Signori, Lui è tornato. Non che fosse mai sparito, ma, cert’è, negli ultimi tempi aveva pensato più agli altri che a se stesso. E la cosa, se non l’aveva messo in ombra, questo no, un po’ ne aveva comunque offuscato la grandezza. Lui, “quel bastardo”, aveva detto l’allenatore dell’Eibar forzando onestamente troppo i toni, è uno che in campo sa anche riposarsi. Che di sicuro sa aspettare. Lui. Cioè Leo Messi, chi altro se no? Quel Leo Messi che dopo quattro partite senza gol ne fa quattro in una volta sola (il quinto è del brasiliano Arthur giusto a fine gara) ed è la sesta volta che gli capita nella sua storia con il Barcellona. Lampi di luce e di genialità, com’è nel suo stile. 

Sì, forse con l’età Messi è diventato più egoista, se possibile anche più solista, ma probabilmente tutto questo è solo conseguenza d’una posizione spesso più avanzata. Cert’è, dopo quell’insolita astinenza, l’Imperatore è tornato al gol. Anzi, ai gol. E che gol! Un suggerimento preziosissimo di Rakitic, un tunnel, un dribbling elegante come sempre, il sinistro anticipato sull’uscita di Dmitrovic e palla messa dolcemente in porta. Non solo un gol da ricordare come tanti altri gol di Messi. No. Anche un gol che sveglia la partita. Che scuote e riporta sul prato un Barcellona per un quarto d’ora mezzo addormentato. O, chissà, solo messo in difficoltà dall’Eibar, squadra modesta, certo - non a caso rischia la retrocessione - che però orgogliosamente non ci sta a fare la parte del condannato a morte senza manco provare a ribellarsi a chi gli sta di fronte. 

Già, ma quel “sinistro bastardo” dopo un quarto d’ora cambia tutto. Perché l’Eibar s’arrende? No, perché il Barcellona ritrova là davanti un Messi assai ispirato e probabilmente anche già eccitato dal pensiero dell’imminente trasferta di Champions a Fuorigrotta. Cert’è, dopo quel gol cambia-partita, il Barcellona, padronissimo del campo, cerca sempre e sempre con maggiore insistenza il proprio capitano. Che di sicuro non delude. Altro dribbling (37’) sul limite dell’area, tre difensori incantati, ipnotizzati e sinistro incrociato col pallone spedito nello stesso angolo di prima. 

Così è: il Barcellona e il suo capitano tirano a lucido pensieri e geometrie. E intanto si riprendono anche il primo posto della Liga, sorpassando il Real Madrid sconfitto dal Levante. E senza manco faticare chissà quanto. Perché l’Eibar tranne qualche tenero tentativo di Enrich e di Escalante e un gol annullato a Enrich in avvio (per netto fuorigioco) e un altro nel finale (per un piede dello stesso centravanti troppo vicino alla testa di Piqué), poco esiste; mentre, invece, è una gioia vedere questo Barca che mostra di non avere nella testa né scandali né cattivi pensieri, ma soltanto voglia di successi. 

E poiché no hay dos sin tres, eccolo il terzo gol di Messi. Semplice, stavolta. Praticamente regalato da Tejero, il quale, poveretto, nel tentativo di anticipare Griezmann mette proprio sul suo sinistro il facile pallone per far esplodere ancora il Camp Nou. Tripletta in meno di mezz’ora per Messi. Insomma, non ha storia questo match che però serve al Barcellona anche ben oltre il risultato. Sì, perché era da tempo che questi giovanotti non si divertivano tanto col pallone. Di sicuro mai c’erano riusciti da quando c’è Setien sulla panchina. Come se all’improvviso si fosse ritrovata, questa squadra. E come, se, manco a dirlo, all’improvviso avesse ritrovato anche il suo ispirato capitano. Attento, Napoli: quel Barcellona in difficoltà degli ultimi tempi non c’è più. Sparito. Scomparso. Gattuso avvisato. E anche Zidane avvisato, visto che dopo il Napoli in Champions sarà tempo di Clasico. Ovvero, tempo d’un pezzo di Liga. 

Intanto, tanti saluti e buona fortuna a questo Eibar che, almeno sino a tre minuti dalla fine, nel secondo tempo resiste con onore, fors’anche perché il Barcellona rallenta; fors’anche perché a Umtiti e Vidal vengono negati due gol per fuorigioco; fors’anche perché Messi ricomincia a riposarsi in campo o forse, chissà, perché anche Setien già pensa al Napoli e al Real Madrid e tira via dal campo Busquets per De Jong, Piquet per Umtiti e, alla fine, anche un applauditissimo Griezmann per dare spazio a Martin Braithwaite, arrivato fresco fresco dal Leganes pder rimpiazzare l’infortunato grave Dembélé. 

Ma il Barca è il Barca. E non s’accontenta. Negli ultimi tre minuti della gara, infatti, la squadra di Setien trova pure il modo di strafare. Messi segna ancora: recupera un pallone in area di rigore, dribbla un difensore, mette a sedere il portiere e dichiara il poker. La sua quaterna personale, insomma. La sesta della sua storia al Barcellona. E, fatto singolare, l’ultima, nel 2017 l’aveva segnata proprio alla stessa squadra. Poi giusto alla fine, fa gol anche Arthur. E’ il quinto gol del Barca. Ma è un gol, quello del brasiliano, che nulla toglie e nulla aggiunge alla verità della partita. E la verità è che se in campo c’è Messi, il vero Messi, non c’è avversario che resista.