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Inter, gol e non solo: è il nuovo Icardi

“Se poi ogni tanto andasse incontro ai compagni, per aiutarli a manovrare e a risalire il campo con qualche sponda, che attaccante sarebbe!”. Quante volte, guardando giocare Icardi, lo abbiamo detto o pensato? E c’era chi in fondo al cuore gli perdonava tutto, “è fatto così, lasciatelo stare, Spalletti non lo può cambiare”, e chi invece insisteva e lo criticava proprio per questo, sicché nel gioco dei duelli veniva quasi sempre piazzato un gradino sotto a Higuain o Dzeko, “che almeno, se non segnano, fanno giocare bene la squadra”. Ebbene, è da due partite che Icardi, il killer freddo, insensibile alla questione del bel gioco, va incontro calorosamente ai compagni, si rende disponibile, si mostra, lontano dall’area, con una generosità tecnico-tattica del tutto nuova. Che ci incuriosisce. Contro l’Udinese Icardi ha giocato ben 45 palloni, il suo record stagionale. C’è dunque da capire cosa gli stia succedendo e perché. Se si è forse trattato di un caso.
 
INTER-UDINESE, UN CASO PARTICOLARE? - I grandi giocatori sanno sempre adattarsi alle squadre che incontrano. Prima leggono il contesto, poi agiscono di conseguenza. Ovviamente gli allenatori li aiutano in questo processo di comprensione, prima, durante e dopo. Qualcuno allora potrebbe chiedersi se Icardi abbia giocato così, così diversamente dal solito, intendo, per una sorta di reazione chimica alla linea a cinque dell’Udinese di Nicola. 



E’ chiaro infatti che cinque difensori posizionati in questo modo assiepano la profondità, specialmente per il centravanti di un tridente, che si trova così il più delle volte costretto fra tre centrali, in netta inferiorità numerica. I suoi movimenti abituali verso la porta risultano maggiormente impediti. Urge dunque un’alternativa. E com’ è ben mostrato dall’immagine sopra, un’alternativa che si combini a qualcos’altro: ad esempio una mezzala (J. Mario) che si alzi inversamente all’ incontro della punta. L’obiettivo è naturalmente quello di spostare e squilibrare la difesa avversaria.
Per un motivo simile, quando i cinque tendono a mantenersi sempre in linea anche dentro l’area, come nel caso dell’Udinese, il rimorchio o l’abbandono dell’area da parte del centravanti diventa un’opzione assai interessante, sia per il centravanti stesso, che per l’esterno lato debole (qui sotto Politano). Liberare l’area infatti toglie certezze ai difensori, li può mandare in confusione, specialmente se a farlo è uno come Maurito Icardi. Disturbati dalla sua presenza/assenza, qui i centrali dell’Udinese rischiano di ignorare l’accorrente Politano; per loro fortuna in questo caso lo ignora anche Keita.    



NUOVO ICARDI, NUOVE POSSIBILITA’Un altro modo di affrontare la questione è riflettere non più o non più solo sugli avversari, ma sulle differenze d’interpretazione del ruolo di prima punta nel passaggio dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Spalletti ultimamente, col Ninja a mezzo servizio, ha accantonato l’idea del trequarti dall’inizio (si fida ancora poco di Lautaro). Va in questa direzione la riabilitazione di João Mario e l’utilizzo di Borja Valero più da mezzala che da sottopunta. Questo tipo di gioco inevitabilmente induce, promuove e alimenta l’evoluzione dello stesso Icardi, che trova assai più spesso libero un corridoio centrale altrimenti percorso e frequentato dal trequartista.
 


Appare persino esagerata questa discesa verso i compagni in impostazione. Brozovic non è abituato a trovarselo lì, Icardi, e non lo serve, arrischiando il possesso con un dribbling. In realtà se giochi con due mezzali molto avanzate lungo gli spazi di mezzo, questa discesa incontro del centravanti può diventare necessaria per garantire al mediano uno sfogo verticale semplice. E in due passaggi far arrivare il pallone al terzino (in questo caso Vrsaljko). Dal dribbling riuscito di Brozovic, comunque, scaturisce un’azione ugualmente significativa, che si sviluppa sulla sinistra e si conclude con un cross di Asamoah per la testa di Borja Valero. Sì, Borja Valero. Con le mezzali che incrociano in area e prendono a sorpresa il posto del centravanti, un po’ come succedeva alle volte nella Juve dello scorso anno (con Matuidi e Khedira).  



Contro il Psv, la mezzala d’inserimento l’ha fatta invece Candreva, che per caratteristiche tende ad attaccare lo spazio ancor più di João Mario. Basterebbe forse l’ immagine seguente per rispondere alla domanda che ci si faceva sopra, ovvero se con l’Udinese è stato un caso particolare, oppure se Icardi sta cambiando davvero modo di giocare, indipendentemente dalla tipologia di difesa che incontra. Il Psv giocava infatti col 4-3-3.    



Sotto, sempre contro il Psv, Icardi addomestica col petto un lancio di Brozovic, spalle alla porta. Non è il centravanti che attacca la linea, ma l’esterno sinistro Perisic, che è partito addirittura da una posizione più interna rispetto all’argentino. Ancora più a destra si inserisce contemporaneamente Candreva, la mezzala, provocando la diagonale del terzino degli olandesi. Icardi a questo punto può scegliere se appoggiare corto per il probabile cross immediato di Asamoah, o se sfruttare con una apertura di destro Politano lasciato completamente libero dagli avversari. Ecco, se Icardi comincia a leggere bene queste situazioni fuori area, come sa leggere bene quelle dentro l’area, può diventare davvero uno dei più forti al mondo. Il centravanti totale.  



E COL 4-2-3-1?- Accolta dentro di sé questa nuova disponibilità mentale, Icardi può utilizzarla anche nel 4-2-3-1 senza problemi, sia con Lautaro trequartista sia col Ninja. La fase del 4-3-3 infatti potrebbe averlo sbloccato. E’ come se lo stesse aiutando a comprendere meglio le richieste di Spalletti, indipendentemente dal modulo di riferimento. Prendo come ultimo esempio una sponda di Icardi per il ricciolo di Keita, su un lancio di Asamoah nel secondo tempo di Inter-Udinese. Già, i nerazzurri giocavano col 4-2-3-1.   
 


Luca Bedogni

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