Se oggi l'Europa e il mondo, non solo sportivamente, sono paralizzate dalla pandemia Covid-19, gli anni '30 del XX secolo sono stati anni politicamente turbolenti, con implicazioni che hanno toccato anche lo sport. Il 21 marzo 1937 si gioca a Vienna una partita di Coppa Internazionale tra l'Italia e l'Austria che non vedrà mai la fine, perchè interrotta dall'arbitro per i gravissimi disordini che ne scaturiscono. Una partita che all'epoca ha avuto un significato che è andato ben al di là di quello meramente sportivo e che ha coinvolto direttamente le diplomazie di entrambi i Paesi ai più alti livelli.

ITALIA-AUSTRIA IN CAMPO - Archiviata la vittoria olimpica, l'Italia nell'ottobre del 1936 inizia la sua avventura nella nuova edizione della Coppa Internazionale battendo la Svizzera, quindi nella primavera dell'anno successivo è in programma il secondo impegno nel torneo, con la trasferta in Austria. La vigilia è molto tesa politicamente. Con i primi mesi del 1937 i rapporti diplomatici tra Roma e Vienna vanno deteriorandosi, si registra la crescente sfiducia che l'Austria pone nell'Italia e, di contro, l'irritazione sempre meno velata che il governo italiano manifesta per le viarie azioni diplomatiche che Vienna mette in atto con Londra e Parigi. Ormai l'unico alleato in Europa dell'Italia è rimasta la Germania di Hitler, e Hitler vuole l'Austria. La partita si gioca in un clima davvero inclemente, freddo glaciale e pioggia battente per tutto il match. Assistono oltre 50.000 persone che non pare fischino più del solito gli italiani. Dopo una prima mezzora di calcio, la partita diventa una vera e propria battaglia fatta di calci, pugni, risse e violenze tra giocatori. L'Austria passa in vantaggio al 40°, le risse scoppiano anche tra le panchine e sugli spalti, sino a quando i padroni di casa raddoppiano al 63°. A quel punto la violenza è ovunque, tanto che l'arbitro decide di sospendere la partita prima della fine, un fatto che non aveva precedenti nella storia delle partite di calcio internazionali. Il pretesto è dato da uno scontro molto violento tra l'azzurro Colaussi e l'austriaco Zischek. L'arbitro – stando alla ricostruzione che La Gazzetta dello Sport fa nell'edizione del 22 marzo – senza consultarsi con nessuno e senza ascoltare nessuno si limita con ampi cenni a far intendere che la partita per lui finisce lì. Si fa largo tra giocatori e addetti e infila la porta degli spogliatoi. Sembra che successivamente, parlando con alcuni esponenti delle delegazioni delle rispettive squadre, si legge testualmente sempre da La Gazzetta dello Sport del 23 marzo, l'arbitro abbia detto “It was no game, they are rowdies”. Il pubblico in un primo momento non pare capire quale sia la decisione presa dall'arbitro. Interessante pare riportare lo stralcio dell'articolo di Bruno Roghi sul punto specifico, non solo per una mera questione sportiva ma perchè contiene una pungente considerazione prettamente politica che bene fotografa il clima di quegli anni:

“(...) La moltitudine, lì per lì, non sa raccapezzarsi: forse è troppo impegnata nel ripararsi con gli ombrelli contro la pioggia che da due ore flagella il campo, che è tutto scoperto (l'ha voluto così il vecchio Comune socialista della città per socializzare i posti e, nelle giornate di maltempo, per socializzare anche i reumi).”

I tumulti continuano anche fuori dallo stadio, con imboscate tese ai tifosi italiani intenti a raggiungere gli autobus per far ritorno a casa. 

ITALIA-AUSTRIA FUORI DAL CAMPO - La violenza austriaca è stata una manifestazione antifascista? Come già accennato, quella partita ha avuto strascichi importanti ben al di fuori del rettangolo di gioco. La grande maggioranza della stampa internazionale il giorno dopo dipinge e spiega quegli incidenti come una manifestazione politica contro l'Italia fascista. Già il 23 marzo il Ministro degli Esteri italiano Ciano con telegramma incaricava l'ambasciatore italiano a Vienna Francesco Salata di richiamare “su di ciò seriamente Cancelliere”, passo che veniva fatto il giorno successivo e che produceva un articolo pubblicato sul Reichspost che mirava a smontare la tesi per la quale quegli incidenti avessero un significato politico. Sergio Giuntini e Mario Canella nel loro Sport e Fascismo spiegano, ancora, come quelle manifestazioni non fossero in realtà apertamente rivolte contro il regime fascista, riportando un telespresso dello stesso Salata nel quale si dice che non furono confermate voci “secondo le quali il pubblico avrebbe in gran parte salutato l'ingresso degli azzurri in campo inneggiando a Matteotti, all'Abissinia e alla Spagna salutando a pugno chiuso, ed è certo che la stampa clandestina della sinistra austriaca esagerò volutamente la dimensione dei fatti”. Tutto risolto, dunque? No, ci mancherebbe: Mussolini non è convinto che gli ambienti di sinistra non c'entrino nel soffiare sul fuoco antifascista. I rapporti tra Italia ed Austria sono necessariamente destinati a deteriorarsi. Sullo spirare del mese di marzo è lo stesso Mussolini che in una comunicazione rivolta all'incaricato d'affari italiano a Budapest, Formentini, lo invita perentoriamente a far presente che dovesse perdurare l'ostilità in Austria verso l'Italia e gli italiani “tale atteggiamento potrebbe avere ripercussioni di orine politico sulle relazioni fra Italia e Vienna”

VERSO L'ANSCHLUSS - I rapporti diplomatici che a fatica non si sono incrinati irreparabilmente tra il mondo calcistico italiano e quello austriaco dopo la partita di Vienna, si rompono fatalmente qualche mese più tardi, quando il 4 luglio in occasione dell'incontro di Mitropa Cup tra il Genoa e l'Admira, scoppia una nuova rissa ala triplice fischio, sedata non senza difficoltà dalle forze dell'ordine austriache. Nei giorni successivi le violenze vengono più volte stigmatizzate e condannate dalle dirigenze di entrambe le società, come riportato anche da La Gazzetta dello Sport. Al contrario, chi non intende soprassedere è proprio Mussolini il quale in persona decide di annullare la gara di ritorno senza peraltro darne comunicazione agli austriaci che lo vengono a sapere dal portiere dell'albergo assieme al foglio di via. In realtà sugli organi di informazione italiani la notizia che il Ministero dell'Interno aveva proibito la partita era già apparsa nella giornata del 9 luglio. La reazione della Federazione austriaca fu sdegnata e le relazioni diplomatiche interrotte. Starace successivamente proverà ad organizzare una partita tra le due nazionali al fine di riprendere le relazioni, ma nel frattempo ci pensa Hitler a sparigliare la carte, con le sue truppe che l'11 marzo 1938 invadono l'Austria.    

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)