Non esiste nessun presupposto logico per cui questo Milan malandato possa pensare di fare risultato domenica prossima in casa della Juventus. Se non ci è riuscito l’anno scorso, complice anche la solita benevolenza arbitrale, non si può pensare che ci riesca quest’anno. Considerando come sta giocando, com’è disunito dentro e fuori dal campo e come ha perso 6 delle 11 partite giocate. A giudicare da questo, domenica sera il Milan non ha speranze. E non lo dico per scaramanzia, ma in modo lucido e analitico.

L’unica cosa a cui ci si può attaccare è la meravigliosa imprevedibilità del calcio. Non ci sono motivi per cui il Milan possa uscire indenne domenica dallo Stadium e questo è proprio il motivo principale per cui può accadere l’impossibile. Il calcio è questo. A volte succedono cose inaspettate e impossibili. Si tratta delle eccezioni per carità. In base alla “regola” questa Juve batte questo Milan 99 volte su 100. Noi tifosi possiamo solo aggrapparci a quell’1%. Possiamo solo sperare nell’irrazionale imprevedibilità del calcio. Ebbene sì, siamo ridotti così. E pensare che 7 anni fa la Juve era nella nostra condizione. Reduce dalla B, da una doppia rivoluzione societaria, da un doppio settimo posto, da numerosi allenatori esonerati e da tanti acquisti sbagliati, con i conti sanguinolenti e svariati aumenti di capitale. Noi ci trovavamo nella condizione esattamente opposta: neo Campioni d’Italia, strapieni di fortissimi giocatori, con bilanci accettabili e fatturati in crescita, eravamo la prima squadra d’Italia e più che mai nel gotha del calcio europeo. In una sola stagione l’azionista di maggioranza della Juve è riuscito a ribaltare tutto e ha cominciare un percorso virtuoso che ha scavato tra noi e loro un baratro. Bravissimi loro, disastrosi noi. Ma hanno dimostrato e ci hanno insegnato che con una proprietà seria, che sa quello che vuole e mette la squadra al centro di un progetto prima economico e poi sportivo, si può fare tutto. Anche sovvertire le gerarchie in un solo anno. Purtroppo però questa rincorsa rossonera per recuperare il terreno clamorosamente perduto in 7 anni, non è nemmeno cominciata. Anzi. La situazione peggiora sempre più sotto tutti i punti di vista.

E quella che sette anni fa era un’appassionante scontro scudetto, domenica diventerà l’ormai abituale sfida tra la prima della classe e una modesta squadra di mezza classifica. Che al 99% uscirà dal campo sconfitta. 7 anni fa Ibra era il nostro condottiero. Adesso lo svedese ci usa solo per farsi pubblicità e trovare un lauto ingaggio per gli ultimissimi mesi di carriera. Al di là di quello che si dice e dei nostri sogni, Ibra non pensa nemmeno lontanamente di tornare al Milan. Certo non in questo Milan. Quindi evitiamo di illuderci anche su questo e continuiamo a vivere questa stagione così. Sperando in qualcosa di irrazionale. Ma l’unica vera nostra speranza dovrebbe essere quella di avere un vero, nuovo, grande proprietario disposto a investire nel Milan e nello sconfinato amore dei suoi tifosi. Quelli veri.