Vince la Samp, tutto merito di Ntcham
11/03/2017, 22:00
di Giancarlo Padovan
Vincere due derby nella stessa stagione significa santificarla. Se, poi, con i sei punti sfilati ai cugini,  si va a più dodici nei loro confronti e al nono posto in classifica, cioé appena sotto la zona Coppe, c’è la fondata possibilità che l’impresa venga tramandata ai posteri come un’impresa straordinaria. 
 
In effetti era dal 1960 che la Sampdoria non faceva doppietta ed essersi ripetuta a 57 anni di distanza dà la dimensione di come la Genova blucerchiata sia ebbra di gioia. Piange, invece, la metà rossoblù, mortificata da un presidente (Preziosi) che smonta e rimonta la squadra ad ogni  sessione di mercato e si priva dei migliori allenatori (Gasperini alla fine della stagione passata, Juric tre turni fa) più per capriccio che per necessità.

L’impressione è che Preziosi sappia scoprire e scegliere i calciatori più bravi, così come i tecnici più collaudati e promettenti. Gli manca, invece, l’idea della programmazione e la pazienza per ottenere i risultati. Può darsi che le necessità economiche, spesso impellenti, lo costringano ad agire sul mercato vendendo e svendendo senza troppo pensare. Tuttavia non c’era ragione di privarsi di allenatori (soprattutto Gasperini) che avevano il consenso della piazza, ma magari non quello degli ultras.
 
Il derby l’ha deciso Muriel, al 26’ della ripresa, di una partita collosa e posticcia, più caratterizzata dagli errori - figli della paura - che dal gioco. Infatti il gol del colombiano è stato favorito da uno sciaguratissimo passaggio laterale di Ntcham, l’eroe delle prime due gare con Mandorlini in panchina (era andato in gol sia con il Bologna, sia ad Empoli). Che, poi, sul tackle sia andato morbido, o improvvido, anche Munoz - come ha detto Giancarlo Marocchi nel commento di Sky - può essere. Di certo, senza la sventatezza di Ntcham, nulla sarebbe accaduto, almeno nella circostanza. 
 
Il Genoa ha tirato in porta, in modo pericoloso, una sola volta, con Pinilla. Sarebbe potuto essere il gol del vantaggio (destro da dentro l’area, sventato con il sinistro di Viviano) e, forse, avremmo assistito ad un’altra partita. Si era, infatti, al 20’ del primo tempo e la Samp, fino all’intervallo, non ha fatto un tiro nello specchio della porta.

Merito del sistema difensivo del Genoa, un 5-3-2 ermetico, con Simeone quasi costantemente a giocare su Torreira per limitarne le iniziative. Anzi, a dire la verità, al di là dell’occasione di Pinilla, propiziata proprio da un cross di Simeone, il Genoa del primo tempo ha fatto meglio sia a livello di trama, sia di ripartenze. 

Diversa, invece, la ripresa. La Sampdoria, pur affidandosi a episodi individuali, ha cominciato da subito a prendere le misure al Genoa. Primo, avvicinando l’area. Secondo, provando le conclusioni da fuori. Forse l’unica soluzione in una partita bloccata. Prima del gol, Muriel (6’) ha colpito la parte alta della traversa. Poi Quagliarella (10’), ha fatto perno su Munoz, tirando di sinistro fuori di poco.

Resto convinto che, senza l’errore di Ntcham, la prodezza di Muriel (piazzato di destro alla sinistra del portiere Lamanna) non ci sarebbe stata e, forse, il derby sarebbe finito in parità. Di certo, però, con l’ingresso di Schick (al posto di Quagliarella), la Sampdoria ha avuto la possibilità di colpire ancora, proprio dando palla a questo ragazzo che per tre volte è andato via sulla destra, seminando il panico tra i difensori genoani. Mandorlini, naturalmente, ha provato tutto per raddrizzarla. Passando al 4-3-3 con l’ingresso di Palladino (31’) e  al 4-2-4 con Taarabt. Ma gli assalti, in fondo rari, sono stati confusi e sterili.

Sul taccuino mi resta una girata di Laxalt (44’), bravissimo in fascia sinistra. Nei pensieri dell’allenatore rossoblù, invece, tanta amarezza. Perdere si può. Ma un derby, il primo di Genova per lui, fa sempre troppo male.

@gia_pad
Giancarlo Padovan
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