La scandalosa lotteria del fuorigioco
31/10/2016, 20:00
di Pippo Russo
Uno dei più consolidati luoghi comuni del calcio era quello sulla difficoltà di spiegare a una donna il fuorigioco. Altri tempi. Oggi per gli stessi giudici di gara sarebbe un compito tortuoso dare una chiara definizione di cosa sia o no fuorigioco, perché loro per primi sono continuamente impegnati ad aggiornare i parametri. E quando finalmente riescono a farlo, ecco che interviene un nuovo cambiamento e rimette in discussione l’equilibrio raggiunto. Una perversa variazione sul tema del lifelong learning, con effetti devastanti nell’applicazione del regolamento.

Di questa situazione si è avuta una clamorosa dimostrazione ieri, allo stadio Castellani. Si era nel finale della gara, con l’Empoli che riusciva a rompere l’assalto giallorosso grazie a un’incursione di Pasqual sulla sinistra. L’esterno empolese vedeva ben piazzato Maccarone, una ventina di metri più avanti, e lanciava il pallone verso di lui. Maccarone era però in fuorigioco, e se ne accorgeva subito desistendo dall’inseguire il pallone dopo avere effettuato un primo scatto. Il pallone gli passava molto vicino, ma l’attaccante lo evitava in modo ostentato. Il desistere di Maccarone provocava un atteggiamento analogo da parte dei difensori giallorossi, che lasciavano sfilare la traiettoria credendo che l’azione finisse lì. Ma poiché non c’era stata nessuna interruzione, rientrava in gioco lo stesso Pasqual, che si ritrovava davanti una voragine di campo verso la porta romanista. Come se avesse lanciato se stesso. L’esterno empolese arrivava al limite dell’area, e anticipando il ritorno affannato dei difensori giallorossi, scoccava un tiro che obbligava Szczesny a un’impegnativa deviazione in angolo.
I giocatori romanisti hanno molto protestato per l’interpretazione dell’episodio, avendone tutte le ragioni. La lettura dell’arbitro Di Bello e della sua squadra, riguardo all’influenza di Maccarone sullo svolgersi dell’azione, è stata infatti molto forzata in favore dell’Empoli. Impossibile giudicare ininfluente il movimento dell’attaccante, che andando verso il pallone e poi desistendo era comunque il riferimento dei movimenti difensivi giallorossi. Inoltre, la traiettoria del pallone lanciato da Pasqual era inequivocabilmente diretta verso Big Mac.

In condizioni del genere, basta estraniarsi platealmente dall’azione per prendersi lo status di ininfluenza? E si può mica dare a un reparto difensivo anche il compito di interpretare le intenzioni e il linguaggio corporeo dell’attaccante, per regolare i propri comportamenti in campo? Per fortuna non è scaturito un gol, ché altrimenti ci saremmo sorbiti una settimana di polemiche feroci. Con la Roma che avrebbe perso la seconda partita su due in Toscana a causa di una cattiva interpretazione del fuorigioco passivo (a Firenze il gol di Badelj fu influenzato dalla presenza determinante di Kalinic sulla traiettoria). Ma sarebbe errato liquidare la discussione al singolo episodio. C’è infatti un problema di portata ampia, e riguarda il continuo stravolgimento cui la regola sul fuorigioco è stata sottoposta. Dall’inizio degli anni Novanta è partito un vasto lavoro sul regolamento, orientato a favorire il gioco offensivo e a penalizzare le difese e le forme dell’ostruzionismo. E questo continuo aprire le opportunità al gioco d’attacco ha avuto proprio nella regola numero 11 il campo di sperimentazioni più perverse. La si è resa sempre più soggetta a interpretazioni, riducendone l’oggettività. Per quanto mi riguarda, non vedo altra soluzione che tornare alla vecchia disciplina per cui non esisteva il concetto di “fuorigioco ininfluente”: quando un calciatore è oltre la linea dei difensori, indipendentemente dalla vicinanza all’azione, va fischiata l’irregolarità. E mi rendo conto che la mia sia una posizione radicale, ma se l’alternativa è questa ridicola interpretabilità, allora molto meglio il radicalismo pro-difese. Di sicuro c’è che questo regime regolamentare sul fuorigioco non può continuare. Perché nel tentativo di favorire gli attaccanti si finisce col dare un’arma in più ai furbi (quelli che fanno come se passassero di là per caso, mentre stavano andando in ciabatte a buttare la spazzatura) e mettere in crisi arbitri e giudici di linea, costretti a dare letture immediate di situazioni di gioco sempre più complesse. Un fuorigioco così è da buttare.

@pippoevai
Pippo Russo
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