L’eliminazione del Torino per mano del Wolverhampton (2-1 per gli inglesi dopo il 3-2 dell’andata) non è una sorpresa, ma una conferma: la settima squadra della Premier League è migliore della settima squadra della serie A.

Lo è per valori relativi (le due partite sarebbero potute finire entrambe con un pareggio), lo è per valori assoluti: i giocatori del club britannico hanno più qualità dei granata.

A Mazzarri nessuno può chiedere di più di quanto fatto. Ai giocatori non si può imputare alcuna diserzione sul piano dell’impegno. E se errori, soprattutto difensivi, c’erano stati nella gara d’andata, ieri notte è andata decisamente meglio. Il problema, però, è che uno come Traorè il Toro non ce l’ha. E nenache uno come Jimenez o Diogo Jota.

Spiace ad un “collettivista giochista” quale mi considero, fare discorsi sui singoli. E, pur ribadendo che il gioco è la strada maestra per esaltare le qualità individuali, non si può negare che tra il Wolver e il Torino la differenza sia stata unicamente questa. La tesi è talmente fondata che Nuno Espirito Santo, dopo la partita tutta compattezza e ripartenza dell’andata, si è ripetuto mettendosi a specchio. Dire che abbia creato una sorta di uomo contro uomo è forse esagerare, ma la sua idea è stato senz’altro questa.

Dunque 3-5-2 contro 3-5-2, ma il Torino, questa volta, è stato più aggressivo e fino alla metà del primo tempo ha fatto un pressing apprezzabile, recuperando una quantità significativa di palloni. Il problema è stato davanti: lì dove Belotti svariava a sinistra per regalare spazio a Zaza e consentire  gli inserimenti di Baselli, l’azione dei granata s’increspava, diventava affannosa e quando non era velleitaria si mostrava sterile. Molto possesso, qualche mezza occasione. 

Non credo di essere stato l’unico a pensare che, per coltivare speranze di rimonta rispetto al risultato dell’andata, sarebbe servito un gol in quel segmento di partita. Ma, nonostante un tiro di Rincon, non saprei proprio chi lo avrebbe potuto segnare. Non Belotti (che pure l’ha fatto al 56’ dopo essersi procurato e avere trasformato la punizione di Baselli) perchè faticava su tutto il fronte e spesso per favorire Zaza. Non Zaza in una delle sue serate di gran fermento, ma senza alcun costrutto.

Nessuna intenzione di gettargli la croce addosso, ha dato tutto quello che la condizione gli consentiva, ma sarebbero servite più forza e più precisione, per esempio al 36’, quando un cross di Baselli l’ha trovato solo al centro dell’area. Il Toro non sarebbe andato in vantaggio perché il Wolver aveva già segnato (29’) su azione del solito Traorè (un elemento che nell’uno contro uno in velocità vince sempre) rifinita da Jimenez tra due torinisti. Tuttavia chiudere il tempo sull’1-1 avrebbe invertito la spinta emotiva.

Quarantacinque minuti sono pochi, ma il Torino sarebbe uscito rinvigorito dall’intervallo, presumibilmente avrebbe ripetuto l’avvio di primo tempo e, per me, avrebbe messo in difficoltà una difesa inglese che non mi è parsa invulnerabile. 

Basta ricordare le due occasioni nel finale, una propiziata e l’altra definita da Belotti, che avrebbero potuto regalare almeno un platonico pareggio. Ecco, in una sorta di personalissimo montaggio, proviamo a collocare quei due palloni solo venti minuti prima e sul punteggio ancora di parità.

Come dite? Pie e chimeriche illusioni?

Può darsi. Ma chi conosce e segue la storia del Toro sa che il calcio gli ha regalato tante notti senza dio. Quella di Wolverhampton non va annoverate tra le più sfortunate, anche se subire il gol un minuto dopo essersi rimessi in partita (57’ Dendonker, su tiro di Jota respinto da Sirigu) non è esattamente un segno fausto.

Certo, ci voleva più attenzione. Certo, la gestione delle partite non è ancora nelle corde di questa squadra. Però sappiamo anche che qualche volta il palo salva e altre il palo condanna. Il Toro è spesso condannato.

Detto tutto questo, resta la necessità di aggiungere qualche acquisto ad un gruppo forse troppo uguale a se stesso. Fosse arrivato prima (lunedì chiude il mercato e soprattutto i granata adesso sono fuori dall’Europa) non so se sarebbe finita in modo diverso. Perchè, così com’è, questo Wolverhampton è più forte del Torino.