Maiorca ha trovato la Balena Bianca
13/11/2016, 13:00
di Marco Bernardini
Non era una persona come tutte le altre, Enzo Maiorca (foto Alchetron.com). Quando arriva l’ora del commiato definitivo, l’idea generale è quella che prevede l’esercizio del Grande Volo tra le stelle senza ritorno. Oltre le nuvole e ancora più su dovrebbe esserci qualcuno che aspetta, misericordioso. Un teorema, magari soltanto illusorio, che vale quasi per tutti e che, fondamentalmente, provvede a fornirci un minimo di consolazione diluendo la paura del buio. Enzo Maiorca, l’apneista siracusano più famoso al mondo che se ne andato oggi all’età di ottantacinque anni, rappresenta l’eccezione che conferma la regola. Nei suoi occhi, prima che li chiudesse, non c’era dipinto il colore del cielo ma quello del Grande Blu le cui profondità vengono inghiottite dal nero più intenso. Ma il suo non sarà stato un viaggio nell’oscurità. Nel preciso istante dell’abbandono il vecchio lupo degli abissi avrà visto ciò che per tutta la vita è andato cercando scorgendola sempre e soltanto da lontano. La sua Balena Bianca.

Ancora negli ultimi tempi, consumato da una vita da semidio figlio di Nettuno, confidava il suo desidero: “Continuo a inseguire e cercare la mia Balena Bianca. So dove si trova perché dal punto esatto dove si immerge ogni volta sorge l’arcobaleno. Prima o poi raggiungerò anche io quel pezzi di mare. E mi unirò a lei. Non so dire quando ma da quel momento viaggeremo insieme”. La suggestione poetica di un visionario che nelle profondità degli oceani aveva trovato la sua ragione di vita. Là sotto, nel mondo di una fauna e di una flora custodi del segreto sull’origine dell’uomo, aveva imparato a conoscere e a interpretare il senso della vita e anche quello della morte. Sino a diventare vegetariano e amico dei pesci. Il giorno in cui, ancora cacciatore di prede subacquee, stava tentando di stanare una cernia di proporzioni formidabili che, per sfuggirgli, si era infilata tra due scogli sul fondo. Raccontava Enzo, ricordando molto bene, che allungò una mano per tentare di agguantare l’animale e che le sue dita percepirono con chiarezza il pulsare di un cuore impazzito dal terrore e il flusso del sangue che scorreva come un fiume in piena nel corpo del povero pesce. “Concludeva la narrazione dicendo: “Fu in quel momento che presi coscienza del fatto  che stavo per uccidere un essere vivente”. Tornò lestamente in superficie e dopo un pubblico outing non riprese mai più una fiocina in mano.

Era già il Maiorca campione del mondo di immersione. Quello che imparò a nuotare nel mare della sua Sicilia a quattro anni, ma che soltanto più avanti smise di aver paura del mare. Lui che cominciò la sua memorabile carriera di apneista battendo il campione brasiliano Santarelli nel 1960 scendendo fino a 46 metri sotto. Chiuse, poi, nel 1988 con il record inimmaginabile di 101 metri dopo una sfida che pareva dover essere eterna con il francese Jaques Mayol. Dedicò l’impresa a Rossana, una delle sue figlie che era morta. In mezzo l’impresa del 1974 della quale parlò il mondo e per  la quale Maiorca venne cancellato per anni dai palinsesti televisivi. Avrebbe voluto raggiungere i novanta metri e la tivvù di Stato aveva deciso di trasmettere l’evento in diretta. Maiorca si immerse. A meno venti andò a sbattere contro un suo collaboratore, il sub Bottesini ex campione di Rischiatutto, che non si era accorto del suo arrivo. Tornò in superficie smoccolando come un carrettiere ubriaco e lanciando anche un paio di bestemmie. Aveva rischiato la vita, ma il perbenismo di Stato non lo perdonò per decenni.

Vai pure, ora, Enzo al fianco della tua Moby Dick tra i riccioli bianchi delle onde e i silenzi misteriosi di un pianeta segreto e proibito del quale, con pieno diritto, meriti di essere il re.
Marco Bernardini
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