C’è chi sostiene che gli screzi andassero avanti da un anno e che l’affare Ronaldo abbia scavato un solco profondo tra Agnelli e Marotta. Non è così. Scambi di opinione ci sono sempre stati, diversità di vedute anche: è normale quando si dirige una grande azienda e si devono prendere decisioni sempre importanti. Ma la verità è che nulla lasciava immaginare una fine così immediata e soprattutto traumatica del rapporto tra la Juve e il suo dirigente più rilevante.

 

Alla fine del mercato estivo Marotta progettava il futuro della Juve con la serenità di chi non ha alcun dubbio sul nome di colui che dovrà guidarlo. Pensava addirittura ai nuovi acquisti e alle nuove trattative, le cui basi avrebbe provato a gettare nelle prossime settimane (si è sempre mosso in anticipo, si sa). Tra i nomi che continuava a seguire con attenzione c’era quello di Milinkovic-Savic, che non aveva mai mollato: lo preoccupava solo l’ipotesi di dover discutere con Lotito, infatti aspettava l'annuncio del rinnovo contrattuale per rivalutare la situazione. E anche dieci giorni fa Marotta non immaginava nemmeno lontanamente che potesse accadere quello che è successo. Non c’erano avvisaglie, non erano arrivati segnali.

 

Tutto è maturato la scorsa settimana, d'improvviso, quando Agnelli e Marotta si sono confrontati in vista dell’Assemblea degli azionisti. Più volte avevano parlato assieme di rinnovamento e di ringiovanimento, ma non si erano mai fatti accenni all’ipotesi che il cambiamento potesse riguardare anche l’a.d. uscente. Al contrario, era sempre sembrato chiaro che sarebbe stato proprio lui l’elemento di continuità, l’uomo che avrebbe guidato la Juve nel futuro con un management rinnovato.

 

Per questo Marotta ha preso la decisione di Agnelli come una pugnalata. Non proprio alle spalle, perché il presidente gliel’ha detto in faccia, ma certamente a freddo. Non solo non se l’aspettava: nemmeno lo ipotizzava. Ci è rimasto di sale.

 

La ferita è profonda, Marotta ha voglia di continuare a lavorare per un club come ha sempre fatto e ha grande voglia di rimettersi in gioco. Per motivi diversi, anche personali, lascerebbe cadere un’eventuale offerta del Napoli. Lo interesserebbe molto, al contrario, avere la possibilità di lavorare a Milano. Già, ma dove? Al Milan ora le caselle sono quasi tutte piene, anche se un posto per “il miglior manager del calcio europeo“, premio che ha appena ricevuto, Singer potrebbe anche ricavarlo.

 

L’ipotesi più consistente, però, al momento riguarda l’Inter. Chi meglio di Marotta potrebbe aiutarla a tornare in alto? E quanta credibilità acquisterebbe il progetto nerazzurro ingaggiando il dirigente che ha vinto gli ultimi sette scudetti?

 

Marotta è disoccupato da poche ore, l’Inter non ha ancora chiamato: se lo farà, non si sentirà dire di no.

@steagresti