La valanga Trump sugli USA: tempi bui
09/11/2016, 12:00
di Marco Bernardini
Ha detto Barak Obama, prima di lasciare: "Comunque vada, domani sorgerà il sole". Lapalissiano. In effetti anche oggi i raggi della nostra stella madre illuminano la Terra. Ma è un sole freddo. Fatica a riscaldare. Ciò che personalmente mi auguravo non dovesse succedere per il bene e per la tranquillità del mondo è invece accaduto. Con un fragore senza pari e con una violenza simile a quella dell'uragano Katarina, la valanga Donald Trump è piombata sugli Stati Uniti d'America. Così ha deciso, liberamente e per votazione, il popolo del Paese più influente e più potente del pianeta. Vox populi, vox dei. Ma questa volta a vincere è stata la "voce muta" dell'America. Quella della parte più nascosta e anche più arrabbiata del Paese. Una rabbia sorda e covata dentro nel brodo di coltura del veleno. Un sentimento che, adesso, mischiato con il fanatismo populista di Trump, potrebbe andare a formare un mix esplosivo di violenza inaudita destinata a contagiare il resto del mondo come un virus pestilenziale. 

Mi auguro di sbagliare, insieme con tanti altri commentatori politici sorpresi dall'esito delle elezioni americane, ma prevedo giorni bui per l'umanità. Non subito, ovviamente, perché ciascun evento e anche quello più negativo necessita di decantare e di cementarsi prima di produrre ogni tipo di effetto. Ma il pessimismo, in questo caso, è figlio di una precisa analisi socio-politica che non riguarda solamente gli Stati Uniti dì America. Chiunque abbia avuto modo di leggere con un minimo di attenzione i libri di Storia riferiti all’epoca moderna è in grado di capire che politicamente ed economicamente il mondo intero ha intrapreso una via senza ritorno. L’Europa è in picchiata da decadenza. L’Oriente sta aggredendo, per il momento con strumenti pacifici, tutto ciò che gli  viene a portata di mano. L’Africa, contesa dai Potenti della terra e dalle bande dei Califfi, è un continente che si sta svuotando. Cresce in ogni angolo del mondo una feroce voglia di populismo. 

E’ proprio questa la parola chiave per interpretare il teorema del futuro: populismo. Quello che Trump ha saputo cavalcare con estrema abilità dopo aver capito dove tirava il vento. Nelle nostre società contemporanee tante e troppe cose sono cambiate. La classe media, quella che veniva definita borghesia (l’autrice della unica e vera rivoluzione popolare della stira come quella francese), è in fase di rapida estinzione. La classe operaia, intesa come quella degli anni della rivoluzione industriale, è scomparsa. Cresce, al contrario, la classe dell’indigenza e della disperazione mentre si allarga la forbice con quella dei ricchi sempre più ricchi. Non è la prima volta che accade nei secoli. Ed è proprio la Storia a dirci che situazioni del genere producono quel nefasto populismo che a sua volta origina fatalmente movimenti di destra estrema il cui destino è alla fine quello di affidarsi ad un uomo solo al comando. Leggi dittatura. Fu così che, dopo il crollo della Repubblica di Weimar, nacque il nazismo e Hitler ebbe campo libero per la sua folle rincorsa verso il potere. 

In questo momento esulta l’America dei guerrafondai, della sanità a pagamento, degli anti ispanici e dei razzisti, di quelli con la pistola sempre in tasca e purtroppo anche quella di una classe operaia silenziosa e muta perché tradita per miopia da chi avrebbe dovuto sostenerla. E’ significativo, del resto, quel che è accaduto immediatamente dopo l’annuncio che Trump era il nuovo presidente. Il governatore del Nebraska, Stato storicamente democratico e passato ai repubblicani, si è affrettato a reintrodurre la pena di morte. 

Vorrei sbagliare, nuovamente, ma ho il sospetto che Nostradamus, Malachia e tutti gli altri veggenti menagramo della Storia non avessero poi così torto. 
 
Marco Bernardini
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