Tavecchio o Abodi non importa, ma basta scherzare con le mimose!
08/03/2017, 09:00
di Marco Bernardini
Il fatto che Tavecchio sarà ancora presidente della Federazione Calcio non mi fa perdere il sonno. Così come la sfida tra lui e Abodi non ha eccitato in modo particolare il popolo del pallone. SI è trattato infatti dello scontro tra “animali politici” imprestati allo sport nella sua accezione meno nobile, ragion per cui la gara tra i due ha avuto più o meno lo stesso valore delle “primarie” di partito. Una competizione a uso del Potere con tutto ciò che consegue. Vanità, clientelismi, strizzatine d’occhio e vantaggi trasversali. Il gioco del calcio, per come lo vive la gente, è dovrebbe essere ben altra cosa e a gestirne i meccanismi dovrebbero essere investiti ben altri personaggi sulla falsariga di Zoff, Riva e Rivera o al limite di Albertini o Tommasi. Ecco perchè queste elezioni di Palazzo hanno regalato un’anima fredda come un iceberg.

Il nuovo presidente, che è anche quello uscente, avrà però l’obbligo pratico se non proprio morale di mantenere almeno  un minimo di credibilità rispetto al progetto annunciato durante la campagna elettorale. Il calcio è diventato, negli anni, un elemento intrinseco e inscindibile dalla realtà sociale. Se non si vuole preservarlo dal calo dell’entusiasmo almeno occorre saperlo gestire come patrimonio pubblico funzionale anche alle necessarie strategie aziendali. Di questo, certamente, si farà carico il nuovo presidente al quale mi piace lanciare un appello ben preciso. Il movimento del pallone italiano, a differenza di quelli in essere in tutti i Paesi e non solo quelli europei, ha un cono d’ombra che lo mortifica. Un gap da coniugarsi tutto al femminile. Sento il dovere di parlarne non soltanto perché oggi, otto di marzo, è la festa delle donne. Ma soprattutto perché è ora di finirla una volta per tutte di considerare il gioco professionistico del pallone un evento culturale e pratico maschile e fin maschilista.

Una donna ha sfiorato la presidenza degli Stati Uniti. Una donna gareggia per arrivare a essere la prima inquilina dell’Eliseo. Una donna ha viaggiato e vissuto nello spazio  insieme con i suoi colleghi. Una donna ha saputo regalare alla medicina dignità e valori incommensurabili. Una donna ha fatto lo stesso leggendo il cielo e e stelle. Eppoi ci sono tutte le altre donne anonime eroine del quotidiano, alcune vilipese e violentate, altre in fuga dalle stragi con i loro bambini, tutte quante sotto di almeno un gradino economico e sociale rispetto a dove staziona il maschio ancora privilegiato e molto padrone. Il calcio, in Italia, sotto questo aspetto non fa differenza. Altrove almeno lo sport è riuscito ad equiparare questi due mondi che da noi restano separati da un vallo idiota e pieno soltanto di pregiudizi ridicoli.

Ecco che allora che a Tavecchio si richiede un piccolo e grande sforzo di intelligenza e di sano realismo al fine di colmare questo vuoto che non ha più alcun senso. Dare al calcio femminile tutta la dignità e la visibilità che merita, a prescindere. Un campionato nazionale e una nazionale azzurra esattamente equiparabili a quelli degli straricchi maschietti. Basta ridere e anche solo sorridere dell’altra metà del cielo che gioca a pallone. Basta scherzare con le mimose. 
 
Marco Bernardini
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