D’estate o d’inverno, in campionato o in amichevole, quando bisogna vincere contro avversari italiani, a spuntarla è sempre la Juve. A Nanchino, in casa Suning, il derby d’Italia straordinario è finito in parità (1-1). Ma per dare un vincitore al secondo confronto dell’International Champions Cup, tra Juventus e Inter, si è ricorsi ai calci di rigore. Buffon, il vecchio campione tornato scornato dall’esperienza al Paris Saint-Germain, ne ha parati tre (a Ranocchia, Longo e Borja Valero). La Juve, nettamente in vantaggio dopo i primi tre (Cancelo, Ronaldo, Emre Can) si è concessa il lusso di sbagliarne due (Rabiot alto, Bernardeschi traversa) prima di chiudere con Demiral, l’ottimo difensore turco che il Milan vorrebbe a tutti i costi.

Risultato finale 5-4 per la Juve. Sarri, in panchina, ha stretto i pugni perché ci teneva e questo è già un segno di appartenenza. Ma a proposito del suo gioco ancora non si vede nulla. Nè possesso palla (risicato nel primo tempo), né occasioni da gol (Ronaldo ha segnato su punizione deviata da Skriniar a poco più di venti minuti dalla fine). L’Inter di Conte, pur giocando sempre senza punte (Perisic perché non lo sarà mai, Esposito perché è ancora giovane), ha già i connotati che vuole il proprio allenatore: squadra corta, difesa alta, grandissima intensità con il gegenpressing di Klopp, esterni larghi e un Sensi padrone di ogni iniziativa. E’ vero, i nerazzurri hanno chiuso in vantaggio il primo tempo, mantenendolo fino al 68’, grazie ad un’autorete di De Ligt (10’, calcio d’angolo di Sensi, stacco di testa di Gagliardini, stinco dell’olandese ad un passo dalla porta), ma alla Juve non hanno concesso neppure mezza occasione. Anzi, al 41’, è stato Brozovic a chiamare ad un intervento a terra Szczesny, il portiere della Juve, incerto subito dopo ancora su tiro-cross del centrocampista croato.

Non è stata una partita bella, ma vera. Vera perché nessuno voleva perdere, vera perché gli allenatori hanno mantenuto il più a lungo possibile la squadra scelta nel primo tempo. Rispetto al Tottenham, la Juve ha cominciato subito con De Ligt (buona prestazione), Rabiot e Higuain. L’Inter è partita con gli stessi uomini che avevano affrontato il Manchester United, tranne Perisic al posto di Longo. Sistemi di gioco confermati: 4-3-3 (Juve) contro 3-5-2 (Inter). Predominio nerazzurro a centrocampo nel primo tempo, calo progressivo nella ripresa. Conte ha resistito con la formazione-base (tranne Padelli per Handanovic) fino ad un quarto d’ora dalla fine (dentro Joao Mario, Borja Valero, Ranocchia, Barella, Bastoni, Longo e, nelle battute finali, Puscas e Agoumé). Sarri, invece, all’intervallo ha avvicendato i due portieri, Mandzukic (inconsistente) per Higuain (idem) e Demiral per De Ligt. A metà del secondo tempo Rugani ha preso il posto di Bonucci.  Più agressiva la Juve nella ripresa, ma qualcosa della costruzione di Sarri si era vista contro il Tottenham, non contro l’Inter. I primi tiri in porta sono stati di Ronaldo e Rabiot (respinti da Padelli), poi due mezze opportunità per Mandzukic, sempre di contraggenio. Dopo il pareggio, la Juve si è avvicinata alla vittoria con Ronaldo (grande lancio di Rabiot, salvataggio da difensore di Padelli), mentre l’Inter ha perso qualche pallone di troppo a metacampo dove, prima, aveva costruito la sua partita. Conte ha cominciato a lavorare prima e si vede. Sarri ha una rosa più forte (senza contare gli assenti) e si sa. Ma ancora siamo lontani da quello che vuole lui, da quello che pretende Agnelli e da quanto si aspettano i tifosi juventini. Per ora Sarri sembra Allegri e non è esattamente un complimento perché è stato chiamato a mostrare un calcio che emozioni. In realtà le partite di luglio, fatte con poco più di dieci giorni effettivi di preparazione, lasciano poco. Se Conte corre (un po’ perché è nel suo stile, un po’ perché il suo calcio è a presa più rapida), Sarri invoca tempo e la seconda fase degli allenamenti che partirà dal 10 agosto e si concluderà con l’avvio del campionato. Nel frattempo resta un derby d’Italia vinto grazie a Buffon in terra cinese. Troppo poco per dirsi già felici.

@gia_pad