“Ha un potenziale importante e di altissimo livello, va sfruttato. Ma in questo momento non sono in grado di dire Leao punto fermo”. Stefano Pioli sul talento lusitano classe ’99 è stato telegrafico durante la sua presentazione. Non ha parlato né di ruolo né di posto titolare garantito. La cautela è d’obbligo, ci mancherebbe: ha detto quel che si usa dire dei ventenni provenienti dalla Ligue 1. Le stesse cose che diceva Giampaolo, che forse alla fine aveva pure capito dove metterlo. Suso invece Pioli l’ha definito “indiscutibile”, e Piatek “molto efficace in area di rigore”. L’involuzione del bomber polacco sarebbe dovuta al gioco espresso dalla squadra. Un concetto giusto in linea di massima, per carità, ma forse un poco riduttivo dato che la crisi dell’attaccante era già partita con Gattuso.

Così tutto porta a pensare che il prossimo Milan scenderà in campo con un tridente in cui Piatek e Suso saranno di nuovo al sicuro, uno al centro dell’attacco e l’altro sulla fascia destra, mentre il posto a sinistra se lo giocheranno Rebic, Bonaventura e Leao (che intasamento di talento!), con il giovane portoghese che parte avvantaggiato per quanto emerso finora. Leao: quasi uno e novanta d’altezza, tecnica e agilità sacrificato lungo l’out per far spazio a questa versione scarica del Pum Pum Pum? Dunque il rinnovamento del Milan in attacco verrebbe tutto incanalato e relegato lungo la fascia sinistra? Basta aggiungere un po’ di potenza e agilità da una parte per migliorare il gioco offensivo dei rossoneri? Insomma, vogliamo accontentarci di un Leao esterno dopo averlo visto muoversi da centravanti??
 
LEAO ESTERNO – Di fatto il 4-3-1-2 che aveva in mente Giampaolo si era già trasformato in un 4-3-3, per via di Piatek e del problema Suso trequartista. Leao è stato allora spostato un po’ più a sinistra. Nel nuovo ruolo il giovane attaccante ha fatto vedere cose buonissime, sia contro l’Inter (il cambio di modulo è avvenuto a partita in corso), sia nel primo tempo di Torino che con la Fiorentina. Eccolo mentre mette in mostra le sue doti tecniche in un duello con D’Ambrosio nel derby. Finte credibili, ubriacanti: alta scuola portoghese.  



Poi un cross morbidissimo di mancino (piede debole), pennellato sulla testa di bomber Piatek.



In isolamento lungo la fascia, Leao possiede un set di dribbling davvero niente male. Può andare a sinistra come a destra, magari -come in questo caso- dopo una ‘finta Neymar’ ai danni di Godin.



Anche senza palla ha i tempi giusti per attaccare la profondità. E la velocità indispensabile. Ancora nel derby, lo vediamo sorprendere D’Ambrosio sul ‘pase aéreo’ di Paquetà.



Lo stesso Boban in conferenza stampa ha accennato a questo aspetto: a differenza dello scorso anno, il Milan attuale in attacco ha più velocità a disposizione (non solo Leao, pensiamo anche a Rebic..). È meno ‘piatto’ in teoria. Un ingrediente nuovo è stato inserito e “va” come ha indicato Pioli “sfruttato”. Forse proprio per questo la formazione iniziale di Genova ha infastidito tanto (ricordiamo il tridente titolare: Bonaventura-Piatek-Suso).  
 
PIOLI, MURIEL E LEAO – Mi viene però in mente la parabola di Muriel alla Fiorentina, con Pioli in panchina. Il colombiano arrivò a gennaio e nelle prime partite venne schierato a sinistra nel tridente. Fece subito una doppietta proprio contro la Samp del Maestro.



