La neve e Maradona: miracolo a Napoli
04/01/2017, 16:00
di Marco Bernardini
Se De Sica papà e il suo grande amico Cesare Zavattini appartenessero a questo nostro secolo e fossero in attività professionale come ai loro tempi, avrebbero buoni motivi per ideare e rigirare un capolavoro del surrealismo italiano come in realtà fecero con “Miracolo a Milano”. Dovrebbero soltanto cambiare il nome della città, quella di Napoli, e il gioco sarebbe fatto.

Avverte il Meteo, che ormai raramente sbaglia, di coprirsi bene. Specialmente al Sud dove la vecchia Befana arriverà a cavallo della sua scopa sospinta da venti artici gelidi e avvolta da nuvole cariche di neve. E proprio su Napoli, con grande invidia di quelli che al Nord stanno aspettando al momento invano vestiti da sciatori, cadranno fiocchi mai visti a rendere la città del Golfo sempre più magica e segreta. Una nevicata epocale, così dicono le previsioni, che lascerà i tetti imbiancati per parecchio tempo e che probabilmente sarà ben visibile anche il 19 di gennaio.

Altra data storica per i napoletani e per le tradizioni di una città la quale, malgrado tutte le contraddizioni sociali che si porta addosso, rimane un punto di riferimento artistico e culturale irrinunciabile per il mondo intero. Ebbene tre giorni prima dell’evento del diciannove all’aeroporto di Capodichino sbarcherà Diego Armando Maradona, il re mai dimenticato. Ovviamente non è questa la notizia visto che non si tratta della prima volta che il “Pibe” torna nel luogo dove lo hanno più amato e venerato in tutta la sua esistenza di campione. Il motivo dell’interesse e anche delle polemiche è dato dal fatto che la sera del 19 gennaio il teatro San Carlo di Napoli aprirà al pubblico pagante (con prezzi niente popolari) per ospitare uno spettacolo tutto declinato sul personaggio e sulla persona di Maradona.

Il San Carlo non è un teatro come tutti gli altri. Dal giorno della sua fondazione a oggi ha sempre e soltanto ospitato eventi di eccellenza e di altissima classe musicale e, talvolta, operistica. L’equivalente de La Scala a Milano o del Regio a Torino. Di qui una autentica sollevazione di protesta da parte della società più colta e più tradizionalista della città partenopea la quale, seppure appassionata di pallone e incantata a suo tempo dalle gesta di Diego, ritiene che la presenza di Maradona in un luogo così sacro equivalga ad una sorta di bestemmia nei confronti dell’arte e della stessa popolazione. Un poco come se l’ampolla contenente il sangue di San Gennaro venisse esposta al Festival internazionale della birra. L’amministrazione della città e il sindaco populista De Magistris vengono accusati di mercificazione. Certamente il San Carlo otterrà centocinquantamila euro dallo sponsor oltre all’incasso del botteghino. Quattrini che, per un’azienda sempre alla canna del gas come quella musicale, sono ossigeno puro. Ma se lo scopo dell’evento fosse anche soltanto quello mirato a fare cassa, francamente non trovo nulla di scandaloso nella performance di Maradona sul palco del tempio che ha visto e che vedrà i nomi più celebri dell’arte mondiale.

Ricordo un concerto di Woody Allen, per clarinetto e gruppo jazz, alla Fenice di Venezia. Un film con protagonista Vasco Rossi e le sue canzoni “maledette” rock a La Scala. I comici dissacratori di Zelig all’Arena di Verona. Un concerto per musicisti di strada al Regio di Torino. Bocelli e Baglioni in San Pietro a cantare per il Papa. Insomma, negare a Maradona l’opportunità di esibirsi nella città e per la città della quale fu a dir poco “divinizzato” sarebbe come vietare i concerti negli stadi per evitare di dissacrare il calcio. L’unico punto che resta da chiarire è il compenso che riceverà Diego per il suo spettacolo. Qualunque sia l’entità dell’ingaggio sarebbe cosa buona e giusta se Diego donasse, almeno in parte, quel denaro a coloro che certamente più bisognosi di lui vivono ai margini di una città che lui dice di amare più di ogni altra. Un amore tanto caldo da sciogliere la neve.
Marco Bernardini
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