Sono pochi gli allenatori che entrano nel cuore di una città, prima ancora di una squadra, e non ne escono più. A Cesare Prandelli, bresciano di Orzinuovi e perfino ex juventino come giocatore, è successo con Firenze. Domani, a Marassi, ritroverà la Fiorentina da avversario per la prima volta dopo più di 8 anni. L’ultima volta, sulla panchina viola, risale al 16 maggio 2010, Bari-Fiorentina 2-0. Da allora, è tornato al Franchi da ct della Nazionale, mai da allenatore. Dopo l’Italia, solo campionati esteri col Galatasaray, il Valencia e l’Al-Nasr, e solo disavventure.

Firenze per Cesare è il punto più alto della sua carriera con i club ma è soprattutto il punto più bello della sua vita. Nei suoi 5 anni in riva all’Arno, la Fiorentina ha giocato un calcio spettacolare, ha fatto due volte la Champions League, è arrivata alla semifinale di Coppa Uefa, ha entusiasmato la gente. Ricordiamo ancora la sua prima partita, campionato 2005-06, era un anticipo, si giocava a fine agosto in notturna. La Fiorentina vinse 2-1 contro la Samp giocando un calcio che in quello stadio si erano dimenticati. Uno spettacolo. Ma Prandelli a Firenze è molto di più. E’ Ovrebo, l’arbitro scandaloso e ciccione che tolse ai viola una storica qualificazione ai quarti di finale di Champions contro il Bayern; è la vittoria ad Anfield; è la rincorsa nella stagione della penalizzazione per calciopoli; è la Scarpa d’Oro di Toni; è l’esplosione di Mutu.

Ma è soprattutto quella domenica in cui Cesare tornò in panchina dopo aver trascorso accanto a sua moglie Manuela i suoi ultimi giorni di vita. L’applauso che gli dedicò il Franchi era pieno di un sentimento che Cesare non ha mai dimenticato. Ha preso casa a Firenze, di là d’Arno, con un occhio su Piazza del Carmine. Ha gli amici, i nuovi affetti, le passeggiate nel cuore della città. Firenze è tanto per Prandelli. Non sarà facile per lui giocarci contro.