C'è chi può e c'è chi deve. C'è chi può lasciare fuori de Vrij in una partita difficile e importante perché teme che possa soffrire qualche fischio dei suoi vecchi tifosi, e c'è chi deve farlo giocare nella sfida della vita - quella che vale la Champions - benché sappia che sarà condizionato perché dal giorno successivo indosserà le maglie degli avversari. Il primo ha Miranda e Skriniar, il secondo ha Bastos e Wallace.

Il solco che esiste tra Inter e Lazio, in fondo, è qui dentro, in questa differenza di qualità che esisteva già nella scorsa stagione - quando arrivarono a disputarsi il quarto posto allo sprint - ed è ancora più marcata adesso che i nerazzurri si sono rafforzati e i biancocelesti no (perdendo tra l'altro proprio de Vrij, volato dai rivali). L'Inter ha dominato la Lazio essenzialmente perché è più forte, e nemmeno di poco, e poi anche perché in questo momento la tendenza delle due squadre è opposta: i nerazzurri volano tutti, con l'eccezione di Nainggolan; i biancocelesti zoppicano assai, chi in senso fisico (Leiva, Badelj) e chi simbolico (Milinkovic, Luis Alberto).

Spalletti ha una grande squadra, che adesso sta facendo funzionare a meraviglia e anche giocare bene, mentre Inzaghi fa un piccolo miracolo a rimanere aggrappato lassù, al vertice. Si rassegni Lotito, convinto di avere consegnato al suo allenatore "una squadra più forte dieci volte di tutte le altre": non è così, perché c'è chi può e c'è chi deve.