La Juve si allontana (di nuovo a più sei) anche se il Napoli deve rallegrarsi di non averla lasciata scappare forse definitivamente. A dieci minuti dalla fine della partita con la Roma, era sotto di un gol (El Shaarawy al 14’) e si ostinava a cercare cross da sinistra (soprattutto) e da destra (meno e più prevedibili). Ne sono stati contati 36 in totale, 35 prima del gol del pareggio di Mertens (82’), subentrato a Milik.

Se si legge solo il nome del marcatore e del sostituito si sarebbe portati a pensare ad una mossa azzeccata da parte di Carlo Ancelotti. Se, al contrario, non si trascura il numero dei cross, tutti alti e quasi tutti catturati dai corazzieri romanisti (Manolas prima e Fazio poi, Juan Jesus e Cristante, oltre a Nzonzi, il più alto di tutti), mi viene da dire, anche un po’ provocatoriamente, che la partita la stava perdendo proprio l’allenatore del Napoli.

Per me togliere Milik al 56’, doveva significare anche una mutazione dell’approccio all’area avversaria. Molto giusti e molto efficaci i triangoli per smarcare un uomo sul fondo, ma i palloni dovevano essere bassi o filtranti. Non a caso il gol del pareggio è venuto da una combinazione tra Insigne e Zielinski con il capitano (era uscito Mertens) che ha messo un pallone scomodo a Callejon. Lo spagnolo ha sbucciato la palla servendo un assist involontario a Mertens che ha messo in rete. Sul gol pesa l’amnesia di Kolarov sorpreso dalla rapidità del belga.

Resto convinto, comunque, che Mertens in campo fosse indispensabile, ma l’uscita di Milik ha penalizzato la squadra. Nonostante lo spunto in occasione del pareggio, non è stata la serata di Insigne. Può darsi che il pensiero di toglierlo sia transitato nella testa di Ancelotti (un allenatore le pensa tutte, specie se sta perdendo), ma alla fine ha prevalso la convinzione che fosse utile.

In effetti lo è stato, ma il Napoli di questo pareggio se ne fa poco. Per tenere il passo della Juve avrebbe dovuto vincere e per riuscirci ha avuto quarantadue minuti con Milik in campo e trentotto (con il recupero) senza il polacco.
Perché mi attardo su Milik? In parte l’ho detto (la Roma aveva un’area popolata di giganti), ma giova ripetersi: se metti la palla in mezzo per oltre trenta volte con Milik hai più possibilità di prenderla sia per l’altezza, sia per la scelta di tempo. Un’altra soluzione sarebbe potuto essere il tiro da fuori. Ma Hamsik ha trovato sempre sulla sua strada Olsen, un portiere complessivamente modesto e però agile, mentre Insigne e Allan avevano la mira offuscata.

Il risultato è giusto. La Roma che, oltre al gol, ha creato anche un’altra occasione con Dzeko (salvataggio sulla linea di Albiol), non avrebbe meritato di vincere per come ha gestito quasi l’intero secondo tempo. Senza De Rossi, sostituito al 43’ con Cristante per un guaio fisico, Di Francesco è passato dal 4-2-3-1 al 4-3-3  prima e, poi, ad un rinunciatario 4-5-1. Il problema non è stato solo quello di abbassare troppo la linea difensiva (anzi, due gol del Napoli, uno di Callejon e l’altro di Mertens, sono stati annullati per fuorigioco), ma di uscire sempre meno dalla metacampo e di riuscire a tenere o a giocare pochissimi palloni.

Perdere De Rossi è stato grave. Sia per il contributo tecnico, tattico e agonistico che il capitano offre sempre, sia perché Cristante, il suo sostituto, è stato quasi imbarazzante. D’accordo che a Bergamo faceva in pratica il trequartista, ma è ingiustificabile essere così superficiale ai margini della propria area e, soprattutto, correre poco e correre male.

I migliori tra i giallorossi sono stati Manolas ed El Shaarawy. Il primo, pur non in condizioni fisiche ottimali, è stato decisivo in almeno quattro occasioni (due nel primo tempo e altrettante nella ripresa), il secondo ha segnato il gol del vantaggio (cross di Under, disturbo di Dzeko su Hysaj, palla che passa e interno destro del piccolo Faraone), ha lavorato sotto la linea della palla e in fase offensiva, quasi da solo, nella ripresa. Bene anche Dzeko che, smarcato da Under, nel primo tempo (35’) ha mancato di pochissimo il raddoppio (bravo Ospina e fondamentale Albiol).

Il Napoli ha giocato come al solito, cioè con un 4-4-2 che ormai è interiorizzato e si avvale di molte varianti. E’ mancata la spinta a destra (Hysaj), Allan ha recuperato meno palloni del solito, mentre Fabian Ruiz ha brillato. Forse, proprio in avvio di gara (7’), è stato troppo altruista (tre avversari saltati e il tiro lasciato a Insigne), ma di certo è un calciatore che sa leggere i diversi momenti della gara. Quando il Napoli ha spinto a più non posso - praticamente per tutta la ripresa - lui ha fatto da appoggio alle sgroppate di Mario Rui che, però, è stato fallace (i cross, come detto, dovevano essere fatti rasoterra).

Per fortuna, e anche con un po’ di casualità (mi riferisco al tiro “sporco” di Callejon), è venuto il gol del pareggio di Mertens. La terza sconfitta - prima interna - avrebbe potuto avere conseguenze letali sulla squadra di Ancelotti. Invece tutto resta in gioco. A Parigi il Napoli ha giocato una grande partita, ma contro la Roma qualcosa è mancato a livello di energie nervose, più che fisiche. Per esempio, dopo il gol subito c’è stato quasi un black-out. Momentaneo certo, ma imprevisto.

Il Napoli è una grande squadra, ma la fatica non è un’opinione.

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IL TABELLINO

Napoli-Roma 1-1 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 14' pt El Sharaawy, 45' st Mertens
Assist: 14' pt Under, 45' st Callejon

Napoli (4-4-2): Ospina, Hysaj (25' st Malcuit), Albiol, Koulibaly, Mario Rui, Callejón, Allan, Hamsik (29' st Zielinski), Fabian, Insigne, Milik (10' st Mertens). All. Ancelotti

Roma (4-2-3-1): Olsen, Kolarov, Juan Jesus, Manolas (29' st Fazio), Santon, De Rossi (42' pt Cristante), Nzonzi, Under (19' st Florenzi), Lo. Pellegrini, El Shaarawy, Dzeko. All. Di Francesco

Arbitro: Massa di Imperia

Ammoniti: 9' st Dzeko (R), 13' st Nzonzi (R), 23' st Manolas (R), 34' st Pellegrini Lo. (R), 34' st Olsen (R)