Ha vinto la bella gioventù granata che Mazzarri ha portato almeno per qualche ora al sesto posto in classifica. Il Toro ha preso le misure dell'avversario nel primo tempo per poi ingobbirsi e affondare nel secondo. E ora aspetta ansiosa dall'Uefa notizie sul Milan sperando di acciuffare un posticino in Europa. La mezza Lazio per la seconda volta consecutiva ha beccato due gol nel giro di novanta secondi (era successo sette giorni fa col Bologna), questione di testa che non poteva essere concentratissima poiché questa giornata finale non poteva dir niente di più né di meno sulla sua stagione.

Gran bel Torino, che non fosse stato per il capitombolo di Empoli e la sconfitta interna col Bologna avrebbe potuto mirare ad altissimi traguardi. Empoli è stato l'unico passo falso delle ultime dieci giornate, cinque vittorie e quattro pareggi, a testimonianza di una continuità di rendimento che non aveva mai trovato negli ultimi anni. La difesa a tre, il centrocampo giovane e brillante dei Baselli, Meitè, Lukic e Ola Aine, generazione ventenne accanto al sempreverde De Silvestri (autore del terzo gol ribattendo in gol una respinta di Proto, lui che nella Lazio ha cominciato la bella avventura), hanno dato velocità e solidità alla squadra che di recente ha ritrovato anche il miglior Belotti.

L'uno-due di Iago Falque e di Lukic ad inizio ripresa ha aperto e chiuso una partita che nella prima frazione era stata un po' soporifera (primo tiro in porta al 24', di Aine). Difesa laziale colpevole, raramente ho visto un assist con le mani, Aine da fallo laterale, per la girata al volo di un attaccante, Iago Falque, a due passi dalla porta; raramente ho visto una uscita dall'area così maldestra, di Proto, che ha consentito a Lukic di scartare e depositare la palla nella rete incustodita. Vabbè, i laziali erano con le infradito già da una settimana, l'ultima prova tosta l'avevano sostenuta e vinta nella finale di Coppa Italia che ha salvato una stagione altrimenti assai oscura.

Da Torino esce con la consolazione del ritorno al gol di Immobile (bella girata rasoterra beffando N'Koulou, non segnava su azione da due mesi e mezzo) e la buona prova dei due giovanissimi portoghese della scuderia Mendes, Bruno Jordao (l'unico che abbia offerto lampi di classe: chissà perché sacrificato poi in panchina) e di Luan Capanni, brasilero faccia tosta che si è presentato con un fallo e un prepotente tiro da distanza che ha fatto tremare Sirigu.

Mancavano tanti big e si è visto, da Strakosha a Milinkovic, da Leiva a Luis Alberto a Correa, è mancata anche la solita grinta rabbiosa di Inzaghi, il chè - assieme al nuovo silenzio nel dopo partita - ha alimentato le probabilità di un divorzio da Lotito, in direzione chissà se di Torino o Milano. Mazzarri, invece, dovrebbe rimanere, e ci mancherebbe. Ha plasmato un torello da leccarsi i baffi dopo l'assestamento dello scorso anno, come dimostrano i 10 punti in più in un campionato dove quasi tutte le migliori ne hanno fatti in meno. Come, ad esempio, la Lazio, meno 12, addirittura, e meno 33 gol. Squadra forse da rifondare attorno alle quattro o cinque certezze.
 
Partita, come vuole il fischio finale del campionato, da batticuore, se non per la classifica per le storie personali. Da Francesco Acerbi, che ha collezionato la cinquantesima presenza stagionale come nessun altro giocatore di A, a Emiliano Moretti al quale lo stadio Grande Torino ha riservato una standing ovation nei dieci minuti finali che Mazzarri gli ha giustamente riservato: alla soglia dei 38 anni e con più di vent'anni di carriera alle spalle, saggiamente ha deciso di andare in pensione; da Andrea Belotti che ha riconquistato la chiamata in Nazionale anche se acciuffato sul gradino dei 15 gol dall'amicone Immobile, a Senad Lulic: dal 2013 (1-0 alla Roma nella finale di Coppa Italia, con un suo gol) questo giorno è anche la sua festa. Lo hanno ricordato i tifosi laziali che davanti al Colosseo hanno esposto un enorme striscione: "Da De Rossi alla Coppa in faccia, il 26 maggio per voi la solita giornataccia". Il derby non finisce mai.

IL TABELLINO

Torino-Lazio 3-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 6’ s.t. Falque (T), 8’ s.t. Lukic (T), 21’ s.t. Immobile (L), 35’ s.t. De Silvestri (T)

Assist: 6’ s.t. Aina (T), 8’ s.t. Meité (T), 21’ s.t. Parolo

Torino (3-4-2-1): Sirigu; Izzo (38’ s.t. Moretti), Nkoulou, Bremer (34’ s.t. Rincon); De Silvestri, Meite, Baselli, Aina; Falque (24’ s.t. Zaza), Lukic; Belotti. Allenatore: Mazzarri
 
Lazio (3-5-1-1): Proto; Bastos, Acerbi, Radu (37’ s.t. Capanni); Romulo, Parolo, Badelj, Jordao (13’ s.t. Durmisi), Lulic; Cataldi, Immobile. Allenatore: Inzaghi

Arbitro: Abisso di Palermo

Ammoniti 38’ s.t. Capanni (L)