Renzo Rosso è uno tra dieci uomini più ricchi d’Italia. Dice: “E’ vero, lo sono perché pago le tasse”. E non si tratta di una semplice battuta. L’imprenditore veneto, fondatore dell’impero Diesel il quale ha ramificazioni in tutto il mondo, ha un profondo e radicato senso del Made in Italy come strumento indispensabile per rendere sano e competitivo il nostro Paese a livello internazionale. Un passo alla volta, guidato da un’intelligenza e da una fantasia sempre sotto controllo, Renzo Rosso con il tempo si è guadagnato un posto di assoluto prestigio nel mondo delle eccellenze. Ora anche il suo primo figlio, Stefano, debitamente istruito si è lanciato nell’avventura per dirigere il mercato americano della griffe di famiglia.
 
L’industriale della moda è, comunque, un tipo che non riesce a stare fermo sulle posizioni raggiunte. Innamorato del calcio e presidente del Bassano ha deciso di allargare i suoi confini nel mondo del pallone e con un atto di grande coraggio ha rilevato la società del Vicenza ovvero una “griffe” storica finita tra i vuoti a perdere dopo il recente fallimento. Quella che fu la mitica squadra targata “Lanerossi” e che con Giussy Farina presidente rappresentò, sul finire degli Anni Settanta, il simbolo del bel calcio e della ribellione della provincia alle grandi potenze dovrà ripartire dalla Serie C per poi tentare quella scalata al 'paradiso' che la città veneta e il suo popolo tifoso meritano. Renzo Rosso il quale è conosciuto come persona e personaggio che non si lancia in un’avventura se non è convinto del successo sembra, dunque, l’uomo adatto per realizzare il grande progetto della rinascita.
 
Non sarà certamente facile. Il mondo del pallone è estremamente scivoloso e disseminato di trappole. A contare, oggi e soprattutto oltre alla passione e all’impegno, è la capacità imprenditoriale. A Renzo Rosso questa qualità non manca. Ovviamente per la buona riuscita sono indispensabili alcuni fattori fondamentali: la formazione e l’assemblaggio di due squadre in grado di agire come vasi comunicanti. Quella che scenderà in campo poiché, alla fine, sono i risultati sportivi che contano e quella societaria perchè, è risaputo, senza una testa funzionante il resto del corpo non agisce. Di tutto ciò Renzo Rosso è consapevole e per arrivare a chiudere il cerchio appena abbozzato è già al lavoro su più tavoli.
 
Per questo, la scorsa settimana, ha chiamato Paolo Rossi proponendogli di entrare a far pare del gruppo di lavoro. Pablito sta riflettendo seriamente sulla proposta e tra qualche giorno prenderà una decisione. Rossi, il campione che continua a rappresentare un’icona del calcio mondiale anche dopo tanti anni, si porta da sempre nel cuore la città di Vicenza e la sua gente. Stuzzicato nel profondo dall’idea di un ritorno alla sua casa adottiva e non solo professionale sarebbe intenzionato a rispondere positivamente ma soltanto se nell’operazione riuscirà a vedere i semi per un futuro vincente. A Paolo non garbano le sconfitte. A Renzo Rosso neppure. Certamente il ruolo di Rossi non sarebbe quello del presidente. Lui, piuttosto, si vedrebbe calato nella realtà non di bandiera ma di super advisor con compiti dirigenziali e tecnici anche per ciò che riguarda strutture e infrastrutture. Uno sorta di Ad, insomma.
 
Alla base della buona riuscita de progetto, secondo ciò che insegna il calcio contemporaneo, vi è il problema dello stadio. Un nodo nevralgico per la cui risoluzione, oltre alla buna volontà anche politica delle parti interessate, occorrono investimenti di grande spessore. Per questo l’intenzione del nuovo patron è quella di riunire intorno a sé e al Vicenza, le cui maglie da gioco torneranno all’antica griffe, il meglio degli imprenditori vicentini  e con loro fare squadra. Un’operazione che, a tempi di medio termine, potrebbe portare grossi vantaggi anche economici per gli eventuali investitori e che, nel breve, significherebbe possibilità di nuove occupazioni per la gente del territorio. Non bisogna dimenticare che, sotto l’aspetto sportivo, il Vicenza rappresenta un bacino eccezionale forse di poco inferiore a quello dell’Hellas Verona. Naturalmente in parallelo andrà messa in piedi a inviata in pista una squadra in grado di tornare in Serie A molto in fretta.
 
Una delle eventualità logistiche per la costruzione del nuovo impianto sarebbe stata individuata nella zona accanto  Caldogno. La Camelot dove Roby Baggio, con la sua famiglia, vive serenamente da “contadino buddista” dopo il “tradimento” compiuto dal Palazzo Federale nei suoi confronti. Paolo Rossi, dopo l’invito ricevuto da Renzo Rosso, ha telefonato a sua volta a Baggio per renderlo partecipe della possibile grande avventura. I due campioni più amati dagli italiani hanno ragionato insieme e alla fine del colloquio hanno stabilito che si potrebbe  fare. Baggio è stato comunque preciso. Lui si occuperebbe di ciò che più ama del pallone. La crescita e l’educazione, non solo sportiva, dei bambini. Quelli del Vicenza, naturalmente, con addosso quella maglia che prima Paolo e poi Roby hanno indossato per la gioia dei loro tifosi. Quei tifosi che, oggi, hanno il diritto di tornare a sognare.