I quarti sono conquistati. Ora serve attesa, fiducia, convinzione.
Giancarlo Padovan
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