La Lazio risolve i problemi di Spalletti. Roma, senza Salah chi sei davvero?
04/12/2016, 23:30
di Giancarlo Padovan
La Lazio sbaglia, la Roma no. La differenza di un derby povero e litigioso la fanno due errori difensivi. Il primo di Wallace, poco prima di metà ripresa, che sbaglia presuntuosamente un’uscita palla al piede, consegnandola a Strootman in agguato. Il secondo di Marchetti che vede partire tardi un tiro di Nainggolan e si butta goffamente sulla sinistra. Prima la Lazio aveva impedito alla Roma di giocare e di tirare, ma di occasioni ne erano state create ben poche.

La più grossa, a dire il vero, l’ha avuta Dzeko al 15’ della ripresa, in pratica la prima conclusione pericolosa della Roma: sul colpo di testa del bosniaco, Marchetti aveva esibito una respinta d’istinto. Cionondimeno Dzeko ha fatto poco, sia perché deprivato della presenza di Salah; sia  perchè meno preciso negli appoggi. Inoltre Nainggolan e Perotti gli hanno giocato troppo lontano, preoccupati com’erano di fare massa a centrocampo, dove Spalletti non voleva imbarcate. Roma quasi rinunciataria nel primo tempo. Probabile che più della tattica (3-5-2) abbia prevalso la strategia (l’attesa di un errore o la concessione di campo da parte degli avversari). Se così pensava Spalletti bisogna riconoscere che ha avuto ragione. Ma se voleva convincere sul piano del gioco allora siamo molto lontani dalla svolta che il derby avrebbe potuto dare. 

Lunedì all’Olimpico arriverà il MIlan. Il turno successivo la Roma andrà a Torino. Solo dopo queste due partite si potrà dire qualcosa sulle prospettive di una squadra che anche questa volta ha vinto, ma non trascinato. Si dirà che i derby sono così, mai troppo spettacolari, poche volte avvincenti. E’ vero, tuttavia bisogna stabilire quanto la Roma perde senza le sgroppate in campo aperto di Salah. Per me molto. Si è visto nel primo tempo e si sarebbe potuto vedere maggiormente nella ripresa quando la Lazio ha tentato un improbabile recupero. In quegli spazi Salah avrebbe volato. Simone Inzaghi non ha sbagliato né partita, né formazione. Avere tre punte sembrava un azzardo sufficiente. Invece è stato proprio dal tridente che ha ottenuto di meno. Poi ci sono stati Wallace e Marchetti, ma la premessa al mio ragionamento è che una partita così bloccata non l’avrebbe schiodata nessuno, nemmeno da parte laziale. 

Infatti è servito un episodio per rincorrere il brivido. E sono serviti due errori per decidere il risultato. L’episodio da brivido si situa al 30’ del primo tempo quando Bruno Perers, contrastato da Biglia, è caduto in area. Per l’arbitro prima non è nulla (non fischia). Poi, su segnalazione di Calvarese, decretra il rigore. Calvarese lo corregge: fallo fuori dall’area. Le immagini confermano la posizione (fuori area) e però anche la mancanza assoluta di fallo (Bruno Peres scivola da solo). Ingiusta, dunque, l’ammonizione a Biglia. Sul piano disciplinare c’è stato ben di peggio.

Mi riferisco alla rissa - per molti aspetti simile a quella avvenuta verso la fine di Manchester City-Chelsea, tanto per dire che i cattivi non siamo solo noi - verificatasi dopo l’1-0 della Roma, con relativa sospensione di 5 minuti. Cataldi, che si stava scaldando a bordo campo, ha polemizzato con Rudiger. Strootman, di rientro dai festeggiamenti sotto la curva, gli ha spruzzato l’acqua addosso forse per sedarne i bollenti spiriti. A quel punto, Cataldi ha tirato per la maglia l’olandese che è caduto a terra, come se fosse stato colpito con una spada. Da lì il piccolo rodeo da cortile con entrambe le panchine coinvolte. Sentenza: Cataldi espulso prima ancora di mettere piede in campo.
           
Giancarlo Padovan
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