Pochettino copia Conte e lo batte con Alli, ma il Chelsea ripartirà presto
04/01/2017, 23:45
di Giancarlo Padovan
Niente record, ma quello sarebbe il meno, perché i campionati si vincono anche senza stabilire primati. Niente punti e questo è già un problema più consistente perché, se non proprio riaperta, la Premier resta socchiusa con il Liverpool a cinque punti e il Manchester City a sette. Piuttosto, poco gioco e ancor meno attenzione difensiva e queste due cose, uno come Conte, non le manda proprio giù. Perdere si può - è naturale - ma che sia accaduto così e in casa del Tottenham lascia un po’ di amaro in bocca al tecnico italiano e ai suoi molti estimatori. 

Il Chelsea, infatti, non giocava solo per la quattordicesima vittoria consecutiva (avrebbe abbattuto il record dell’Arsenal), ma soprattutto per il più otto che avrebbe virtualmente archiviato il massimo campionato inglese. Invece qualcosa è successo e non è stato merito di Conte. Ha vinto Pochettino e ha vinto Dele Alli. Il primo perché ha azzeccato la scelta di “copiare” il sistema di gioco del Chelsea (3-4-2-1), quando la maggioranza della critica - me compreso - avrebbe optato per il più consueto 4-2-3-1. Il secondo perché ha segnato di testa due gol molto simili che hanno esaltato le sue qualità di tempo e volo, mettendo a nudo i limiti di Azpilicueta e Moses, ma anche quelli di chi avrebbe dovuto portare pressione su Eriksen, autore di entrambi i cross.

Sul primo gol c’è stato un concorso di colpa anche di David Luiz che, anziché marcare, come avrebbe dovuto fare Azpilicueta, è uscito al limite dell’area in una posizione assolutamente ibrida. Quanto a Moses, ha effettuato la diagonale in ritardo, sia nel primo che nel secondo caso. Del resto quando si difende a tre bisogna contare su marcature ferree dentro l’area e sulla cooperazione degli esterni di centrocampo. Se mancano, il gol avversario va preventivato. Il Tottenham ha avuto la fortuna di segnare al primo minuto di recupero del primo tempo. Psicologicamente si è trattato di infliggere una mazzata al Chelsea che ormai aveva la testa all’intervallo. Anche questo non sarà piaciuto a Conte che, però, pubblicamente ha apprezzato la prestazione dei suoi.

In effetti, nonostante il doppio svantaggio finale, il pari non sarebbe stato scandaloso se si contano e si pesano le occasioni avute dagli uomini di Conte. La più clamorosa, che avrebbe potuto cambiare il corso della cronaca e, chissà, dato una svolta immediata alla storia, è capitata sul piede sinistro di Hazard, imbeccato da un assist di Matic. Il belga ha chiuso con un diagonale fuori di una spanna, ma forse da uno come lui era lecito aspettarsi il gol. Sia perché era ormai solo oltre la linea di difesa degli avversari, sia perché ha una capacità tecnica di notevole spessore. Era appena il 5’ di partita e il Chelsea avrebbe avuto la possibilità di mettere la gara come in fondo desiderava. Cioè facendosi inseguire da un avversario che non aveva ancora cominciato a giocare.

Anche nei primi cinque minuti della ripresa il Chelsea si sarebbe potuto rimettere in carreggiata. Due occasioni consecutive - Diego Costa e Hazard -, una potenziale per Pedro, non sono poche. Ma ci sarebbe voluta più precisione e più ferocia. Quella che ha avuto il Tottenham nel recuperare palloni in mezzo al campo. Quella che non ha mai abbandonato Dele Alli, abile a sfruttare prima i metri e poi il mezzo metro. Il 2-0 al 54’ ha galvanizzato i ragazzi di Pochettino e afflitto quelli di Conte. Forse la loro vera colpa è stata quella di rinunciare ad un’altra vera reazione (dopo quella di inizio ripresa). Ma le partite non si perdono solo per la fatica fisica, c’è anche quella mentale che inaridisce le motivazioni e l’attenzione. 

Il Chelsea si è fermato, ma ripartirà presto. E’ primo non perché il più forte, ma perché il più regolare. Perde poco, subisce poco e, quando accade, impara subito. Per tutto questo la Premier gli resta saldamente in pugno.        
 
Giancarlo Padovan
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