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Il Chievo e le plusvalenze fittizie: nel 2008 Campedelli patteggiò!
Abbiamo da darvi uno scoop: il Chievo è andato a giudizio per plusvalenze.

E vi starete chiedendo dove stia la notizia, o se per caso a Calciomercato.com non siamo ubriachi di prima mattina. Sapete tutti che il club veronese è a giudizio, e che fra oggi e domani il Tribunale Federale prenderà una decisione sulle richieste di sanzioni avanzate dalla Procura Federale. E dunque, dove starebbe la novità?

Vi rispondiamo che la novità non sta da nessuna parte. Perché quella che vi raccontiamo oggi è una storia vecchia. Molto vecchia. E purtroppo capita che le storie si ripetano.

La vicenda esplode nel 2005 e giunge a compimento 3 anni dopo. È luglio 2005 quando si diffonde la notizia che il bilancio del Chievo, chiuso il 30 giugno precedente, presenti delle irregolarità. Il club reagisce come da costume rivendicando la correttezza del proprio operato, intanto che il presidente Luca Campedelli si riserva “di procedere in tutte le sedi competenti, anche legali e giudiziarie, contro la diffusione di notizie infondate e pregiudizievoli dell'immagine e dell'interesse della società”.

Nel giro di pochi giorni la storia si affloscia e pare finire lì. E invece rieccola tre anni dopo. Il 27 giugno 2008 il procuratore federale deferisce il Chievo Verona, il suo presidente Luca Campedelli e l'allora direttore sportivo Giovanni Sartori . Le accuse sono due, e le riportiamo testualmente dal comunicato Figc:
1) “aver contabilizzato nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 la plusvalenza fittizia derivante dalla stipula di un contratto attinente il diritto alle prestazioni del calciatore Olivetti con corrispettivo di gran lunga superiore a quello realmente attribuibile al diritto medesimo”;
2) “per non aver svalutato la posta attiva contabilizzata al momento dell’acquisto del diritto Sammarco nei bilanci al 30 giugno 2004 e al 30 giugno 2005 nonché nella situazione infrannuale al 31 marzo 2005”. Quindi il testo del comunicato precisa che le condotte illustrate sono “connesse fra di loro e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti e ad ottenere l’iscrizione al campionato di competenza della stagione 2004/2005 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale". Sembra proprio un deja vu.

Ma a quel punto il presidente Campedelli, che tre anni prima aveva minacciato “di procedere in tutte le sedi competenti”, come reagisce? S'indigna perché è stato infangato il nome del Chievo? Chiede un parere tecnico al professor Provasoli? Tenta la carta dell'improcedibilità? Minaccia di querelare il Procuratore Federale e la Figc?
Nossignori.
Giunto innanzi alla Commissione Disciplinare presieduta da Sergio Artico, il presidente Luca Campedelli fa altro: patteggia. Riconosce la colpa e paga per chiuderla lì. Potete leggerlo da voi, e scaricare (QUI) il documento dall'archivio online della FIGC perché certi reperti vanno conservati. Gelosamente.

Dal documento apprendete che Campedelli paga un'ammenda da 40 mila euro, che il direttore sportivo Giovanni Sartori ne sborsa 15 mila, e che all'AC Chievo Verona Srl tocca versarne 50.000. Con 105 mila euro la vicenda è conclusa. E dimenticata. Tanto che, a quanto ci risulta, nemmeno in Figc se ne ricordavano.
Ma per fortuna esistono gli archivi online. Che sono disponibili a tutti. E procedibilissimi.



P.S. Al di là di patteggiamenti e sanzioni, resta il fatto che a ogni plusvalenza fittizia corrispondano la figura di un calciatore e la vita di una persona. Nel caso in questione, i calciatori e le persone in questione si chiamano Sammarco e Olivetti. Paolo Sammarco lo conoscete perché ha fatto una carriera da Serie A, e ha disputato l'ultimo campionato col Frosinone. Ma di Martino Olivetti, centrocampista classe 1985, cosa sapete? Dato che certamente saprete nulla, andate a leggervi la sua storia. Giusto per vedere quali siano gli effetti d'essere una “plusvalenza fittizia”. E magari sarebbe stato il caso di farli sfilare uno per uno a testimoniare davanti al Tribunale Federale, tutti questi ragazzi. Loro avrebbero il DIRITTO di parlare, il mondo del calcio ha il DOVERE di ascoltarli.

@pippoevai
Pippo Russo

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