Il Cholito Simeone tuttavia non stava passando un buon periodo. Era finito in una strana crisi, che vista ora da lontano somiglia vagamente a quella di Piatek. Pioli allora, e senza troppi indugi, gli preferì Muriel come prima punta. Un giocatore molto più tecnico e talentuoso, in grado di strappare palla al piede e di legare meglio col resto della squadra. Fu anche una questione di equilibrio: Pioli faceva spesso un falso tridente, con Gerson che scendeva a difendere a centrocampo in una sorta di 4-4-2, nel quale davanti restavano appunto Muriel e Chiesa.

Ora, al di là dell’assetto tattico che escogiterà il nuovo allenatore del Milan, una cosa va sottolineata, che Leao può rappresentare una ‘soluzione Muriel’ per i rossoneri (con dieci centimetri in più d’altezza!). Proprio nell’ultima gara di campionato è stato evidente: preso il posto di Piatek da prima punta, Leao ha sciolto le rigidità offensive del Milan. Il dinamismo che avevamo apprezzato lungo la fascia si è dimostrato ancora più utile e benefico se esercitato al centro dell’attacco. Tutta la squadra ne ha tratto giovamento, segnando subito due gol e diventando in generale più pericolosa e imprevedibile. D’altronde Leao in Francia giocava da prima punta nel 4-2-3-1 di Christophe Galtier. Il suo ruolo è quello.

Da difensore, non puoi permetterti di farlo ricevere comodo, a una certa distanza, perché altrimenti si gira e ti punta in velocità con una tecnica mozzafiato. Se d’altra parte accorci forte come fa qui sotto Romero, Leao è più preciso e fantasioso di Piatek nelle sponde; rischi di uscire a vuoto e di lasciare spazi pericolosi alle tue spalle.



Spazi che Leao, dopo una giocata di prima e dopo averti attirato lontano dall’area, potrà attaccare centralmente come un Purosangue inglese.    

IL SENSO DEL GIOCO DI LEAO - L’azione del rigore nasce tutta da uno smarcamento ‘liquido’ del lusitano. Un interscambio tra le linee con Bonaventura, nel quale il portoghese ‘esce di ruolo’ per andare ad occupare una posizione funzionale allo scaglionamento. Romagnoli otterrà quindi una linea di passaggio verticale, che prima del movimento di Leao non esisteva.



Palla avanti-palla dietro, Paquetà controlla a fatica lo scarico di Leao, poi gliela restituisce in qualche modo, con una magia di tacco. A questo punto il portoghese fa l’esterno, Bonaventura il riferimento centrale. 



Leao gioca di prima con Jack e attacca la profondità alle spalle di Zapata. Una delle combinazioni più spettacolari dell’inizio di campionato del Milan. Senza Piatek.



Forse è un caso forse no, ma anche contro la Fiorentina Leao ha fatto la differenza senza il bomber polacco, da primo riferimento avanzato quando la squadra è rimasta in dieci. Nell’azione del gol, tutti giustamente ci siamo soffermati sullo slalom finale, abbacinati da tanta maestria tecnica straniera. Però bisognava anche registrare la progressione, la salita del pallone dalla costruzione bassa alla fase conclusiva. Era stato lo stesso Leao a consentirla, mettendo giù a centrocampo un lancio di Calabria a superare la pressione della prima linea viola. 



Controllo, orientamento sul lato opposto e scarico per Calhanoglu tra due uomini. Da qui il turco avrebbe condotto un poco la sfera per consegnarla in fascia a Theo Hernandez, mentre Leao seguiva in corsa lo sviluppo.



Non c’erano più altri attaccanti su quel lato, il lusitano doveva offrirsi di nuovo come opzione avanzata. Un breve contromovimento per staccarsi di dosso Milenkovic ed ecco che riceve il passaggio di Hernandez.



Dicevamo prima della facilità di Leao nel girarsi e puntare l’area, da qualsiasi posizione. Non puoi concedergli due metri. A Piatek sì, lontano dalla porta. Piatek non possiede quest’arma, questa minaccia costante. Ed è una differenza su cui riflettere attentamente. Chiedete a Milenkovic.