Levante-Barcellona, i primi della Liga spagnola contro gente del mondo di mezzo della classifica. Non rientra Dembelé nella squadra blaugrana (Valverde lo fa ancora riposare dopo due giornate di squalifica), chissà se delegata dagli dei del calcio e della politica a narcotizzare o a infiammare i suoi sostenitori, in questi giorni di manifestazioni indipendentiste catalane riaccese e subito super-ardenti. Ma si deve anche dire, restando nel recinto del calcio, che questi sono giorni di speciale sofisticata contesa nel gran mondo del pallone, di cui il Barça non solo fa parte, ma di cui è fra i leader storici. Essì, una forte corrente di studiosi e storici e critici, ispirati pare da Jorge Valdano ex campione e scrittore attuale, proclama che nel calcio moderno il dribbling sta scomparendo, che le tattiche, il culto della posizione e dello schema, nonché l’atletismo spinto stanno spegnendo quel football che, nato come show di strada, vedeva il gioco di prestigio per superare l’avversario diretto come parte essenziale dello spettacolo. Se nel tiki-taka del Barcellona di Guardiola si dribblava magari troppo, adesso non si dribbla quasi più. Per questo alla Fifa ci sarebbe chi studia una variante del regolamento, per premiare in qualche modo (ma quale, ma quale?) i gol segnati dopo un certo abbondante numero di passaggi consecutivi, con anche alcuni dribbling ovviamente riusciti. In tempi di tattiche ferree, di lanci lunghi, di verticalizzazioni spinte, la possanza starebbe uccidendo l’arte?

Dibattito aperto e fischio d’inizio di Levante-Barcellona, con i catalani in giallo con banda (tipo sindaco italiano) in rossoblù, visto che la maglia dei padroni di casa è identica a quella blaugrana più famosa. Gioca fra di loro Griezmann dopo due panchine, si dà molto da fare, suo il primo tiro, parato facile, del match, ma il Levante, specie con Bardhi e Campana, tiene bene la scena. Messi è molto ben circondato, poi provvede lui a liberarsi di qualcuno, per la semplice ragione che è spento, innocuo. Più azioni e più tiri del Levante, la difesa del Barcellona mura molto, senza troppi affanni, talora quasi con sussiego, attenta ai movimenti in questi tempi di rigori facili. Comunque Piqué e De Jong sono addirittura sontuosi per disinvoltura. Però davanti Suarez e Vidal baccagliano più che giocare. Quando, col primo tempo che sta finendo, l’arbitro dà un rigore al Barcellona (falletto di piede su un attaccante non proprio in zona-gol) sembra una sorta di riconoscimento di valori più accertati dalla storia che ma sciorinati dalla cronaca di giornata.

Messi realizza, il Levante dovrebbe accasciarsi davanti ai potenti, invece torna in campo e si dà assai da fare. E i nervi salticchiano ai barcellonesi, e Griezmann si fa ammonire da sciocco e al 15’ Campana pareggia: un pallone spedito al centro come tanti altri poi murati, lui però pronto, colpo col piede come con la stecca di biliardo, tiro euclideo. Rachina per Bandhi stremato, Levante in trincea secondo teoria, nella pratica del campo invece Levante ancora avanti: Mayoral dalla lunetta tira come per alleggerire, ne esce un missile di alta precisione, 2 a 1 ed è il 17’. Nessuna possibilità per ter Stegen che da portiere ipnotizzato guarda entrare il pallone, potrebbe persino applaudire e lo capiremmo. E il bello, cioè in catalano il brutto, è che per poco non arriva subito un altro gol del Levante di Paco Lopez: colossale esitazione di un suo attaccante, per fortuna nessun rimorso, l’arbitro gli mette a posto la coscienza fischiando in ritardo un fuorigioco lontano. Ammonito anche Piqué: è il segno forte del Barça in crisi. Valverde tenta il cambio choc, in campo Ansu Fati 17 anni e 2 giorni, il poco più che bimbo ha dei numeri, dà vigore avanti. Peccato che al 23’ il Levante faccia tre, col gol di Radoja, il bel tiro su rimpallo dopo una punizione, e l’aiutino di una deviazione di Sergio.

Barcellona adesso? Barcellona al 29’ con Messi che avanza col pallone incollato al piede, disfa di finte e velocità due avversari, insacca, tutti applaudono il Messi(a) tornato, meno quelli del Var, c’è il fuorigioco di un catalano comunque fuori dall’azione, si sospetta anche un tocchettino rapido di palla con la mano da parte dello stesso Messi. Proteste poche, cavalleria abbastanza, specie nel tirar su l’avversario dopo che lo si è abbattuto, recupero di 4’. Per divertirci proviamo a pensare alla stessa partita, in ogni caso di esito sconvolgente per la Liga, secondo le regole che qualcuno vorrebbe introdurre onde incoraggiare il dribbling: con questo Messi di solito prestigiatore ma stavolta in sonno, vincerebbe comunque il Levante.