Errare è umano, perseverare diabolico. In questo caso è d’obbligo rispolverare l’antico adagio per descrivere la settimana del Milan che precede l’ultima di campionato. Evidentemente non è servita a nulla la lezione del post-derby, quando cioè è stato pesantemente messo in discussione l’allenatore prefigurandone l’esonero a fine stagione. Uno scollamento interno che ha prodotto una catastrofe e che in campo si è tradotta con 5 punti in 7 partite, quelle che in meno di due mesi hanno catapultato il Milan fuori dalla zona Champions. In quel caso si era rivelato un errore fatale delegittimare Gattuso nel momento cruciale della stagione, un errore compreso e corretto. Anche se in modo tardivo. Più volte abbiamo ripetuto che delle conseguenze di quell’errore si sarebbe dovuto far tesoro in futuro.

E invece che cosa accade? Che proprio nell’ultima settimana del campionato, quella in cui si possono coltivare le ultime flebili speranze per la Champions, viene praticamente annunciato l’addio di Leonardo. Ma come si fa? Proprio nella settimana da vivere con calma e serenità, la settimana in cui tutta la pressione avrebbe dovuto schiacciare l’Inter, mentre il Milan avrebbe dovuto preparare con calma la trasferta di Ferrara. Proprio in questi giorni c’era bisogno di tirar fuori l’addio di Leonardo e l’imminente arrivo di Campos? Il timing fa addirittura pensare che qualcuno lo abbia fatto intenzionalmente, proprio per minare la corsa alla Champions League. Fatto sta che la squadra e l’ambiente che affronteranno la trasferta di Ferrara, lo faranno consci che sarà l’ultima partita sia per l’allenatore sia per il direttore sportivo, le due anime del Milan di questa travagliata stagione. Il modo peggiore per concluderla. Non mi stupirei se il Milan non riuscisse a battere la Spal, mentre non ho grandi dubbi sul fatto che Inter e Atalanta facciano bottino pieno nelle rispettive gare casalinghe. E non lo dico per scaramanzia. Delegittimare Leonardo e annunciare il suo successore nell’ultima settimana di campionato è stato un errore gravissimo da parte di chi l’ha commesso. Ci fermiamo qui. Nelle prossime settimane, con il Milan fuori dalla Champions, ci sarà tempo per commentare il futuro tutt'altro che roseo. Un futuro con un ad sudafricano che ha lavorato solo in Inghilterra e un ds portoghese che ha sempre lavorato in Francia. E senza quel “maestro di calcio” alla Conte o alla Sarri che auspicavamo, ma con in panchina il buon Simone Inzaghi, abituato a lavorare in una società snella, ben strutturata e con una precisa gerarchia. Inzaghino si ritroverà in un Milan con un ad e un ds esordienti in Italia e senza soldi da spendere sul mercato. Il rischio è che su quella panchina duri meno del fratello