Da qualche tempo a questa parte nella Milano calcistica ha preso piede una strana tendenza, quella di mettere in discussione a prescindere e prima di chiunque altro il ruolo dell'allenatore. Se Inter e Milan collezionando da anni risultati non in linea col loro blasone, nonostante gli investimenti non siano mancati e i rispettivi monti ingaggi siano a livelli di guardia, la colpa è per forza dell'allenatore. Che si tratti di Mihajlovic, Montella o Gattuso da una parte, di Mazzarri, Mancini o Spalletti dall'altra, il motivo ricorrente è sempre lo stesso. E spesso e volentieri l'epilogo più naturale è l'esonero.

IL GIOCHINO CON SPALLETTI - Passano i giorni e si avvicina il finale di stagione, pronti a tirare le somme. In casa nerazzurra, le dichiarazioni sul futuro di Luciano Spalletti sembrano sempre di più all'insegna della diplomazia e del politically correct, nel tentativo di non distogliere l'attenzione dagli obiettivi della squadra, che ancora non ha blindato la partecipazione alla prossima Champions League. Eppure, le voci su Conte continuano a rincorrersi, così come gli spifferi sull'insoddisfazione di Suning per la gestione di alcune vicende interne (su tutte il caso Icardi) da parte del tecnico di Certaldo. Indizi sulla possibilità che l'Inter possa cambiare ancora, "per fare un salto di qualità a livello di guida tecnica". Ma precisamente Spalletti di quale colpa si sarebbe macchiato? Sulla base di cosa non viene ritenuto all'altezza di continuare a guidare l'Inter? SOLO COLPA SUA? - In queste due stagioni milanesi non sono mancati ovviamente gli errori e qualche uscita mediatica sopra le righe, ma è davvero così automatico che l'approdo in panchina di un profilo alla Conte sia il preludio a un mercato in linea con le ambizioni della piazza o che sappia valorizzare i giocatori attualmente in rosa? La qualificazione alla Champions era l'obiettivo richiesto, l'anno scorso come in questa, e per ora l'allenatore nerazzurro è in linea con i programmi. Spalletti ci ha messo indiscutibilmente del suo nel destinare una parte consistente delle risorse a disposizione nella passata estate per un calciatore "al limite" come Nainggolan, ma dietro di lui si presume che ci sia una società che, dopo aver lasciato intendere che si potesse arrivare a campioni affermati in quel ruolo (Vidal e Modric, solo per ricordarne alcuni), è stata quasi "costretta" ad assecondare la richiesta del proprio allenatore per tappare la falla. Nel reparto nevralgico (e non solo lì) la qualità media dell'Inter risulta di molto inferiore a quella di Napoli e Juventus e questa non è una responsabilità che può essere ascritta esclusivamente a Spalletti. Chi parla di mancanza di gioco e di identità tattica, senza tenere in considerazione il valore della rosa che il tecnico toscano ha dovuto gestire in queste due annate e le problematiche a livello di spogliatoio che esistevano prima ancora del suo arrivo, offre un quadro parziale della vicenda. Sicuri che basti un Conte per cancellare di colpo i difetti del passato?