Essere un visionario, un rivoluzionario, ma allo stesso tempo un uomo saggio e legato a valori e radici del passato. Mino Favini è stato questo e non solo, perché a detta di tutti quelli che lo hanno conosciuto il "Mago da Meda" è stato a lungo il migliore nel suo campo, quello di scovare, far crescere e strutturare giovani calciatori. Sì perché il mondo del pallone piange oggi un pioniere di un calcio che continua a produrre risultati concreti e non titoli da inserire nel palmares. Ma su che concetti si basa il 'metodo Favini'? Possiamo riassumerli in 4 grandi idee.

LO SCOUTING IN PRIMA PERSONA - Prima di tutto lo scouting, principalmente o meglio quasi esclusivamente sul territorio italiano. Perché andare all'estero quando in Italia ci sono fior fior di talenti che aspettano solo un'occasione? Perché non creare identità nel progetto atalantino valorizzando anche e soprattutto giocatori dei dintorni di Bergamo? Favini aveva creato una struttura a macroaree con centri affiliati in tre zone nevralgiche d'Italia e in cui poter fare una pre-selezione dei ragazzi segnalati dai suoi uomini di fiducia. Una nelle Marche, una in Toscana (Pistoia) e uno in Friuli. Da qui due volte all'anno i più validi viaggiavano in direzione Zingonia per essere visionati, insieme ai ragazzi provenienti dalla Lombardia, personalmente da Favini.

I CONFLITTI COI PROCURATORI - Non un lavoro semplice, soprattutto considerando le ingerenze che spesso arrivano su ragazzi così giovani da agenti e procuratori. Più volte Favini è infatti andato in contrasto con la figura degli agenti. Non ha mai gradito l'ingerenza che hanno sul percorso di crescita di ragazzi così giovani, non tollerava che si violassero le regole (un under 16 non potrebbe avere un agente ufficiale per regolamento) e non ha mai fatto nulla per nasconderlo come quando dichiarò: "Nel nostro mondo sono entrate persone che non c’entrano niente col calcio: i procuratori. A loro non costa niente lusingare un ragazzo e la sua famiglia: da lì nascono problemi ai quali non eravamo pronti. Noi facciamo notare i difetti prima dei pregi; i procuratori fanno l’opposto". L'UOMO PRIMA DEL CALCIATORE - Pregi che per piacere e ottenere l'approvazione di Favini dovevano essere prima di tutto umani e in secondo luogo tecnici. Il ragazzo e l'uomo sono sempre venuti prima per lui e, per questo, ha preteso nella strutturazione dei settori giovanili dell'Atalanta che gli allenatori fossero anche "maestri". Che i ragazzi si divertissero in campo, ma ottenessero risultati a scuola.

LA TECNICA SOPRA TUTTO - Divertimento che passava soprattutto dalla tecnica individuale. A chi lo ha conosciuto raccontava spesso un aneddoto: "Bisogna guardare lo stop: da quello si giudica un giocatore. In quel gesto c’è il rapporto naturale che il bambino ha con la palla. E poi c'è il dribbling . Io ho visto tantissimi istruttori proibire ai ragazzi di dribblare! Ma come si fa? Il dribbling è un gesto tecnico fondamentale nel calcio. Occorre lasciare al giovane calciatore la possibilità di esprimere la propria fantasia". Favini ha introdotto 20 minuti ad allenamento di tecnica individuale ​fin dai ragazzi di 11 anni. Non misurava i calciatori con il metro, il fisico non è mai contato, ma sapeva capire chi sapeva dare del tu al pallone. Questo è il più grande insegmaneto che ci ha lasciato. Contava con lui e conterà per sempre.